Antartide:

    Storia

    A differenza di altre masse terrestri continentali, l'esistenza dell'Antartide fu ipotizzata molto prima della sua scoperta. Infatti, sia Pitagora sia Aristotele ritenevano che il globo terrestre, per eccesso di peso nella parte superiore, si sarebbe sbilanciato sino a rovesciarsi se non ci fosse stata una considerevole massa di terra a equilibrarlo alla base.

    James Cook fu il primo ad attraversare il Circolo Polare Antartico nel 1773 ma circumnavigò l'Antartide senza mai avvistare la terra. Le osservazioni raccolte da Cook sull'enorme popolazione di foche e balene incoraggiarono l'arrivo a frotte di molte imbarcazioni per la caccia di questi animali; queste, in seguito, scoprirono quasi un terzo delle isole a sud dell'Antartide e dell'Oceano Pacifico.

    Nel gennaio 1820 il russo Fabian von Bellingshausen fu il primo ad avvistare l'Antartide. Egli lo descrisse come 'un campo di ghiaccio coperto da piccole colline'. Ma la sua impresa fu presa in considerazione soltanto 120 anni dopo, quando l'Unione Sovietica avanzò le sue rivendicazioni territoriali sull'Antartide.

    Nel 1819 e nel 1822, lo scozzese James Weddell scoprì le Isole Orcadi Australi; nel 1823 egli approdò sull'Isola Saddle, scoprendo una nuova specie di foca (oggi conosciuta come la foca Weddell). A febbraio raggiunse il parallelo di 74° 15' di latitudine sud - nessuno prima di lui si era spinto così a sud - e diede al mare che scoperse il nome di re Giorgio IV; nel XX secolo questo mare è stato ribattezzato Mare di Weddell.

    Il francese Jules-Sébastien-César Dumont d'Urville partì da Tolone nel 1838 nella speranza di raggiungere il Polo Magnetico del Sud (il magnetismo era allora uno dei più grandi enigmi della scienza); il ghiaccio lo fermò molto prima, ma non gli impedì di scoprire (anche se è probabile che i cacciatori di foche fossero già approdati su entrambe) la Terra di Luigi Filippo e l'Isola di Joinville, sulla punta settentrionale della Penisola Antartica. Nel gennaio 1840 egli avvistò finalmente terra, ma lo sbarco sulla terraferma fu impedito da scogliere di ghiaccio a picco sul mare. Finalmente d'Urville approdò su un'isola, a poche centinaia di metri dalla costa, la chiamò Grande Terra meridionale e la pose sotto la sovranità francese.

    Il tenente della marina militare belga Adrien Victor Joseph de Gerlache de Gomery salpò da Punta Arenas, in Cile, nel tardo dicembre 1897. A marzo la sua nave, il Belgica, si trovò bloccata dai ghiacci, e non si mosse per 377 giorni. L'equipaggio mangiò carne di foca e di pinguino per prevenire un'epidemia di scorbuto. A bordo furono organizzati dei giochi elaborati appositamente per scongiurare la pazzia. Nel gennaio 1899 la situazione sembrò precipitare: per un mese l'equipaggio aveva cercato di aprire un varco nel ghiaccio ma quando erano giunti quasi al termine, il vento cambiò direzione, il pack si restrinse e il canale si richiuse nel giro di un'ora. Fortunatamente due settimane più tardi un altro cambiamento improvviso del vento riaprì il canale e il Belgica fu liberato. La spedizione belga dimostrò che potevano essere insediate delle basi permanenti in Antartide e che, con provviste e attrezzature adeguate, l'uomo riusciva a sopravvivere all'inverno antartico.

    Nel 1899, la spedizione diretta da Carsten Egeberg Borchgrevink insediò sul suolo dell'Antartide la prima base permanente, costituita da 2 semplici capanne, 10 uomini, 90 cani da slitta, alcuni kayak per gli spostamenti in mare e una nuova invenzione svedese: il fornello Primus.

    Robert Falcon Scott, capitano del Discovery, salpò dall'Inghilterra nell'agosto 1901. La spedizione da lui diretta attraversò il Circolo Polare Antartico nel gennaio 1902, si fece strada nel Mare di Ross e scoprì la Terra del re Edoardo VII. Gli uomini di Scott sopportarono l'inverno con l'aiuto di energia elettrica fornita da mulini a vento, il loro Royal Terror Theatre e la pubblicazione della prima rivista in Antartide, il mensile South Polar Times.

    Con l'arrivo della primavera il lavoro si fece più duro: Scott e altri due uomini, con 19 cani e 4 slitte cariche di provviste, partirono per il Polo Sud. Nessuno aveva mai sciato o guidato cani da slitta prima di allora e la loro inesperienza era evidente. Nonostante ciò, raggiunsero il parallelo di 82° 16,5' di latitudine sud prima di tornare indietro, ma il viaggio di ritorno fu terribile. I cani, stremati dalla fatica, venivano man mano uccisi e dati in pasto agli altri cani. Quando giunsero alla Discovery scoprirono che la nave di soccorso Morning era arrivata. Scott mandò 8 uomini a casa e trascorse un altro inverno sulla Discovery, lasciando l'Antartide l'estate seguente.

