Oahu:

    Storia

    Condividi

    Sebbene altre isole del vasto arcipelago del Pacifico chiamato Polinesia fossero abitate già intorno al 1000 a.C., fu solo verso il 500 d.C. che qualche gruppo cominciò a insediarsi in modo permanente alle Hawaii. Tra i primi colonizzatori figuravano i tahitiani, che più volte intrapresero il viaggio di 4350 km per condurre persone e provviste nei loro nuovi possedimenti. L’animismo, che già svolgeva un ruolo di spicco sulle isole, divenne ancora più importante nel XII secolo, quando un potente kahuna (sacerdote) introdusse la pratica dei sacrifici umani e un sistema kapu di tabù che contribuì a riconoscere degli attributi divini alla dinastia locale. Il primo europeo a visitare ufficialmente le isole fu James Cook nel 1778, fortunatamente scambiato per il dio delle messi. Un anno dopo, però, tali favori gli vennero negati e Cook fu ucciso nel corso di una disputa con una tribù dell’isola principale delle Hawaii.

    Pressappoco all’epoca dell’infelice visita di Cook, alcuni capi rivali – tra i quali Kamehameha il Grande – si fronteggiarono per avere il controllo dell’arcipelago e dallo scontro uscì vincitore Kamehameha, che in breve tempo conquistò tutte le isole creando il primo regno unito delle Hawaii - al quale Oahu, sconfitta nel 1795, fu l’ultima isola indipendente ad arrendersi. Il nuovo sovrano delle Hawaii si trasferì in un accogliente villaggio chiamato Honolulu nel 1809, per controllare e sviluppare il florido commercio del suo porto assai frequentato dalle navi mercantili. Kamehameha il Grande non era però immortale, nonostante il nome altisonante, e infatti morì dieci anni dopo, quando Honolulu era ormai diventata il centro in continua espansione del commercio hawaiano.

    I primi bar e bordelli di Honolulu aprirono i battenti negli anni ’20 del XIX secolo al servizio degli equipaggi delle baleniere, ma ben presto dovettero fronteggiare le ire dei nuovi arrivati, i missionari. Una moderna eco della strenua lotta morale che derivò da questi contrasti, è la vicinanza della missione protestante al quartiere a luci rosse dell’odierna Honolulu. Molte persone giunte nell’isola con le navi dei missionari rinnegarono tuttavia, in breve tempo, gli affari non secolari, per dedicare la loro attenzione al commercio. Le piantagioni di canna da zucchero furono avviate intorno al 1830 e si affermarono rapidamente come la principale industria delle Hawaii, provocando un massiccio afflusso di immigrati attualmente testimoniato dalla diversità etnica dell’isola.

    Honolulu strappò a Maui il ruolo di capitale del Regno delle Hawaii nel 1845, in seguito a un decreto di Kamehameha III, che istituì inoltre un’assemblea legislativa nazionale (garante, tra l’altro, della libertà religiosa) e resistette al tentativo di ‘invasione’ durato sei mesi da parte di un petulante comandante inglese, a causa di un poco chiaro accordo terriero. I successori di Kamehameha III dovettero far fronte (e in certi casi incoraggiarono) la crescente intrusione negli affari locali da parte di stranieri trasferitisi nell’arcipelago. L’ultimo monarca maschio delle isole fu il re Kalakaua, che compose un inno nazionale e rilanciò alcune tradizioni, come le danze hula, ma si abbandonò anche a comportamenti stravaganti e cedette buona parte del suo potere ai baroni dello zucchero.

    Due anni dopo la morte di Kalakaua, avvenuta nel 1891, un gruppo di uomini di affari americani sottrasse il controllo delle Hawaii alla regina Liliuokalani e dichiarò l’arcipelago una ‘repubblica’. Il presidente americano Grover Cleveland disapprovò in un primo momento il colpo di stato, ma poi non fece nulla per restituire il potere alla dinastia locale e nel 1898 le Hawaii furono formalmente annesse agli USA come ultimo stato della confederazione.

    All’inizio del XX secolo la popolazione indigena era stata decimata dalle malattie portate dagli stranieri e contava solo più 50.000 anime. In questo stesso periodo furono trasferiti nell’isola 70.000 immigrati giapponesi, destinati a lavorare nelle piantagioni di canna da zucchero (e in seguito in quelle di ananas), il che spiega l’elevata percentuale di questa etnia nella popolazione attuale.

    I problemi socio-economici delle Hawaii passarono in secondo piano davanti agli eventi militari della seconda guerra mondiale, e nuovamente dopo che gli aerei da guerra giapponesi bombardarono Pearl Harbor nel 1941 nel corso di un attacco in cui persero la vita più di 2300 soldati americani. Per tutta la seconda guerra mondiale Oahu fu utilizzata come base di comando del Pacifico da parte delle truppe americane, e fu anche teatro della repressione culturale della popolazione giapponese guardata con sospetto dagli americani. Subito dopo la guerra, Oahu attraversò un altro momento di crisi con un tumultuoso sciopero di sei mesi indetto dai sindacati per ottenere contratti più equi per i lavoratori hawaiani: i sindacati vinsero lo scontro e in seguito avviarono un’efficace politica di opposizione ai proprietari terrieri non originari dell’isola. Gli anni ’50 si chiusero con un plebiscito di governo per il quale il 90% degli isolani votò ‘sì’, e le Hawaii divennero quindi il 50Åã stato degli USA il 21 agosto del 1959.

    La sovranità hawaiana è diventata un importante tema politico nei decenni seguenti al plebiscito, sollecitato soprattutto dal fallimento quasi fraudolento di un progetto per la cessione delle terre ai nativi a prezzi di favore e dal centenario della detronizzazione della regina Liliuokalani (celebrato nel 1993; qualche mese dopo, l’allora presidente americano Clinton firmò un formale atto di scusa nei confronti dei primi abitanti delle Hawaii). Molte sono le voci che chiedono una qualche forma di autodeterminazione, e alcuni gruppi di hawaiani auspicano la restaurazione della monarchia mentre altri vorrebbero delle riparazioni finanziarie ai torti subiti dai loro antenati, ma tutti sembrano d’accordo nell’affermare che il modello al quale fanno riferimento è quello di una nazione all’interno di un’altra nazione.

    Articoli correlati


    I migliori piaceri proibiti in viaggio
    Chi non ama concedersi qualche vizio, di tanto in tanto o molto spesso? Ecco una guida ai migliori piaceri proibiti del viaggiatore.
    Leggi l'articolo completo >

    Bagaglio pesante? I nostri consigli per il check-in
    Se hai mai avuto bisogno di ricompattare la tua valigia in un affannoso tentativo di rispettare i limiti al check-in, o se sei tra coloro che indossano otto strati di abiti prima di partire per ridurre il volume del trolley, i consigli che seguono sono per te.
    Leggi l'articolo completo >

    Video degli autori Lonely Planet

    Organizza il viaggio


    pubblicità

    pubblicità



    Link sponsorizzati