L'Olmec, una scultura di pietra che rappresenta un gigante ritrovata nei pressi di Chalchuapa, nella parte occidentale del paese, testimonia la presenza di insediamenti nella regione almeno fin dal 2000 a.C. I resti delle piramidi maya a Tazumal e San Andrés dimostrano invece che questo popolo abitò la parte occidentale del paese per un periodo superiore ai 1000 anni. Tra i popoli che abitarono la parte orientale di El Salvador figurano invece i Chorti, i Lenca e i Pok'omame.
Nel XVI secolo, all'arrivo degli spagnoli, il paese era dominato dai Pipil, un popolo che discendeva da due tribù messicane di lingua nahua, i toltechi e gli atzechi. È probabile che i Pipil siano giunti a El Salvador nell'XI secolo, dopo il crollo della dinastia maya. Questa tribù possedeva una cultura simile a quella atzeca ma con pesanti influenze maya: la loro economia si basava sulla coltivazione del granturco, attività questa praticata in molti centri, e la loro complessa realtà culturale comprendeva attività quali la scrittura in geroglifici, l'astronomia e le scienze matematiche.
Le conquiste spagnole presero il via nel 1525 con Pedro de Alvarado. Nel paese vennero avviate piantagioni di cotone, balsami e indigofere. Nel XVIII secolo le attività agricole attraversarono un periodo particolarmente fiorente, anche se il gruppo che controllava quasi tutto il territorio era costituito soltanto da 14 famiglie europee e i terreni erano coltivati dalla popolazione indigena, ridotta alla schiavitù, e dagli schiavi africani.
Nel 1811 padre José Matías Delgado capeggiò una rivolta contro i dominatori spagnoli che tuttavia fu repressa velocemente. L'anno seguente, l'invasione della Spagna da parte di Napoleone incoraggiò le spinte riformiste: El Salvador ottenne l'indipendenza nel 1821. Tuttavia, ciò non portò ad alcun mutamento nell'amministrazione delle terre coltivabili, e nel 1833 gli indios, capeggiati da Anastasio Aquino, organizzarono una rivolta. Nel 1841, in seguito al dissolvimento della confederazione di stati che comprendeva El Salvador, Costa Rica, Guatemala, Honduras e Nicaragua, El Salvador divenne una nazione sovrana indipendente.
Nella seconda metà del XIX secolo, le tinture sintetiche misero a dura prova le coltivazioni di indigofere, e il caffè divenne la coltivazione più redditizia per l'economia nazionale. Nel XX secolo il 95% delle entrate del paese proveniva dalle esportazioni di caffè ma soltanto il 2% della popolazione beneficiava di questi guadagni. Sebbene poco costanti, le iniziative organizzate dalle classi povere, che costituiscono la maggioranza della popolazione, volte a eliminare le ingiustizie sociali ed economiche furono duramente represse. Il primo movimento popolare di questo tipo seguì il crollo della borsa del 1929, che causò il rapido abbassamento dei prezzi del caffè. Nel gennaio del 1932 Augustín Farabundo Martí, uno dei fondatori del Partito socialista dell'America Centrale, capeggiò una rivolta di contadini e indios. L'esercito rispose uccidendo gli indios e chiunque appoggiasse la rivolta: durante gli scontri morirono 30.000 persone. Martí venne arrestato e fucilato, ma il suo nome viene ricordato dall'FMLN (Frente Martí Liberación Nacional).
Negli anni '60, la debole economia del paese e un alto tasso di sovrappopolazione spinsero centinaia di migliaia di abitanti del Salvador ad attraversare illegalmente il confine con l'Honduras in cerca di un lavoro. Nel 1969, nelle qualificazioni del Campionato del Mondo di calcio del 1970, in occasione della partita nella quale si affrontavano i due paesi, vennero fornite alcune dichiarazioni che testimoniavano i maltrattamenti subiti dai salvadoregni ad opera degli abitanti dell'Honduras. Il grado di rivalità tra i due paesi raggiunse livelli talmente alti che sfociò nell'invasione dell'Honduras da parte del Salvador e nel bombardamento dell'aeroporto del paese. Il conflitto durò appena cinque giorni (è ricordato come 'Football War', la 'guerra del calcio'), ma i rapporti tra i due paesi rimasero apertamente ostili per circa dieci anni.
