Liberia:

    Storia

    La Liberia nacque a metà del XIX secolo dall'unione di due colonie private statunitensi di schiavi negri affrancati. La prima di queste colonie, Monrovia, si proclamò Repubblica indipendente nel 1847 con il nome di Liberia. La seconda si unì alla precedente nel 1857. Da subito fu chiara la predominanza dell'elemento nero-americano su quello autoctono: la Costituzione fu stilata su modello di quella statunitense, l'inglese venne adottato come lingua ufficiale, il protestantesimo fu imposto come religione di stato; la popolazione indigena fu sostanzialmente esclusa dalla vita politica e pubblica.



    Nel corso del 1800 e nei primi anni del 1900 la Liberia divenne di fatto una dipendenza economica degli Stati Uniti, che ne sfruttavano principalmente le estese piantagioni di caucciù. Anche dopo la seconda guerra mondiale il panorama non subì sostanziali modifiche, e inoltre la Liberia divenne uno dei principali "paradisi fiscali" del mondo, concedendo l'uso della propria bandiera a flotte mercantili private.



    Dal 1980 ebbe inizio la serie di sanguinosi conflitti che portarono a un susseguirsi di attentati e massicce detenzioni ed esecuzioni. Questi conflitti interni si possono ricondurre a due precise realtà. In primo luogo il contrasto tra Americo-Liberiani e indigeni, risoltosi con il colpo di stato del 1980 che abrogò la Costituzione e affidò la gestione politica a un Consiglio di redenzione popolare, caratterizzato dal tentativo delle famiglie con ascendenze statunitensi di tornare ad acquisire il predominio politico, oltre che economico; decisivo in questo conflitto fu l'intervento di Charles Taylor, della stirpe Americo-liberiana, che intervenne nella contesa con il suo gruppo di ribelli armati. La seconda situazione, fertile terreno per le lotte intestine, fu proprio il conflitto tra i gruppi etnici indigeni: la tribù Kran, a cui apparteneva S. Doe, capo delle Forze Armate di Liberia (Armed Forces of Liberia - AFL), cioè quello che inizialmente era l'esercito nazionale, e le tribù del nord Gio e Mano.



    La situazione sembrò stabilizzarsi nell'agosto del 1996, quando venne firmato un trattato di pace in Nigeria (accordo peraltro probabilmente determinato da questioni di profitto legate ai giacimenti di oro e diamanti del paese piuttosto che dalla volontà di pace). Le elezioni presidenziali indette nel luglio 1997 videro la vittoria di C. Taylor e del suo National Patriotic Front of Liberia (NPFL): l'ampio consenso, pari al 75%, fu determinato anche dalla volontà popolare di svincolarsi dalla spietata crudeltà del regime del gruppo etnico Kran di S. Doe. Questa vittoria venne interpretata dagli osservatori come il ripristino del potere Americo-Liberiano e generò grandi aspettative; tuttavia ancora due anni dopo l'elezione, nel 1999, era evidente l'incapacità del presidente (e dei membri della sua famiglia che sedevano nel governo) di riconciliare il paese e avviarlo verso il promesso rinnovamento economico, e la sua scarsa volontà di mantenere un sistema di diffusa legalità: mentre le forze di pace della Comunità Economica degli Stati dell'Africa Occidentale (Ecowas) disarmavano sistematicamente i suoi rivali, l'esercito fedele a Taylor continuava ad angariare e a massacrare chi veniva ritenuto traditore.



    Nel tentativo di porre un freno a tali abusi, l'ONU ha imposto un embargo sul commercio dei diamanti e del legname con la Liberia, anche se a quanto sembra il commercio illegale di gemme non è diminuito. Tale mossa ha colpito anche i ribelli della Sierra Leone, che si erano appoggiati al compiacente governo liberiano per esportare i diamanti di contrabbando. Nel maggio 2002 il Consiglio di sicurezza dell'ONU ha rinnovato le sanzioni contro la Liberia, affermando che il paese non aveva ancora tagliato i ponti con i ribelli. Dal canto suo la Liberia asserisce che l'embargo delle armi impedisce alle milizie di affrontare i ribelli nel nord del paese.



    Oggi il combattimento continua senza tregua, costringendo migliaia di persone ad abbandonare le loro case, e la situazione della sicurezza rimane difficile, per non dire di peggio. Già nel febbraio 2002 il governo aveva dichiarato lo stato d'emergenza, dovuto alle accresciute tensioni nelle regioni a nord di Monrovia, in particolare nella contea di Bomi. Ai visitatori si consiglia perciò di tenersi alla larga dalle zone di confine con la Guinea e la Sierra Leone e di evitare il nord-ovest del paese, comprese le contee di Lofa e Gbarpolu.



    Le violazioni dei diritti umani nel paese sono oggetto di preoccupazione per organizzazioni come Amnesty International, e i diritti civili in Liberia non sembrano vivere giorni migliori. Si spera comunque che verrà presto il giorno in cui verrà negoziata una soluzione del conflitto tra le fazioni rivali, le strade ritorneranno sicure e le infrastrutture turistiche verrano ricostruite. Fino a quel giorno, tuttavia, un viaggio in Liberia è sconsigliato.

    Nel 2005 è stata eletta presidente l'economista Ellen Johnson-Sirleaf, la prima donna africana a diventare capo di stato.


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