La Tana della Tigre (Taktshang Goemba)
Taktshang, il più famoso tra i monasteri del Bhutan, è miracolosamente arroccato sul margine di un dirupo a 900 m sopra il fondovalle. Il nome del monastero significa ‘Tana della Tigre’ e fa riferimento a una leggenda secondo la quale Guru Rinpoche sarrebbe volato fino qui aggrappato al dorso di una tigre (una manifestazione della sua consorte Yeshe Tsogyal) per sottomettere il demone della zona, Singey Samdrup. Il guru trascorse i tre mesi successivi qui, in meditazione all’interno di una grotta.Il 19 aprile 1998 un incendio (secondo alcuni doloso) distrusse la struttura principale del goemba con tutti i suoi tesori. Il monastero era già stato sottoposto a restauro dopo un precedente incendio nel 1951. I lavori di ricostruzione, avviati in un giorno considerato propizio dell’aprile 2000, sono costati 130 milioni di ngultrum e l’edificio ricostruito è stato consacrato nuovamente nel 2005 alla presenza del re.
A partire dal 2005 ai turisti è consentito visitare il monastero, ma solo se la guida ha richiesto preventivamente il permesso. Borse e macchine fotografiche devono essere depositate all’ingresso e occorre registrare i propri dati presso il posto militare.
Entrando nel complesso passerete sotto le immagini del Rigsum Goempo (Jampelyang, Chenresig e Channa Dorje). La prima cappella a sinistra è dedicata a Dorje Phagmo, con un’immagine in pietra della dea nascosta in una cavità poco visibile del pavimento. Il chorten all’interno è intitolato a Langchen Pelgyi Tsengay, un discepolo di Guru Rinpoche vissuto nel IX secolo, che meditò nella grotta. Dietro il chorten c’è una sorgente sacra.
Il Guru Lhakhang ha al centro un’immagine di Pema Jungme, una delle otto manifestazioni di Guru Rinpoche. Questa statua sostituisce una celebre immagine 'parlante' andata perduta nell’incendio del 1998. Sulle pareti sono visibili immagini di divinità demoniache con testa di animale, diverse manifestazioni della dea Phurba e del protettore Tseringma (in groppa a un leone delle nevi).
Da qui si scende al Dubkhang, la grotta dove Guru Rinpoche meditò per tre mesi. All'esterno c'è una statua di Dorje Drolo, la manifestazione con cui Rinpoche raggiunse in volo Taktshang. All’interno, dietro una porta dalle magnifiche dorature, vi è un chorten ricolmo di piccoli phurba (simboli della saetta) molto elaborati. Sopra la porta c’è l’immagine di Thangtong Gyalpo che regge catene di ferro. Dipinti murali di Guru Tsengye, ovvero le otto manifestazioni di Rinpoche, adornano le pareti.
Ancora più all’interno del complesso c’è il Guru Tsengye Lhakhang, dove è visibile un’immagine del fondatore del tempio, Gyelse Tenzin Rabgay.
Laya
Laya, all'estremità nord-occidentale del Bhutan, è uno dei villaggi più alti del Bhutan: si trova infatti a 3700 m, sotto all'imponente vetta del Masagang. Qui vive una comunità conosciuta con il nome di Layap, costituita da circa 800 persone che parlano una loro lingua particolare. Le donne del villaggio colpiscono per la loro eleganza e indossano dei particolari cappelli conici in bambù con una punta in bambù fissata per mezzo di fasce decorate con perle. Indossano giacche di lana nera con finiture in argento e lunghe gonne di lana nera con delle strisce in colori naturali. Esse si agghindano con molti gioielli in argento, che spesso comprendono anche una serie di cucchiaini da caffè. Le donne spesso mettono in scena uno spettacolo culturale serale costituito da danze in cerchio accompagnate da canzoni popolari tradizionali dei Layap.Se non disponete di un elicottero, l'unico modo per raggiungere Laya è andarci a piedi. Il passo Laya-Gasa fa parte dello Snowman Trek ('Sentiero dell'Uomo delle Nevi'), uno dei più difficili e faticosi sentieri del mondo.
Sakteng Wildlife Sanctuary
Questa riserva naturale, che occupa 650 kmq, si trova nella zona più a est del regno e ha la peculiarità di essere l'unica riserva al mondo creata appositamente per proteggere l'habitat dello 'yeti', conosciuto in Bhutan con il nome di 'migoi' (uomo forte). Il migoi è diverso dagli yeti trovati (o non trovati) in altre regioni dell'Himalaia. Il suo corpo è ricoperto di peli che possono essere marrone-rossiccio o neri, ma la sua faccia non è pelosa. A quanto pare non ha un buon odore e ha il potere di rendersi invisibile, il che spiega perché sia stato visto soltanto da pochissime persone. Un'altra caratteristica che aiuta questo essere sfuggente e peloso a non farsi vedere è costituita dal fatto che molti esemplari hanno i piedi messi al contrario, il che può confondere chi cerca di seguirne le tracce.Il villaggio, o goemba, di Sakteng è il posto ideale da cui partire per immergersi nella natura selvaggia della riserva. Recatevi a Trashigang, poi percorrete i 60 km che vi separano dal confine del Bhutan orientale (distanza totale da Thimphu: 660 km).
Trashigang
La città di Trashigang, vivace e carina, è un ottimo punto di partenza per visitare la selvaggia zona orientale del regno. Pochi turisti arrivano fino qui, ma se siete disposti a rinunciare alle relative comodità di Thimphu e Paro, e a esplorare questo angolo del paese coperto di foreste, sarà un'esperienza gratificante. È la zona più densamente popolata del Bhutan, ma è anche il retroterra vero e proprio del paese.Gli abitanti di questa zona amano moltissimo alzare il gomito e non è raro vedere gente addormentata sul ciglio della strada per smaltire gli eccessi di una bevuta. Sulla strada che conduce allo dzong, il Gyeltshen Bar è aperto tutti i giorni. Sull'insegna c'è scritto 'bar'; su un lato c'è il disegno di un cowboy, mentre sull'altro c'è un'interpretazione originale di Paperino realizzata da un artista locale. È un buon posto per assaggiare la arra locale e per godersi l'atmosfera (in quest'ordine). Gli abitanti dei villaggi scendono in città in occasione delle festività religiose, ossia il 1°, il 10 e il 15 del mese bhutanese. Dopo aver venduto i loro prodotti, rimangono bloccati dalla arra e fanno il giro di tutti i bar, in classico stile bhutanese.
Fate attenzione! Gli autisti di jeep del posto dicono che se lasciate Trashigang alle 3.30 del mattino non arriverete a Thimphu prima delle 20.30: 17 lunghissime ore, per una prova di resistenza lunga 600 km su e giù per le vallate.
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