Secondo la tradizione locale, gli inizi della storia coreana vengono fatti risalire all'antico stato di Choson, fondato dal mitico eroe Tungune nel 2332 a.C. Gli scienziati credono invece che i primi abitanti della Corea siano arrivati intorno al 30.000 a.C., quando tribù dall'Asia centrale e settentrionale iniziarono a spostarsi nella penisola. Sotto le pressioni continue della Cina, queste tribù si unirono, e formarono un regno nel I secolo d.C. Verso il 700 d.C., il regno coreano di Silla, con i suoi palazzi, le pagode e i giardini, aveva iniziato a lasciare il segno nella cultura del paese e influenzato lo sviluppo di quella giapponese. All'inizio del XIII secolo, tuttavia, i mongoli raggiunsero la Corea riservandole la consueta tattica della terra bruciata. Quando l'impero mongolo crollò, subentrò la dinastia dei Choson e nello stesso periodo fu creata la scrittura coreana.
Nel 1592, il Giappone invase il paese, seguito poco dopo dalla Cina. I sovrani coreani furono cacciati e sostituiti dalla dinastia cinese dei Manchu. La Corea chiuse le porte al resto del mondo e rimase lontana da influenze esterne fino all'inizio del XX secolo, quando il Giappone conquistò la penisola. I giapponesi, che rimasero fino alla fine della seconda guerra mondiale, si dimostrarono governanti particolarmente duri, tanto che il sentimento antinipponico è ancora forte sia nella Corea del Nord sia in quella del Sud. La guerriglia contro gli invasori fu portata avanti perlopiù nelle province settentrionali e nella Manciuria e la gente del nord è tuttora orgogliosa di aver avuto un ruolo così fondamentale nella lotta contro il Giappone.
Dopo il crollo del Giappone nel 1945, il paese venne spartito in due zone d'influenza, sovietica e americana, che portarono alla divisione di fatto del paese lungo la linea del 38° parallelo. In seguito ai disaccordi tra le potenze occupanti, nel 1948 le due zone si trasformarono in due stati, presto sgomberati dalle truppe straniere: nel nord la comunista Repubblica Popolare di Kim Il Sung, a sud la filoamericana Repubblica di Corea, retta dittatorialmente dal presidente Syngman Rhee. La vittoria comunista in Cina incoraggiò i nordcoreani - con il consenso di Stalin - a tentare con la forza l'unificazione dell'intera penisola. Il loro improvviso attacco, nel giugno del 1950, li rese in breve padroni di quasi tutta la Corea del Sud. Gli americani reagirono con decisione e fecero approvare dalle Nazioni Unite l'invio in Corea di un corpo di spedizione internazionale composto quasi esclusivamente da americani. La Cina, sentendosi minacciata, fece intervenire massicci reparti in appoggio ai nordcoreani. I negoziati, aperti nel 1951, portarono all'armistizio nel 1953, che ripristinava le frontiere preesistenti.
Definita talvolta la 'guerra dimenticata', perché scoppiata tra la seconda guerra mondiale e la controversa guerra del Vietnam, la guerra coreana fu selvaggia e brutale. Quando finì, con due milioni di vittime, il Nord era stato quasi completamente raso al suolo dai bombardamenti continui delle forze aeree statunitensi, molto più massicci di quelli inflitti al Giappone o alla Germania durante la seconda guerra mondiale. Kim Il Sung spinse il Nord sul cammino indicato dall'Unione Sovietica, ricorrendo alle epurazioni, ai gulag e anche al culto della personalità del leader, tutto in puro stile sovietico. Nonostante ciò, l'economia della Corea del Nord si sviluppò più rapidamente di quella del Sud nei primi anni, grazie alla nuova ideologia della juche ('fiducia in sé') promossa e propugnata da Kim. La Corea del Nord sviluppò la sua industria pesante sulle fondamenta gettate dai giapponesi e fece balzi in avanti in campo sociale. I nordcoreani poterono usufruire, in alcuni casi per la prima volta, di scuole, cliniche, scorte di alimentari e strutture ricreative e fu loro concesso il diritto al lavoro. La vita migliorava notevolmente per chi non era un nemico di classe.