Negli anni '70 la popolazione, priva di terra da coltivare, versava in condizioni di gravissima povertà e si vedeva costretta ad affrontare problemi di disoccupazione e sovrappopolazione. I partiti politici si divisero in due schieramenti contrapposti e tentarono di conquistare il potere soprattutto con colpi di stato e frodi elettorali. Nel 1972 i militari arrestarono il presidente eletto, che in seguito fu esiliato, e diedero il potere al proprio candidato. La guerriglia si inasprì e il governo rispose con gli 'squadroni della morte', che uccisero, torturarono e rapirono migliaia di salvadoregni.
Nel 1979 una giunta formata da civili e militari rovesciò il governo e annunciò una serie di riforme, che tuttavia non furono mai avviate. Così, i partiti dell'opposizione unirono le proprie forze e fondarono la Federación Democrático Revolucionario, della quale l'FMLN era il gruppo principale. Nello stesso anno la vittoria dei rivoluzionari in Nicaragua convinse molti salvadoregni che la lotta armata era l'unico modo per portare avanti le riforme. L'assassinio del conosciutissimo arcivescovo Oscar Romero, nel 1980, fece scoppiare la rivolta.
I guerriglieri dell'FMLN si assicurarono il controllo delle zone settentrionali e orientali del paese distruggendo ponti, linee elettriche e piantagioni di caffè nel tentativo di far precipitare la situazione economica del paese. L'amministrazione Reagan, spaventata dalla vittoria della rivoluzione socialista in Nicaragua, destinò una grande quantità di fondi al governo di El Salvador, e i militari reagirono decimando la popolazione dei villaggi, fatto che costrinse 300.000 abitanti del paese a lasciare il paese. Nel 1982 il partito di estrema destra ARENA raggiunse il potere e gli squadroni della morte cominciarono a prendere di mira sindacalisti e riformatori agrari.
L'aprile del 1990 vide l'inizio dei negoziati tra il governo e l'FMLN con la mediazione dell'ONU; infine, il 16 gennaio 1992, le due parti firmarono un accordo e accettarono il cessate il fuoco. L'FMLN divenne un partito dell'opposizione e il governo acconsentì a portare avanti alcune riforme tra le quali lo scioglimento degli squadroni della morte, che sarebbero stati sostituiti da un corpo di polizia nazionale composto da civili. Il governo inoltre accettò di ridistribuire la terra tra la popolazione e di indagare sulle violazioni dei diritti dell'uomo. Si calcola che in 12 anni di guerra siano morte circa 75.000 persone, e che il governo degli Stati Uniti abbia donato circa US$6 miliardi al governo salvadoregno per le spese belliche pur essendo a conoscenza delle atrocità commesse dalle forze militari. Nel marzo del 1994 Calderón Sol, membro del partito ARENA, tra accuse di frodi elettorali fu eletto presidente.
Nel marzo del 1997 l'FMLN vinse le elezioni in sei delle 14 circoscrizioni e sembrò incontrare il favore di una percentuale maggiore di abitanti rispetto al partito ARENA. Tuttavia il candidato del partito ARENA, Francisco Guillermo Flores Perez, succedette al presidente Calderon il 1° giugno 1999.
Per stimolare l'economia, nel giugno 2000 El Salvador, insieme al Guatemala e l'Honduras, ha firmato un accordo di libero scambio con il Messico.
Il primo vero problema che Flores si è trovato ad affrontare è stato il terribile terremoto del 13 gennaio 2001, che, con una colata di fango, ha sepolto Las Colinas, un sobborgo di San Salvador abitato prevalentemente dalla classe media, e causato il crollo delle baraccopoli circostanti. Flores aveva rifiutato di dare ascolto ai tentativi degli ambientalisti di bloccare l'ampliamento del quartiere lungo i fianchi sabbiosi e instabili della collina e si può dire che la sua ostinazione ha causato la morte di 1200 persone e ha lasciato senza casa 250.000 individui. La ricostruzione delle zone colpite costerà più della metà del bilancio annuale del paese.
Nonostante siano state attuate alcune riforme previste dal piano di pace, in particolar modo la distribuzione delle terre ai cittadini, molti abitanti del paese ritengono che la situazione attuale non sia migliore di quella precedente alla guerra civile. La disoccupazione, la povertà, la delusione degli ex combattenti e la proliferazione di armi hanno portato a un alto tasso di omicidi: è questo il motivo che ha spinto il 20% della popolazione a trasferirsi all'estero.
Le elezioni della primavera 2004 sono state vinte da Antonio Saca, anch'egli membro del partito Arena, legato a episodi di sangue e violenza durante la guerra civile.
El Salvador è stato il primo paese centroamericano a ratificare il CAFTA (Central American Free Trade Agreement). Ciò nonostante, gli sforzi del presidente Saca per avviare il paese alla liberalizzazione sono contrastati da un’opposizione sempre più radicale, senza dimenticare i gravi problemi interni, come la povertà e la richiesta di terra da parte dei campesinos.
