Tra il XIII e il XV secolo la Guinea faceva parte dell'impero del Mali che dominava su gran parte della regione del Sahel. Intorno al XV secolo pastori della tribù fulani iniziarono a insediarsi nella zona e dopo la Guerra Santa Islamica del 1725 presero possesso della regione del Fouta Djalon. Nel XV secolo i portoghesi si stabilirono lungo la costa e avviarono la tratta degli schiavi.
I francesi giunsero in questa parte dell'Africa all'inizio del XIX secolo e nel 1849 proclamarono la regione costiera protettorato francese. Samori Touré, eroe nazionale guineano, capeggiò la rivolta contro i colonizzatori francesi fino al 1898, anno in cui venne catturato. La resistenza contro i francesi, particolarmente intensa nell'area del Fouta Djalon, si spense gradualmente nel XX secolo salvo sporadici soprassalti di violenza. Il guineano più famoso è Ahmed Sekou Touré, discendente di Samori Touré, nato in una povera famiglia di etnia Malinké, il quale divenne uno dei più importanti rappresentanti sindacali dell'Africa Occidentale francese. Nel 1956 si mise a capo di un movimento che mirava alla separazione dal sindacato francese fratello allo scopo di creare una federazione di sindacati africani.
Nel 1958 il presidente de Gaulle offrì alle colonie dell'Africa Occidentale francese la possibilità di scegliere tra l'autonomia nell'ambito di una comunità franco-africana e l'indipendenza immediata. Sekou Touré fu l'unico leader dei paesi dell'Africa Occidentale a rifiutare la strada dell'autonomia dichiarando, forse con eccessiva precipitazione, che la Guinea preferiva 'la libertà nella povertà alla libertà in catene'. La povertà è ciò che in effetti il paese dovette affrontare nei quarant'anni successivi, mentre la questione della libertà è ancora tutta da verificare. In tutta risposta, de Gaulle ritirò immediatamente dalla Guinea l'apparato amministrativo francese e i burocrati coloniali, prima di andarsene, pensarono bene di distruggere completamente gli archivi civili e le attrezzature militari, arrivando perfino a tagliare le linee telefoniche. I cittadini francesi scapparono portando con sé enormi capitali e l'economia del paese crollò.
Desiderando non avere più niente a che fare con i francesi e con la Francia, e poiché quest'ultima in ogni caso le aveva ormai voltato le spalle, Touré instaurò un'intesa con l'Unione Sovietica, introducendo una nuova moneta, il syli, ma il ménage à deux con l'URSS ebbe vita breve. Sebbene nel 1961 l'ambasciatore sovietico venisse cacciato dal paese con l'accusa di 'interferire negli affari interni della Guinea', il governo di Touré non abbandonò l'idea socialista, ma ne scelse un modello più confacente alla struttura del paese rivolgendosi a quello cinese e la Guinea nel 1967 ebbe persino la sua mini-rivoluzione culturale.
Furono create aziende agricole statali e istituite assemblee rivoluzionarie settimanali, ma la collettivizzazione si risolse in un disastro. Un milione di guineani fuggirono dal paese per cercare lavoro altrove, mentre gli agricoltori rimasti non riuscivano a far fruttare che un quarto del territorio coltivabile del paese. Per sopperire alle carestie gli Stati Uniti inviarono ingenti quantità di cibo, mentre Touré affidava al suo compagno Malinké la responsabilità di pressoché tutte le principali cariche governative e dava il via a una spietata repressione nei confronti dei suoi oppositori politici, in particolare di quelli di etnia fulani. Quasi un quarto della popolazione della Guinea - ancora una volta soprattutto fulani - fuggì in esilio e per diversi anni alla Guinea andò il dubbio onore di uno dei primi posti nella lista di Amnesty International dei maggiori trasgressori dei diritti umani nel mondo. Touré arrivò perfino a fare morire di fame in prigione uno dei suoi oppositori.
Nel 1970, in seguito a un fallito tentativo di invasione da parte di esponenti portoghesi, Touré fu preso da una grave forma di paranoia che lo portò a denunciare l'esistenza di 'un complotto permanente' ai danni del suo regime. Il punto di svolta si ebbe nel 1977 con l'episodio conosciuto come la 'rivolta delle donne del mercato', le quali, tradizionalmente annoverate tra i suoi più fedeli sostenitori, gli si rivolsero contro quando Touré decretò che tutti i prodotti agricoli avrebbero dovuto essere consegnati alle cooperative gestite dallo stato. La ribellione si diffuse velocemente in altri centri urbani e i governatori di Kindia, Faranah e Boké vennero uccisi. Touré, in uno sprazzo di lucidità, legalizzò il mercato al dettaglio e fece passi in favore di un riavvicinamento alla Francia. Giscard d'Estaing fu il primo presidente francese a visitare la Guinea dopo l'indipendenza e prima della morte di Touré, avvenuta nel 1984, s'imbarcò in un viaggio attraverso l'Africa Occidentale facendo ammenda delle malversazioni compiute in epoca coloniale.