Il periodo postbellico fu segnato anche da un continuo atteggiamento di rivalsa e un comportamento non esattamente da buoni vicini tra la Corea del Nord e del Sud. Le reciproche critiche e gli insulti erano all'ordine del giorno, mentre gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica erano fermi nelle proprie posizioni, pronti a proteggere i rispettivi alleati. All'inizio degli anni '90, il culto del 'grande leader' era all'apice: il sole sorgeva e calava (letteralmente) per volontà di Kim Il Sung e i suoi ritratti ornavano il petto di ogni nordcoreano. Persino la sua morte, nel 1994, e una carestia diffusa alla fine degli anni '90, non riuscirono a intaccare l'adulazione per il grande capo.
Nel 1994, Kim Il Sung sorprese tutti annunciando che avrebbe congelato il programma nucleare della Corea del Nord e si sarebbe incontrato al vertice con il presidente della Corea del Sud, Kim Young Sam. Il vertice non si tenne mai, poiché Kim Il Sung morì l'8 luglio 1994. Suo figlio, Kim Jong (il 'caro leader') prese le redini del potere e inaugurò un periodo di incertezza anche maggiore. La sensazione generale era che non avesse preso molto dal padre.
Per i sei anni successivi, l'introverso Kim Jong condusse una vita appartata, rifiutandosi d'incontrare capi di stato o qualunque altro dignitario. Iniziarono a filtrare voci secondo le quali il 'caro leader' trascorreva il suo tempo guardando video stranieri e degustando cognac a un ritmo decisamente poco marxista. Nel 1998, per alimentarne il mito, il governo nominò Kim Il Sung (ormai morto da oltre quattro anni) presidente eterno. A Kim Jong fu assegnata la carica di presidente della Commissione di Difesa Nazionale, la seconda per importanza nel paese. Nessuna di queste iniziative, tuttavia, riuscì a risollevare l'economia in crisi o a rimediare alla scarsità di generi alimentari.
L'atteggiamento schivo di Kim Jong e la sua politica isolazionista divennero proverbiali, cosicché l'annuncio che egli avrebbe incontrato il presidente della Corea del Sud, Kim Dae-jung, nel giugno del 2000, fece trasalire gli osservatori asiatici.
Il 29 giugno 2002, diverse navi della Corea del Nord sono entrate nelle acque della Corea del Sud e hanno aperto il fuoco. Durante l'incursione, in una ventina di minuti entrambe le forze in campo hanno subito l'affondamento di un'unità navale. Dopo l'attacco i battelli nordcoreani sono ritornati nelle loro acque.
A causa della diversa interpretazione del confine marino che divide i due paesi, nel giugno del 1999 per più volte unità nordcoreane avevano già oltrepassato le acque territoriali della Corea del Sud, provocando il primo scontro navale fra i due paesi, dopo la fine della guerra del 1950-53.
Le due Coree hanno ripreso a dialogare. La Corea del Nord ha accettato di partecipare ai quattordicesimi giochi asiatici in programma a Busan, in Corea del Sud. Una decisione significativa che ha favorito il disgelo delle relazioni con Seul, dopo che Pyongyang non aveva partecipato ai mondiali di calcio svoltisi in Corea del Sud. Il governo di Seul ha proposto l'apertura di un dialogo militare intercoreano, allo scopo di impedire il ripetersi dello scontro navale del 29 giugno nel Mar Giallo, nel quale perirono cinque marinai sudcoreani e, si stima, tredici nordcoreani.
Nel luglio 2002, la Corea del Nord ha iniziato a riformare l'economia mediante politiche di liberalizzazione del mercato. Il governo ha svalutato la propria moneta, perché il prezzo degli alimentari era aumentato quasi del 50%, e ha quindi elevato gli stipendi.
