Il periodo migliore in assoluto per visitare il Mali è il mese di novembre, prima del caldo torrido che esplode a marzo e dopo la stagione delle piogge. Le escursioni sul Niger sono anch'esse fattibili a novembre poiché il livello del fiume è tale da consentire la navigazione ai battelli che trasportano i passeggeri, mentre in dicembre e gennaio l'acqua è molto bassa e le gite sul fiume si riducono spesso al trasbordo da un banco di sabbia all'altro, quando non vengono annullate del tutto. Novembre, però, è anche il periodo di massimo afflusso turistico, quindi, se preferite sacrificare qualche comodità a favore di un viaggio tranquillo, dovreste scegliere il mese di dicembre quando, tra l'altro, a Diafarabé ha luogo il passaggio del bestiame attraverso il fiume. In realtà, qualunque momento da ottobre a febbraio inoltrato è adatto al viaggio in Mali, mentre la stagione torrida tra marzo e maggio andrà bene esclusivamente per i masochisti.
Feste e manifestazioni
L'evento più importante del calendario del Mali è il passaggio del bestiame a Diafarabé, che ha luogo ogni anno a dicembre secondo una tradizione di centosessant'anni fa: in questo periodo la cittadina si appresta a fronteggiare l'improvviso afflusso di pastori e armenti che convergono sulle sponde del fiume. È un momento di grandi feste e celebrazioni perché i pastori si riuniscono finalmente ad amici e familiari dopo aver trascorso mesi e mesi nel deserto. I capi e gli anziani si radunano prima del grande evento e dispongono la sequenza di attraversamento del fiume in base alle regole dettate dalla tradizione; il bestiame viene poi condotto sui prati dell'altra sponda, che sono sempre più verdi (in senso proverbiale e letterale).
I Dogon sono celebri per le loro maschere che, durante i cinque giorni di aprile in cui ha luogo la Fête des Masques, vengono sfoggiate in gran numero per compiere rituali millenari. Il rito più famoso è il Sigui, che si celebra soltanto una volta ogni sessant'anni ed è probabilmente connesso al calendario agricolo dei Dogon. Questo calendario ha uno strano risvolto mistico, poiché pare che si basi sui cicli orbitali di una stella nana bianca, invisibile a occhio nudo e scoperta soltanto negli anni '60 del XX secolo grazie a un potentissimo telescopio: eppure i Dogon la utilizzavano già da più di un millennio come indicatore stagionale.
I Dogon sono celebri per le loro maschere che, durante i cinque giorni di aprile in cui ha luogo la Fête des Masques, vengono sfoggiate in gran numero per compiere rituali millenari. Il rito più famoso è il Sigui, che si celebra soltanto una volta ogni sessant'anni ed è probabilmente connesso al calendario agricolo dei Dogon. Questo calendario ha uno strano risvolto mistico, poiché pare che si basi sui cicli orbitali di una stella nana bianca, invisibile a occhio nudo e scoperta soltanto negli anni '60 del XX secolo grazie a un potentissimo telescopio: eppure i Dogon la utilizzavano già da più di un millennio come indicatore stagionale.
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