Indonesia:

    Altre mete

    Komodo e Rinca

    Queste due piccole isole strette tra Flores e Sumbawa nella parte orientale di Nusa Tenggara, sono celebri per i loro abitanti a quattro zampe, ossia i pesanti draghi di Komodo: lucertole che vanno da piccoli esemplari di 20 grammi a mostri di 130 kg e che possono essere anche abbastanza ostili. Chi non è delicato di stomaco può assistere allo sfrenato 'spettacolo' del pasto e unirsi a una escursione per l'avvistamento dei draghi a Komodo, anche se queste esperienze possono risultare un po' troppo organizzate. Per un'alternativa più autentica si può andare a Rinca, dove non esistono luoghi deputati al pasto degli animali e avvistare i varani è più difficile. Komodo è una isola collinosa e desolata, mentre la fauna selvatica di Rinca è abbondante e consta di diverse colonie di scimmie, bufali indiani, cervi e aquile. I traghetti arrivano a Komodo da Sape (Sumbawa) e Labhuanbajo (Flores). Per raggiungere Rinca bisogna noleggiare una barca.

    Flores

    I paesi di Nggela, Wolojita e Jopu nell'isola di Flores sono celebri per la tradizionale tessitura degli ikat. Il villaggio baleniero di Lamalera a Lembata, nell'arcipelago di Solor e Alor a est di Flores, è un luogo affascinante per guardare le barche e gli uomini che preparano gli arpioni. Gli abitanti del luogo cacciano le balene per la loro stessa sussistenza e per questo motivo sono esenti dai divieti internazionali.
    I laghi colorati del Keli Mutu sono l'attrazione principale di Nusa Tenggara. Le acque raccoltesi nei tre crateri vulcanici hanno la strana tendenza a cambiare colore: recentemente, per esempio, erano turchese, verde oliva e nero, ma alcuni anni fa sono state verde-blu, marrone e nero. Nessuno è riuscito a spiegare questo fenomeno, salvo supporre che dipenda da vari minerali che si sciolgono nei tre laghi. La leggenda locale vuole che le anime dei morti finiscano nei laghi. L'unico momento della giornata in cui si è sicuri di vedere i laghi dai 1600 m della cresta del cratere vulcanico, è all'alba, prima che scendano le nuvole. I turisti devono percorrere i 13 km di sentiero dal vicino villaggio di Moni e possono camminare, farsi dare un passaggio dai camion o noleggiare una jeep. Se si è tentati di affittare un cavallo, conviene controllare che sia in salute e che abbia la sella.

    Sulawesi

    La maggior parte dei turisti si reca nella splendida zona collinare di Tanatoraja (Sulawesi centro-meridionale) e la piccola città di Rantepao ne accoglie molti. I Toraja che abitano questa regione coltivano il riso, allevano i maiali e i bufali indiani, ma hanno attirato l'attenzione dei turisti grazie alle loro elaborate cerimonie, ai luoghi di sepoltura e alle case tradizionali.
    Di tutte le cerimonie toraja, le più importanti sono legate al passaggio nell'aldilà dei defunti. Senza un rito funerario appropriato, lo spirito del morto è destinato a portare disgrazie alla sua famiglia. I funerali possono durare per molti giorni, coinvolgere centinaia di ospiti e prevedere sacrifici di bufali. Feste, danze e canti sono talvolta accompagnati da combattimenti tra galli, sisemba (tipo di lotta in cui si usano solo i piedi) e persino combattimenti tra bufali, durante i quali gli animali, stimolati dall'inserimento di un peperoncino nel didietro, incrociano le corna e si spingono.
    Se si è invitati a una cerimonia, bisogna vestirsi in modo decoroso, portare dei doni da distribuire e non sedersi nelle zone destinate agli ospiti o alla famiglia. Si possono fare fotografie, ma con ritegno. Il periodo migliore per visitare Rantepao è tra marzo e maggio, anche se la maggior parte dei funerali si volge nella 'stagione delle feste' da luglio a settembre. Luglio e agosto sono i mesi più affollati e i prezzi degli alberghi aumentano.
    La prospera città di Manado (Sulawesi settentrionale) è celebre perché è il luogo di accesso alle meravigliose scogliere coralline al largo della vicina Pulau Bunaken. Ci sono molte possibilità di alloggiare in modo confortevole ed economico a Pulau Bunaken e diverse organizzazioni propongono immersioni, anche se le immersioni di più alto profilo vengono proposte nell'isola di Sulawesi vera e propria. Gran parte del corallo che un tempo cresceva nelle basse acque di Bunaken è stata tragicamente decimata dallo scriteriato traffico marittimo, ma le scogliere più vicine si trovano a breve distanza dalla spiaggia e restano intatte.
    Si possono noleggiare canoe o piccole barche a motore per raggiungere le scogliere più isolate intorno alle vicine isole di Manado Tua, Pulau Siladen e Pulau Mantehage. Un traghetto giornaliero collega Manado a Pulau Bunaken. Le attrazioni non sono solo al largo, Manado, infatti, ha una affascinante cultura con influenze indonesiane, filippine e della California meridionale. Si possono anche provare le interessanti ricette locali (qualcuno è interessato al topo selvatico fritto?) e ammirare spettacolari vulcani.