Parallelamente sono riprese le relazioni ufficiali con il Giappone. Nel settembre 2002, incontrando a Pyongyang il primo ministro Junichiro Koizumi, Kim Iong Il ha presentato scuse formali per il rapimento di dodici cittadini giapponesi durante gli anni '70 e gli anni '80, mentre Koizumi si è impegnato a inviare aiuti economici alla Corea del Nord.
Quello stesso mese, Kim Iong Il ha stupito ancora il mondo annunciando l'apertura di una zona di libero scambio vicino al confine tra il nord-ovest del proprio paese e la Cina. Tale zona a economia speciale sarà gestita in piena autonomia da Yang Bin, un facoltoso uomo d'affari cinese. Queste mosse fanno ritenere che il paese voglia continuare a investire con reciproci scambi nei confronti di Cina, Giappone, Corea del Sud e nazioni occidentali.
Importanti passi avanti nella ripresa del dialogo tra le due Coree sono stati fatti per giungere alla soluzione della crisi nucleare, innescata dopo che il regime di Pyongyang, a metà ottobre, aveva ammesso di perseguire lo sviluppo del proprio arsenale atomico. La Corea del Nord si è assunta la responsabilità di aver violato l'accordo sottoscritto nel 1994, insieme a Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud, col quale si era impegnata a interrompere la ricerca nel campo degli armamenti nucleari. In cambio, un consorzio internazionale avrebbe costruito centrali nucleari civili per risollevare la disastrata economia nordcoreana.
Se il regime di Pyongyang non abbandonerà del tutto il programma di armamenti nucleari, gli Stati Uniti lo sottoporranno al «massimo della pressione internazionale». Il segretario alla Difesa Usa, Donald Rumsfeld, ha espresso la possibilità che Kim Jong Il disponga già di una o due bombe atomiche. Tuttavia il presidente Bush non ha parlato di possibili azioni militari per mettere fine alla minaccia nucleare della Corea del Nord, paese che aveva incluso con Iran e Iraq nel cosiddetto "asse del male" dopo che, durante un test effettuato nel 1998, un missile nordcoreano aveva sorvolato il territorio giapponese.
L'amministrazione USA ha confermato il proprio impegno per risolvere la crisi, purché la penisola coreana sia liberata da armi nucleari, posizione confermata anche dai governi di Cina e Giappone. La Corea del Nord è disponibile a parlare del proprio programma di armamento nucleare a condizione che gli Stati Uniti cessino di trattarla come un nemico.
Con le intimidazioni nucleari, Kim Jong Il intenderebbe ottenere un triplice risultato: sottoscrivere con gli USA un trattato di non aggressione, ricevere consistenti forniture di petrolio greggio, chiedere un nuovo piano di assistenza economica. La popolazione è stremata.
Che Pyongyang non abbia intenzione di sviluppare armamenti atomici è stato ribadito durante gli incontri bilaterali tra le due Coree, iniziati il 22 gennaio 2003, nei quali sono stati affrontati i problemi connessi alla riunificazione e all'avvio di un vero e proprio piano di cooperazione reciproca. Tuttavia, i satelliti spia americani hanno rilevato che ingenti quantitativi di combustibile fissile sono stati trasportati nella centrale di Yongbyon.
Nei mesi successivi, il regime di Kim Jong Il ha minacciato l'invio di missili contro il vicino Giappone, in risposta alla sintonia tra Tokyo e Washington nell'affrontare la crisi irachena; si è dichiarato pronto a respingere attacchi da parte degli USA, allertando le truppe nordcoreane contro qualsiasi azione militare preventiva e ha ammesso, per la prima volta, di essere in possesso della bomba atomica.
