Sudan:

    Storia

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    Il Sudan oggi occupa i luoghi che in passato videro la nascita della civiltà della Nubia, precedente persino a quella degli antichi Egizi. I faraoni, gli imperi locali come quello di Kush e una serie di regni cristiani indipendenti si contesero il potere per secoli, ma nel XV secolo d.C. i Mammalucchi (i turchi che governavano l’Egitto) riuscirono a sfondare le formidabili difese della Nubia e ad imporre il predominio dell’Islam su tutta la regione. Nel XVI secolo, il regno di Funj era già diventato un potente stato mussulmano e Sennar, a 200km a sud della moderna Khartoum, uno dei maggiori centri commerciali dell’Africa islamica.

    Nel 1821 il vicerè d’Egitto, Mohammed Ali, conquistò il nord del Sudan e aprì il sud alla tratta degli schiavi, decisione che ebbe risultati devastanti. Nel giro di pochi decenni, anche l’Inghilterra incominciò ad interessarsi al Sudan con l’obiettivo di controllare il Nilo, contenere l’espansione della Francia, che si stava muovendo da ovest, e incorporare il sud del paese in una federazione di stati dell’Africa orientale sotto il suo controllo. L’intrusione europea, e in particolar modo lo zelo dei missionari cristiani che l’accompagnava, provocò risentimento in molti sudanesi di fede mussulmana.

    La rivolta scoppiò nel 1881, quando il leader religioso Mohammed Ahmed si autoproclamò ‘Mahsi’, ovvero colui che, secondo la tradizione mussulmana, avrebbe liberato il mondo dal male. Quattro anni più tardi, Ahmed riuscì a liberare Khartoum dal Generale Gordon, il governatore nominato dall’Inghilterra, e il paese rimase sotto il controllo dei Mahdisti fino al 1898, quando furono tutti massacrati appena fuori Omdurman da Lord Kitchener e le sue armate anglo-egiziane. In seguito, gli inglesi imposero l’accordo anglo-egiziano di condominio sul Sudan, rendendolo così a tutti gli effetti una colonia inglese.

    Il Sudan ottenne l’indipendenza nel 1956; il sud, però, spinto dalla delusione per il mancato accoglimento delle sue richieste di autonomia ben presto si ribellò, trascinando così il paese in una sanguinosa guerra civile che sarebbe durata per 16 anni. Il Generale Ibrahim Abboud ignorò senza esitazione i vincitori delle prime elezioni post-indipendenza, cosa che influenzò senza dubbio l’andamento degli anni successivi. Da quel momento in poi la guerra nel sud del paese, momentanei exploit democratici e colpi di stato militari sono stati presenze costanti nel panorama politico sudanese.

    Nel 1969 il Colonnello Jaafar Nimeiri assunse il potere e riuscì a mantenerlo per ben sedici anni, scampando a numerosi colpi di stato e apportando molti cambiamenti repentini alla sua politica per aggirare gli avversari e tenersi buoni i sostenitori. La sua decisione più importante fu quella di firmare l’Accordo di Addis Abeba del 1972 che, garantendo una certa autonomia alle provincia del sud, fermò la guerra civile per più di un decennio.

    Nel 1983, la pressione esercitata dai partiti islamici spinse Nimeiri a stracciare il trattato di autonomia e ad imporre in tutto il paese la sharia, la legge islamica. Gli effetti che questa decisione avrebbe avuto sulle popolazioni del sud, di fede non mussulmana, erano facilmente prevedibili e infatti le ostilità rispesero quasi immediatamente. Il comandante dell’esercito John Garang disertò per formare il Movimento e l’Esercito Popolare di Liberazione del Sudan (SPLM/A), che presto ottenne il controllo di quasi tutto il sud.

