Repubblica Democratica del Congo:

    Storia

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    Quando Laurent Kabila, verso la metà del 1997, rovesciò la trentennale dittatura dell’autocratico Mobutu, la popolazione accolse la notizia con ottimismo. Per 32 anni, il despota Mobutu aveva saccheggiato le già povere risorse del paese, ammassando favolose ricchezze per sé e per la propria famiglia con la benevola complicità dell'occidente, in particolare di Francia, Belgio e Stati Uniti.

    Ma Kabila, che rinominò lo Zaire Repubblica Democratica del Congo, rendendogli il nome assunto all'indomani dell’indipendenza (ottenuta dal Belgio nel 1960), non si rivelò molto diverso dal suo predecessore: mise fuorilegge i partiti dell’opposizione e censurò la stampa, senza far nulla per cambiare la tragica situazione di povertà in cui versava, e versa tuttora, il paese. Ben presto fu possibile individuare nel suo governo il maggior ostacolo al processo di pace. Kabila reggeva il timone da pochi mesi e la Repubblica Democratica del Congo era di nuovo ripiombata nella guerra civile.



    All’inizio di agosto del 1998, gruppi di ribelli avversi a Kabila (spalleggiati dall’Uganda e dello Ruanda, ex-alleati del dittatore) presero il controllo di alcune città situate in posizione strategica sulla frontiera orientale e mossero alla conquista della capitale, Kinshasa. Dalla parte di Kabila militavano alcune frange delle forze armate dell’Angola e dello Zimbabwe. Il pericolo venne da molto vicino, perché nel gennaio 2001 Kabila fu assassinato da una delle sue guardie del corpo.

    Il figlio del despota, il generale maggiore Joseph Kabila, prese il potere e, a differenza del padre, manifestò la volontà di cercare soluzioni ai problemi del paese. Un primo passo fu fatto nell'aprile 2001, con il ritiro parziale delle truppe dello Zimbabwe (filo-governative) e dell'Uganda (favorevoli ai ribelli). Subito dopo interevennero le forze di pace delle Nazioni Unite che, con l'aiuto delle inquietanti milizie locali, tentarono di assicurare il regolare sviluppo del processo di normalizzazione. Alcuni investimenti esteri nel paese fecero sperare nel buon esito delle operzioni.



    Nel dicembre 2002 il governo e i gruppi ribelli hanno firmato un trattato di pace e nell’aprile del 2003 è stata stilata la nuova costituzione. Sul cammino del governo di transizione, istituito per completare il processo di pace, rimangono molti ostacoli. Alcuni osservatori ritengono che la presenza ininterrotta delle truppe ugandesi nel paese non sia dovuta alla necessità di lottare contro i ribelli, ma al desiderio di controllare i giacimenti di oro e diamanti e la produzione di legname, risorse di cui il paese è ricco. Gruppi di ribelli rivali lottano per il controllo dei depositi di tantalite, minerale importante per l’industria della telefonia mobile. Viene da pensare che i paesi occidentali non richiedano molte credenziali ai propri fornitori.



    Anni di guerra e innumerevoli massacri hanno lasciato il Congo in una situazione disastrosa e parlare di sicurezza è fuori luogo. Dopo la guerra, poco resta delle infrastrutture del paese, già inadeguate prima del conflitto. Riguardo ai danni alle persone, si stima che le armi abbiano ucciso finora 2 milioni e mezzo di persone. Secondo le ONG, nella Repubblica Democratica del Congo è in atto la più grave crisi umanitaria mondiale: 16 milioni di persone soffrirebbero a causa di malattie e carestie e 2 milioni sarebbero i profughi. Una miseria alla quale si è aggiunta, nel gennaio del 2002, l’eruzione del vulcano Nyiragongo, situato nei pressi della città di Goma. L'eruzione ha fatto alcune vittime, distrutto ciò che restava delle infrastrutture locali e spingendo migliaia di persone a cercare rifugio in Ruanda.



    Negli ultimi mesi, nuove tensioni hanno condotto la Repubblica Democratica del Congo ad un soffio da un nuovo conflitto con il Ruanda. La posta in gioco è la resa dei conti mai chiusi dalla fine della guerra civile 1998-2002.



    Problemi di tale entità rendono impensabile una visita in questo paese, almeno per ora. Nell'estate del 2005 il presidente Joseph Kabila ha annunciato che procederà al disarmo forzato dei gruppi ribelli che si trovano soprattutto nell'est del paese. La decisione fa parte di una serie di misure annunciate da Kabila per accelerare il processo di transizione verso istituzioni democratiche.

    La situazione della sicurezza e dell'ordine pubblico è precaria, quella politica permane fluida e non è possibile escludere lo scoppio, anche improvviso, di nuove tensioni nel Paese. Gli episodi di microcriminalità, anche violenta, sono diffusi.

    Negli ultimi tempi non cessano gli scontri armati tra esercito regolare e milizie ribelli nel Nord e Sud Kivu.

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