La Corea del Nord tenta in questi anni di affacciarsi al libero mercato, ma è ancora lontana dall'approdare a un sistema capitalista. Il regime stalinista di Pyongyang appare sempre più indebolito nei suoi tratti più tradizionali, ma in verità rimane repressivo e brutale nei confronti del popolo, che muore di fame.
Nel 2006 la Corea del Nord ha effettuato un test nucleare.
Nel giugno del 2009 i media della Corea del Sud riportavano che l'intelligence rivelava che il prossimo leader dello stato sarà Kim Jong-un, il figlio minore di Kim Jong-il.
Nel 1592, il Giappone invase il paese, seguito poco dopo dalla Cina. I sovrani coreani furono cacciati e sostituiti dalla dinastia cinese dei Manchu. La Corea chiuse le porte al resto del mondo e rimase lontana da influenze esterne fino all'inizio del XX secolo, quando il Giappone conquistò la penisola. I giapponesi, che rimasero fino alla fine della seconda guerra mondiale, si dimostrarono governanti particolarmente duri, tanto che il sentimento antinipponico è ancora forte sia nella Corea del Nord sia in quella del Sud. La guerriglia contro gli invasori fu portata avanti perlopiù nelle province settentrionali e nella Manciuria e la gente del nord è tuttora orgogliosa di aver avuto un ruolo così fondamentale nella lotta contro il Giappone.
Dopo il crollo del Giappone nel 1945, il paese venne spartito in due zone d'influenza, sovietica e americana, che portarono alla divisione di fatto del paese lungo la linea del 38° parallelo. In seguito ai disaccordi tra le potenze occupanti, nel 1948 le due zone si trasformarono in due stati, presto sgomberati dalle truppe straniere: nel nord la comunista Repubblica Popolare di Kim Il Sung, a sud la filoamericana Repubblica di Corea, retta dittatorialmente dal presidente Syngman Rhee. La vittoria comunista in Cina incoraggiò i nordcoreani - con il consenso di Stalin - a tentare con la forza l'unificazione dell'intera penisola. Il loro improvviso attacco, nel giugno del 1950, li rese in breve padroni di quasi tutta la Corea del Sud. Gli americani reagirono con decisione e fecero approvare dalle Nazioni Unite l'invio in Corea di un corpo di spedizione internazionale composto quasi esclusivamente da americani. La Cina, sentendosi minacciata, fece intervenire massicci reparti in appoggio ai nordcoreani. I negoziati, aperti nel 1951, portarono all'armistizio nel 1953, che ripristinava le frontiere preesistenti.
Definita talvolta la 'guerra dimenticata', perché scoppiata tra la seconda guerra mondiale e la controversa guerra del Vietnam, la guerra coreana fu selvaggia e brutale. Quando finì, con due milioni di vittime, il Nord era stato quasi completamente raso al suolo dai bombardamenti continui delle forze aeree statunitensi, molto più massicci di quelli inflitti al Giappone o alla Germania durante la seconda guerra mondiale. Kim Il Sung spinse il Nord sul cammino indicato dall'Unione Sovietica, ricorrendo alle epurazioni, ai gulag e anche al culto della personalità del leader, tutto in puro stile sovietico. Nonostante ciò, l'economia della Corea del Nord si sviluppò più rapidamente di quella del Sud nei primi anni, grazie alla nuova ideologia della juche ('fiducia in sé') promossa e propugnata da Kim. La Corea del Nord sviluppò la sua industria pesante sulle fondamenta gettate dai giapponesi e fece balzi in avanti in campo sociale. I nordcoreani poterono usufruire, in alcuni casi per la prima volta, di scuole, cliniche, scorte di alimentari e strutture ricreative e fu loro concesso il diritto al lavoro. La vita migliorava notevolmente per chi non era un nemico di classe.