    Nimieri fu deposto nel 1985 e subito rimpiazzato da Sadiq al-Mahdi, che era stato presidente già dal 1965 al 1969. Nel giugno 1989 ad impadronirsi del potere fu l’attuale presidente, il Generale Omar Hassan Ahmad al-Bashir, ma ad essere visto dai più come il vero governante era il leader nazionalista del Fronte Nazionale Islamico (NIF), Hassan al-Turabi. L’impronta di fondamentalismo belligerante che caratterizzava il governo, i conflitti per motivi di confine con metà dei suoi vicini e la presunta complicità nel tentato assassinio del presidente egiziano nel 1995 inizialmente costarono al Sudan tutti i suoi alleati regionali. Nell’agosto del 1998, alcuni missili statunitensi colpirono una fabbrica farmaceutica di Khartoum erroneamente collegata ad Osama bin Laden e al programma iracheno di costruzione di armi chimiche; da allora le relazioni tra Sudan e Stati Uniti sono molto tese, con sanzioni quasi sempre in vigore.

    Il 1999 fu un anno di svolta nella politica sudanese: a dicembre, il Presidente al-Bashir sciolse il parlamento, sospese la costituzione e impose lo stato di emergenza per tre mesi, il tutto a causa di una lotta di potere interna con Al-Turabi.

    Le successive elezioni del dicembre 2000 furono boicottate dai partiti di opposizione, che permisero ad al-Bashir di ottenere una facile vittoria, e nel 2001 al-Turabi, insieme a molti altri membri del suo partito, fu arrestato dopo aver firmato un accordo con l’SPLM/A. Nel frattempo, in Kenya si tennero innumerevoli colloqui di pace con il sud che però non portarono a nulla, il governo fu accusato di sfollare di proposito probabili terreni petroliferi e il conto delle morti dovute alle guerre interne raggiunse quasi i 2 milioni.

    Dalla fine del 2001, però, la situazione generale del Sudan sembra in via di miglioramento. L’economia si è stabilizzata e sono stati sottoscritti numerosi accordi per garantire il cessate il fuoco nel sud; si sta inoltre cercando di risolvere in modo pacifico il problema della demarcazione dei confini attraverso una serie di colloqui democratici

    Nel luglio 2002, è stato firmato un accordo per il cessate il fuoco tra le fazioni in lotta che ha portato al Comprehensive Peace Agreement del 2005, con il quale si è proposto un referendum per votare l’indipendenza del sud (previsto per il 2008) e la creazione di un governo condiviso tra Bashir e l’SPLM con sede a Khartoum. Purtroppo però John Garang è morto in un incidente con il suo elicottero poco dopo la firma di questo accordo e il suo successore Salva Kiir (diventato vice-presidente del Sudan e presidente del Sudan del Sud) non si è dimostrato altrettanto efficiente nel mantenere l’accordo di pace di Khartoum.

    Parallelamente agli eventi nel sud, nel 2004 una rivolta in Darfur ha spinto l’esercito a muoversi e ha creato una fiumana di rifugiati che si è riversata in Chad. Poco dopo, un resoconto dell’ONU ha reso noto che alcune milizie arabe e i janjaweed sponsorizzati dal governo da tempo stavano sistematicamente uccidendo gli abitanti dei villaggi africani, grazie anche al supporto aereo dell’esercito sudanese.

    Un accordo firmato nel 2004 ha messo fine alla guerra nel sud che durava da vent’anni; questo fatto è stato però messo in ombra dagli sviluppi della situazione in Darfur, che già dal settembre di questo stesso anno gli Stati Uniti hanno incominciato a definire ‘genocidio’.

    I contingenti di pace dell’Unione Africana mandati nel Darfur sono riusciti a mala pena a monitorare la situazione e quindi non sono riusciti ad imporre la pace nella zona. Questa crisi, che ha creato più di un milione di rifugiato e decine di migliaia di morti, persiste ancora oggi e ci sono pochissime speranze di vederla risolta in tempi brevi.

    Dopo un periodo caratterizzato da numerose manifestazioni a sostegno del Presidente Bashir (incriminato il 4 marzo 2009 dalla Corte Penale Internazionale) la situazione nella capitale è tornata nuovamente alla calma. In generale, nel Paese si continua a respirare un clima di tensione, dovuta alle criticità esistenti per quanto riguarda l’implementazione dell’Accordo di pace tra Nord e Sud Sudan (CPA), nonché alla crisi in Darfur. In quest’ultima regione, rimane alto il livello di tensione tra Sudan e Ciad e si registrano inoltre frequenti episodi di banditismo, anche a danno di operatori umanitari.

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