    Kalimantan

    Se ci si aspetta di vedere Dayaki con il corpo seminudo e tatuato che camminano nelle strade di Balikpapan o Pontianak, si rimarrà delusi, perché le prime cose che si vedranno di Kalimantan, che occupa i due terzi meridionali del Borneo, saranno probabilmente le raffinerie di petrolio e le segherie. La fame di legname e di minerali ha devastato la giungla, che viene abbattuta a velocità allarmante, ha provocato l'inquinamento dei fiumi e mina le culture indigene già scosse dalle intrusioni sociali ed economiche del XX secolo.
    Le immagini tradizionali del Borneo derivano dagli esagerati resoconti dei primi esploratori europei, anche se le storie che circolano intorno ai villaggi dell'interno sono davvero materiale da leggenda - cacciatori di teste tatuati, tribù 'perdute' e animali esotici allo stato brado. Samarinda è il punto migliore da cui partire per effettuare un'affascinante escursione sul fiume a bordo di barcacce, raggiungendo villaggi come Tanjung Isuy, Muara Muntai, Melak (con la sua foresta di orchidee) e Long Iram, anche se purtroppo in alcuni luoghi folle di turisti alla ricerca di una esperienza dayaka 'autentica' pagano a ore per vedere le 'culture primitive'. Il parco nazionale di Tanjung Puting, nel centro del Kalimantan, ospita una grande varietà di flora e fauna, tra cui coccodrilli, panda, orang-utan, scimmie e delfini.
    La città fluviale e equatoriale di Pontianak, nella parte ovest, è da vedere al tramonto, quando le barche in contro luce e lo splendido panorama sul fiume fanno apparire quasi patetici i tramonti su Bali. Bisogna utilizzare i canali per esplorare la città, immergergendosi nella sua atmosfera cino-indonesiana. Di sera, i giovani affollano i barcollanti pontili in legno lungo la sponda meridionale del fiume per far volare enormi aquiloni di carta. Da non perdere anche la moschea reale in legno di Mesjid Abdurrakham e le golette in stile giavanese e sulawese nel porto di Pinisi. Le spiagge intatte di Pasir Panjang sono nelle vicinanze e la città è un ottimo punto di partenza per le escursioni in barca fino a Kapuas.

    Maluku

    Le migliaia di isole dell'arcipelago Maluku (un tempo chiamate le Molucche) sono le leggendarie 'Isole delle spezie', che attirarono Indiani, Cinesi, Arabi e poi Europei alla ricerca di chiodi di garofano, noce moscata e macis che non crescevano in nessun altro luogo del mondo. Oggi queste isole, disperse in un'ampia zona di oceano, offrono uno scenario tropicale con un tocco polinesiano, uccelli esotici, vecchi fortini, splendidi villaggi e spiagge, ottime opportunità di praticare lo snorkelling e le immersioni subacquee e nessuna traccia del turismo di massa o di inquinamento. La maggior parte dei turisti andava ad Ambon, nelle Banda e a Ternate, tutti punti di partenza per visitare una miriade di minuscole isole lontano dagli itinerari turistici consueti. Ma ad Ambon ci sono stati alcuni episodi di violenza nel 1998 e 1999, decine di migliaia di persone sono fuggite e l'isola è uscita dal circuito turistico. Ci vogliono almeno 5 settimane per esplorare le isole in modo approfondito se si viaggia in barca; un minimo di 3 settimane se ci si sposta in aereo. Conviene davvero venire qui buttando via l'orologio prima di arrivare.

    Irian Jaya

    Irian Jaya è una delle ultime aree selvagge del mondo. Confinante con Papua Nuova Guinea, la sua popolazione è culturalmente ed etnicamente collegata a quella di Papua e simile a quella della Melanesia. Questa selvaggia regione, con montagne innevate e foreste di mangrovie, offre il fantastico paesaggio della giungla, ghiacciai equatoriali, numerosi animali allo stato brado e grandi opportunità di praticare il trekking. Tra le attrazioni principali, sono da segnalare la valle di Baliem con la sua cultura davvero unica e i numerosi sentieri per il trekking, Sentani per le escursioni in barca nello splendido lago omonimo, Kota Biak, da cui si accede ai luoghi per le immersioni subacquee. Non bisogna sottovalutare le dimensioni di Irian Jaya e la quantità di tempo e di denaro necessaria per visitarla: non ci sono strade che collegano le città principali e le navi sono lente e irregolari, quindi l'aereo è spesso l'unico modo per spostarsi. L'annessione all'Indonesia, la trasmigrazione e l'insensata attività di produzione di legname e di estrazione di minerali hanno esasperato la popolazione locale: un movimento di guerriglia combatte da quasi 30 anni (v. avvertenza) e bisogna ricordare che è necessario un permesso rilasciato dalla polizia locale per visitare molte zone.

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