Il periodo postbellico fu segnato anche da un continuo atteggiamento di rivalsa e un comportamento non esattamente da buoni vicini tra la Corea del Nord e del Sud. Le reciproche critiche e gli insulti erano all'ordine del giorno, mentre gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica erano fermi nelle proprie posizioni, pronti a proteggere i rispettivi alleati. All'inizio degli anni '90, il culto del 'grande leader' era all'apice: il sole sorgeva e calava (letteralmente) per volontà di Kim Il Sung e i suoi ritratti ornavano il petto di ogni nordcoreano. Persino la sua morte, nel 1994, e una carestia diffusa alla fine degli anni '90, non riuscirono a intaccare l'adulazione per il grande capo.
Nel 1994, Kim Il Sung sorprese tutti annunciando che avrebbe congelato il programma nucleare della Corea del Nord e si sarebbe incontrato al vertice con il presidente della Corea del Sud, Kim Young Sam. Il vertice non si tenne mai, poiché Kim Il Sung morì l'8 luglio 1994. Suo figlio, Kim Jong (il 'caro leader') prese le redini del potere e inaugurò un periodo di incertezza anche maggiore. La sensazione generale era che non avesse preso molto dal padre.
Per i sei anni successivi, l'introverso Kim Jong condusse una vita appartata, rifiutandosi d'incontrare capi di stato o qualunque altro dignitario. Iniziarono a filtrare voci secondo le quali il 'caro leader' trascorreva il suo tempo guardando video stranieri e degustando cognac a un ritmo decisamente poco marxista. Nel 1998, per alimentarne il mito, il governo nominò Kim Il Sung (ormai morto da oltre quattro anni) presidente eterno. A Kim Jong fu assegnata la carica di presidente della Commissione di Difesa Nazionale, la seconda per importanza nel paese. Nessuna di queste iniziative, tuttavia, riuscì a risollevare l'economia in crisi o a rimediare alla scarsità di generi alimentari.
L'atteggiamento schivo di Kim Jong e la sua politica isolazionista divennero proverbiali, cosicché l'annuncio che egli avrebbe incontrato il presidente della Corea del Sud, Kim Dae-jung, nel giugno del 2000, fece trasalire gli osservatori asiatici.
Il 29 giugno 2002, diverse navi della Corea del Nord sono entrate nelle acque della Corea del Sud e hanno aperto il fuoco. Durante l'incursione, in una ventina di minuti entrambe le forze in campo hanno subito l'affondamento di un'unità navale. Dopo l'attacco i battelli nordcoreani sono ritornati nelle loro acque.
A causa della diversa interpretazione del confine marino che divide i due paesi, nel giugno del 1999 per più volte unità nordcoreane avevano già oltrepassato le acque territoriali della Corea del Sud, provocando il primo scontro navale fra i due paesi, dopo la fine della guerra del 1950-53.
Le due Coree hanno ripreso a dialogare. La Corea del Nord ha accettato di partecipare ai quattordicesimi giochi asiatici in programma a Busan, in Corea del Sud. Una decisione significativa che ha favorito il disgelo delle relazioni con Seul, dopo che Pyongyang non aveva partecipato ai mondiali di calcio svoltisi in Corea del Sud. Il governo di Seul ha proposto l'apertura di un dialogo militare intercoreano, allo scopo di impedire il ripetersi dello scontro navale del 29 giugno nel Mar Giallo, nel quale perirono cinque marinai sudcoreani e, si stima, tredici nordcoreani.
Nel luglio 2002, la Corea del Nord ha iniziato a riformare l'economia mediante politiche di liberalizzazione del mercato. Il governo ha svalutato la propria moneta, perché il prezzo degli alimentari era aumentato quasi del 50%, e ha quindi elevato gli stipendi.
Parallelamente sono riprese le relazioni ufficiali con il Giappone. Nel settembre 2002, incontrando a Pyongyang il primo ministro Junichiro Koizumi, Kim Iong Il ha presentato scuse formali per il rapimento di dodici cittadini giapponesi durante gli anni '70 e gli anni '80, mentre Koizumi si è impegnato a inviare aiuti economici alla Corea del Nord.