Nonostante gli sforzi, El Salvador rimane uno dei Paesi dell'America Centrale con il tasso di crescita economica più bassa.
Nel XVI secolo, all'arrivo degli spagnoli, il paese era dominato dai Pipil, un popolo che discendeva da due tribù messicane di lingua nahua, i toltechi e gli atzechi. È probabile che i Pipil siano giunti a El Salvador nell'XI secolo, dopo il crollo della dinastia maya. Questa tribù possedeva una cultura simile a quella atzeca ma con pesanti influenze maya: la loro economia si basava sulla coltivazione del granturco, attività questa praticata in molti centri, e la loro complessa realtà culturale comprendeva attività quali la scrittura in geroglifici, l'astronomia e le scienze matematiche.
Le conquiste spagnole presero il via nel 1525 con Pedro de Alvarado. Nel paese vennero avviate piantagioni di cotone, balsami e indigofere. Nel XVIII secolo le attività agricole attraversarono un periodo particolarmente fiorente, anche se il gruppo che controllava quasi tutto il territorio era costituito soltanto da 14 famiglie europee e i terreni erano coltivati dalla popolazione indigena, ridotta alla schiavitù, e dagli schiavi africani.
Nel 1811 padre José Matías Delgado capeggiò una rivolta contro i dominatori spagnoli che tuttavia fu repressa velocemente. L'anno seguente, l'invasione della Spagna da parte di Napoleone incoraggiò le spinte riformiste: El Salvador ottenne l'indipendenza nel 1821. Tuttavia, ciò non portò ad alcun mutamento nell'amministrazione delle terre coltivabili, e nel 1833 gli indios, capeggiati da Anastasio Aquino, organizzarono una rivolta. Nel 1841, in seguito al dissolvimento della confederazione di stati che comprendeva El Salvador, Costa Rica, Guatemala, Honduras e Nicaragua, El Salvador divenne una nazione sovrana indipendente.
Nella seconda metà del XIX secolo, le tinture sintetiche misero a dura prova le coltivazioni di indigofere, e il caffè divenne la coltivazione più redditizia per l'economia nazionale. Nel XX secolo il 95% delle entrate del paese proveniva dalle esportazioni di caffè ma soltanto il 2% della popolazione beneficiava di questi guadagni. Sebbene poco costanti, le iniziative organizzate dalle classi povere, che costituiscono la maggioranza della popolazione, volte a eliminare le ingiustizie sociali ed economiche furono duramente represse. Il primo movimento popolare di questo tipo seguì il crollo della borsa del 1929, che causò il rapido abbassamento dei prezzi del caffè. Nel gennaio del 1932 Augustín Farabundo Martí, uno dei fondatori del Partito socialista dell'America Centrale, capeggiò una rivolta di contadini e indios. L'esercito rispose uccidendo gli indios e chiunque appoggiasse la rivolta: durante gli scontri morirono 30.000 persone. Martí venne arrestato e fucilato, ma il suo nome viene ricordato dall'FMLN (Frente Martí Liberación Nacional).
Negli anni '60, la debole economia del paese e un alto tasso di sovrappopolazione spinsero centinaia di migliaia di abitanti del Salvador ad attraversare illegalmente il confine con l'Honduras in cerca di un lavoro. Nel 1969, nelle qualificazioni del Campionato del Mondo di calcio del 1970, in occasione della partita nella quale si affrontavano i due paesi, vennero fornite alcune dichiarazioni che testimoniavano i maltrattamenti subiti dai salvadoregni ad opera degli abitanti dell'Honduras. Il grado di rivalità tra i due paesi raggiunse livelli talmente alti che sfociò nell'invasione dell'Honduras da parte del Salvador e nel bombardamento dell'aeroporto del paese. Il conflitto durò appena cinque giorni (è ricordato come 'Football War', la 'guerra del calcio'), ma i rapporti tra i due paesi rimasero apertamente ostili per circa dieci anni.
Negli anni '70 la popolazione, priva di terra da coltivare, versava in condizioni di gravissima povertà e si vedeva costretta ad affrontare problemi di disoccupazione e sovrappopolazione. I partiti politici si divisero in due schieramenti contrapposti e tentarono di conquistare il potere soprattutto con colpi di stato e frodi elettorali. Nel 1972 i militari arrestarono il presidente eletto, che in seguito fu esiliato, e diedero il potere al proprio candidato. La guerriglia si inasprì e il governo rispose con gli 'squadroni della morte', che uccisero, torturarono e rapirono migliaia di salvadoregni.