    Il norvegese Roald Gravning Amundsen, che aveva preso parte alla spedizione di de Gerlache in Antartide salpata nel dicembre 1897, partì con la sua nave nel 1910 da Christiana (l'attuale Oslo) con l'intenzione di essere il primo uomo a raggiungere il Polo Nord. Quando gli giunse la notizia che il Polo Nord era già stato conquistato dall'americano Robert Peary, Amundsen cambiò rotta e, benché fosse a conoscenza della spedizione rivale di Robert Scott, si diresse segretamente verso sud. Nell'ottobre 1911, Amundsen e altri 4 uomini partirono dalla base a Ross Ice Shelf e si avviarono verso il Polo. I piani erano meticolosi: Amundsen portò 3 o 4 pezzi di ricambio per ogni oggetto ritenuto indispensabile e impiantò 10 depositi, segnati sulla mappa, e dislocati fino a raggiungere il parallelo di 82° di latitudine sud. Il 14 dicembre 1911 la sua spedizione giunse al Polo Sud, dichiarandolo territorio norvegese. Amundsen lasciò all'interno di una tenda un messaggio indirizzato a Scott.

    Nel frattempo, Scott stava preparando un'altra missione verso il Polo Sud nel tentativo di battere sul tempo Amundsen. Nel novembre 1910, partì dalla Nuova Zelanda con una squadra di 5 uomini. Giunse al Polo Sud il 2 ottobre dell'anno successivo e fece la terribile scoperta che Amundsen era arrivato 23 giorni prima. La delusione di Scott fu cocente e il gruppo riprese la via del ritorno. Due uomini morirono nei primi 2 mesi del viaggio di ritorno e i 3 sopravvissuti continuarono ancora un mese finché, a soli 18 km dalla base, furono definitivamente bloccati dalle pessime condizioni del tempo. L'ultima annotazione sul giornale di Scott porta la data del 29 marzo e i loro corpi congelati furono ritrovati otto mesi più tardi da una spedizione di soccorso.

    Dopo la seconda guerra mondiale soltanto i governi avevano a disposizione i finanziamenti necessari per le spedizioni in Antartide. Nel 1943 la Gran Bretagna iniziò l'occupazione permanente del continente. Nel 1946 fu lanciato lo US Navy Antarctic Project, chiamato anche 'Operation Highjump'. Era il periodo dell'inizio della guerra fredda e queste esercitazioni dovevano servire alle truppe americane per fare esperienza in condizioni meteorologiche polari. Furono impiegati 4700 uomini, 33 aeromobili, 13 navi e 10 trattori cingolati e, per la prima volta in Antartide, furono utilizzate navi rompighiaccio. Nel febbraio 1954, l'Australian Antarctic Research Expeditions (ANARE) fondò la stazione Mawson. Questa fu la prima stazione scientifica permanente e l'unica fuori dalla Penisola.

    L'International Geophysical Year (IGY), che durò dal luglio 1957 al dicembre 1958, riunì le attività di ricerca di 66 nazioni. Come parte di questo programma, 12 paesi (Argentina, Australia, Belgio, Cile, Francia, Giappone, Nuova Zelanda, Norvegia, Sudafrica, Gran Bretagna, Stati Uniti e URSS) impiantarono oltre 40 basi sul continente antartico e altre 20 sulle isole subantartiche. Fu lo spirito di cooperazione internazionale promosso dall'IGY a condurre direttamente alla sottoscrizione dell'Antarctic Treaty, che sin dal 1961 amministra le questioni antartiche.



    L'invenzione norvegese dell'arpione esplosivo nel 1870 rivoluzionò la caccia alla balena e il suo impatto fu sentito nelle acque dell'Antartide come in tutti gli altri mari dove si praticava l'attività. Tra il 1904 e il 1966, quando gran parte della caccia alle balene cessò, si calcola che siano state catturate circa 170.000 balene appartenenti sia alle specie più rare quali la balenottera azzurra e la balenottera franca sia a quelle minori più comuni. E ancora oggi circa 300 esemplari all'anno vengono pescati nei mari dell'Antartide dai giapponesi, che ne vendono la carne per finanziare i loro programmi di ricerche marine (la carne di balena è una prelibatezza della cucina giapponese). In Antartide sono stati trovati depositi di ferro, carbone e di altri minerali ma in quantità e qualità ancora sconosciute. Si suppone che esistano giacimenti di petrolio e gas naturali, ma il loro sfruttamento commerciale sarebbe troppo costoso.

    Sono state firmate tre convenzioni internazionali per proteggere l'Antartide da uno sfruttamento minerario commerciale. La prima, Convention on the Regulation of Antarctic Mineral Resources Activities (CRAMRA), fu firmata nel 1988 da tutti i 26 membri dell'Antarctic Treaty. Ma l'ASOC (Antarctic and Southern Ocean Coalition, un organismo preposto alla tutela dell'ambiente del paese), dopo le riserve espresse dall'Australia e dalla Francia sulla convenzione appena sottoscritta, convinse anche gli altri 24 governi sulla necessità di proibire l'estrazione sia di minerali sia di petrolio e di negoziare un accordo per la protezione dell'ambiente che fosse legalmente vincolante. Il modello per il predetto accordo fu redatto dall'ASOC, vagliato dai governi interessati e pose le basi per la firma, nel 1991, dell'Antarctic Environment Protocol. Infine, la ratifica del Protocol on Environmental Protection to the Antarctic Treaty ha proibito le attività minerarie per cinquant'anni, designando l'Antartide come riserva naturale dedicata alla pace e alla scienza.

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