Quello stesso mese, Kim Iong Il ha stupito ancora il mondo annunciando l'apertura di una zona di libero scambio vicino al confine tra il nord-ovest del proprio paese e la Cina. Tale zona a economia speciale sarà gestita in piena autonomia da Yang Bin, un facoltoso uomo d'affari cinese. Queste mosse fanno ritenere che il paese voglia continuare a investire con reciproci scambi nei confronti di Cina, Giappone, Corea del Sud e nazioni occidentali.
Importanti passi avanti nella ripresa del dialogo tra le due Coree sono stati fatti per giungere alla soluzione della crisi nucleare, innescata dopo che il regime di Pyongyang, a metà ottobre, aveva ammesso di perseguire lo sviluppo del proprio arsenale atomico. La Corea del Nord si è assunta la responsabilità di aver violato l'accordo sottoscritto nel 1994, insieme a Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud, col quale si era impegnata a interrompere la ricerca nel campo degli armamenti nucleari. In cambio, un consorzio internazionale avrebbe costruito centrali nucleari civili per risollevare la disastrata economia nordcoreana.
Se il regime di Pyongyang non abbandonerà del tutto il programma di armamenti nucleari, gli Stati Uniti lo sottoporranno al «massimo della pressione internazionale». Il segretario alla Difesa Usa, Donald Rumsfeld, ha espresso la possibilità che Kim Jong Il disponga già di una o due bombe atomiche. Tuttavia il presidente Bush non ha parlato di possibili azioni militari per mettere fine alla minaccia nucleare della Corea del Nord, paese che aveva incluso con Iran e Iraq nel cosiddetto "asse del male" dopo che, durante un test effettuato nel 1998, un missile nordcoreano aveva sorvolato il territorio giapponese.
L'amministrazione USA ha confermato il proprio impegno per risolvere la crisi, purché la penisola coreana sia liberata da armi nucleari, posizione confermata anche dai governi di Cina e Giappone. La Corea del Nord è disponibile a parlare del proprio programma di armamento nucleare a condizione che gli Stati Uniti cessino di trattarla come un nemico.
Con le intimidazioni nucleari, Kim Jong Il intenderebbe ottenere un triplice risultato: sottoscrivere con gli USA un trattato di non aggressione, ricevere consistenti forniture di petrolio greggio, chiedere un nuovo piano di assistenza economica. La popolazione è stremata.
Che Pyongyang non abbia intenzione di sviluppare armamenti atomici è stato ribadito durante gli incontri bilaterali tra le due Coree, iniziati il 22 gennaio 2003, nei quali sono stati affrontati i problemi connessi alla riunificazione e all'avvio di un vero e proprio piano di cooperazione reciproca. Tuttavia, i satelliti spia americani hanno rilevato che ingenti quantitativi di combustibile fissile sono stati trasportati nella centrale di Yongbyon.
Nei mesi successivi, il regime di Kim Jong Il ha minacciato l'invio di missili contro il vicino Giappone, in risposta alla sintonia tra Tokyo e Washington nell'affrontare la crisi irachena; si è dichiarato pronto a respingere attacchi da parte degli USA, allertando le truppe nordcoreane contro qualsiasi azione militare preventiva e ha ammesso, per la prima volta, di essere in possesso della bomba atomica.
La Corea del Nord tenta in questi anni di affacciarsi al libero mercato, ma è ancora lontana dall'approdare a un sistema capitalista. Il regime stalinista di Pyongyang appare sempre più indebolito nei suoi tratti più tradizionali, ma in verità rimane repressivo e brutale nei confronti del popolo, che muore di fame.
Nel 2006 la Corea del Nord ha effettuato un test nucleare.
Nel giugno del 2009 i media della Corea del Sud riportavano che l'intelligence rivelava che il prossimo leader dello stato sarà Kim Jong-un, il figlio minore di Kim Jong-il.
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