Nel 1979 una giunta formata da civili e militari rovesciò il governo e annunciò una serie di riforme, che tuttavia non furono mai avviate. Così, i partiti dell'opposizione unirono le proprie forze e fondarono la Federación Democrático Revolucionario, della quale l'FMLN era il gruppo principale. Nello stesso anno la vittoria dei rivoluzionari in Nicaragua convinse molti salvadoregni che la lotta armata era l'unico modo per portare avanti le riforme. L'assassinio del conosciutissimo arcivescovo Oscar Romero, nel 1980, fece scoppiare la rivolta.
I guerriglieri dell'FMLN si assicurarono il controllo delle zone settentrionali e orientali del paese distruggendo ponti, linee elettriche e piantagioni di caffè nel tentativo di far precipitare la situazione economica del paese. L'amministrazione Reagan, spaventata dalla vittoria della rivoluzione socialista in Nicaragua, destinò una grande quantità di fondi al governo di El Salvador, e i militari reagirono decimando la popolazione dei villaggi, fatto che costrinse 300.000 abitanti del paese a lasciare il paese. Nel 1982 il partito di estrema destra ARENA raggiunse il potere e gli squadroni della morte cominciarono a prendere di mira sindacalisti e riformatori agrari.
L'aprile del 1990 vide l'inizio dei negoziati tra il governo e l'FMLN con la mediazione dell'ONU; infine, il 16 gennaio 1992, le due parti firmarono un accordo e accettarono il cessate il fuoco. L'FMLN divenne un partito dell'opposizione e il governo acconsentì a portare avanti alcune riforme tra le quali lo scioglimento degli squadroni della morte, che sarebbero stati sostituiti da un corpo di polizia nazionale composto da civili. Il governo inoltre accettò di ridistribuire la terra tra la popolazione e di indagare sulle violazioni dei diritti dell'uomo. Si calcola che in 12 anni di guerra siano morte circa 75.000 persone, e che il governo degli Stati Uniti abbia donato circa US$6 miliardi al governo salvadoregno per le spese belliche pur essendo a conoscenza delle atrocità commesse dalle forze militari. Nel marzo del 1994 Calderón Sol, membro del partito ARENA, tra accuse di frodi elettorali fu eletto presidente.
Nel marzo del 1997 l'FMLN vinse le elezioni in sei delle 14 circoscrizioni e sembrò incontrare il favore di una percentuale maggiore di abitanti rispetto al partito ARENA. Tuttavia il candidato del partito ARENA, Francisco Guillermo Flores Perez, succedette al presidente Calderon il 1° giugno 1999.
Per stimolare l'economia, nel giugno 2000 El Salvador, insieme al Guatemala e l'Honduras, ha firmato un accordo di libero scambio con il Messico.
Il primo vero problema che Flores si è trovato ad affrontare è stato il terribile terremoto del 13 gennaio 2001, che, con una colata di fango, ha sepolto Las Colinas, un sobborgo di San Salvador abitato prevalentemente dalla classe media, e causato il crollo delle baraccopoli circostanti. Flores aveva rifiutato di dare ascolto ai tentativi degli ambientalisti di bloccare l'ampliamento del quartiere lungo i fianchi sabbiosi e instabili della collina e si può dire che la sua ostinazione ha causato la morte di 1200 persone e ha lasciato senza casa 250.000 individui. La ricostruzione delle zone colpite costerà più della metà del bilancio annuale del paese.
Nonostante siano state attuate alcune riforme previste dal piano di pace, in particolar modo la distribuzione delle terre ai cittadini, molti abitanti del paese ritengono che la situazione attuale non sia migliore di quella precedente alla guerra civile. La disoccupazione, la povertà, la delusione degli ex combattenti e la proliferazione di armi hanno portato a un alto tasso di omicidi: è questo il motivo che ha spinto il 20% della popolazione a trasferirsi all'estero.
Le elezioni della primavera 2004 sono state vinte da Antonio Saca, anch'egli membro del partito Arena, legato a episodi di sangue e violenza durante la guerra civile.
El Salvador è stato il primo paese centroamericano a ratificare il CAFTA (Central American Free Trade Agreement). Ciò nonostante, gli sforzi del presidente Saca per avviare il paese alla liberalizzazione sono contrastati da un’opposizione sempre più radicale, senza dimenticare i gravi problemi interni, come la povertà e la richiesta di terra da parte dei campesinos.
Nonostante gli sforzi, El Salvador rimane uno dei Paesi dell'America Centrale con il tasso di crescita economica più bassa.
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