Tre giorni dopo la morte di Touré per un attacco cardiaco, un gruppo di colonnelli capeggiato da Lansana Conté mise in scena un colpo di stato. Denunciando le malefatte di Touré i rivoltosi liberarono mille prigionieri politici promettendo la restaurazione di una società libera e il ritorno alle regole di mercato. Nel 1985, invocando la necessità di misure di austerità in seguito a un fallito colpo di stato, Conté chiese che il Fondo Monetario Internazionale intervenisse per stabilire le sue regole, con il risultato che i profitti di un numero ristretto di guineani schizzarono alle stelle, mentre quelli della maggioranza della popolazione rimasero invariati o persero del tutto il loro valore. Secondo l'indice della qualità della vita redatto dalle Nazioni Unite, dal 1990 a oggi la Guinea è sempre stata all'ultimo (o al penultimo) posto a livello mondiale. Lo standard di vita è miserevole in tutto il paese, mentre lo stato spende ancora cifre molto più ingenti per la difesa che non per la salute o l'istruzione dei suoi cittadini. In occasione delle elezioni presidenziali del 1993 si parlò di brogli elettorali, con tutta probabilità verificatisi realmente, e nel 1996 poco mancò che il governo venisse rovesciato da un tentato colpo di stato con relativo ammutinamento da parte dell'esercito a causa delle paghe troppo basse. Le elezioni del 2003 hanno visto ancora una volta la vittoria del presidente in carica Lansana Conté, in sella dal 1984.
La Guinea continua ad affrontare gravi conflitti con la vicina Liberia che, durante gli anni Novanta, è rimasta coinvolta in una guerra civile che spesso ha oltrepassato il confine approdando in Guinea. La Guinea ha preso posizione contro il leader della guerra civile Charles Taylor e si è schierato con le forze ECOMOG che sono intervenute in questa crisi. Fra il presidente Conté e Taylor non è mai corso buon sangue, neanche dopo che nel 1997 Taylor è stato eletto presidente della Liberia. Dal settembre 2000, inoltre, i conflitti nelle zone di confine con la Sierra Leone e con la Liberia si sono moltiplicati. L'esercito della Guinea ha combattuto contro innumervoli nemici, inclusi i ribelli guineani, quelli liberiani, e il RUF della Sierra Leone. Già gravata da inadeguate infrastrutture e da una economia debole, la Guinea è stata sommersa da 300.000 rifugiati in fuga dalla guerra civile della Sierra Leone.
Nel luglio 2002, truppe della Guinea hanno occupato la regione di Kambia, in Sierra Leone, facendo base a Koindu; secondo lo stato maggiore della Guinea quella regione apparterrebbe al popolo guineiano.
Continua a essere zona di guerra il confine tra Liberia e Guinea. L'11 dicembre 2002 l'esercito governativo della Liberia ha riconquistato la città di Zorzor, in mano ai ribelli del LURD (Liberiani Uniti per la Riconciliazione e la Democrazia), che la usavano come postazione da cui far partire gli attacchi a luoghi strategici di collegamento tra il centro ed il nord della Liberia. Taylor ha accusato la Guinea di ospitare i campi di addestramento del LURD e di finanziare altri ribelli mentre, in un gioco propagandistico, la Guinea ha ricambiato accusando Taylor di appoggiare i dissidenti guineani e il RUF (Revolutionary United Front) della Sierra Leone, sotto il comando di Foday Sankoh, autore di numerose incursioni nel territorio della Guinea.
Nel 2008, alla morte del presidente Lansana Conté,è salito al potere con un golpe un governo militare, che sta seminando terrore nel paese. Il 28 settembre 2009, le forze armate e di polizia hanno represso con violenza una manifestazione non autorizzata, causando oltre 100 morti e 1000 feriti fra la popolazione. La situazione nel paese è piuttosto preoccupante.
I francesi giunsero in questa parte dell'Africa all'inizio del XIX secolo e nel 1849 proclamarono la regione costiera protettorato francese. Samori Touré, eroe nazionale guineano, capeggiò la rivolta contro i colonizzatori francesi fino al 1898, anno in cui venne catturato. La resistenza contro i francesi, particolarmente intensa nell'area del Fouta Djalon, si spense gradualmente nel XX secolo salvo sporadici soprassalti di violenza. Il guineano più famoso è Ahmed Sekou Touré, discendente di Samori Touré, nato in una povera famiglia di etnia Malinké, il quale divenne uno dei più importanti rappresentanti sindacali dell'Africa Occidentale francese. Nel 1956 si mise a capo di un movimento che mirava alla separazione dal sindacato francese fratello allo scopo di creare una federazione di sindacati africani.
Nel 1958 il presidente de Gaulle offrì alle colonie dell'Africa Occidentale francese la possibilità di scegliere tra l'autonomia nell'ambito di una comunità franco-africana e l'indipendenza immediata. Sekou Touré fu l'unico leader dei paesi dell'Africa Occidentale a rifiutare la strada dell'autonomia dichiarando, forse con eccessiva precipitazione, che la Guinea preferiva 'la libertà nella povertà alla libertà in catene'. La povertà è ciò che in effetti il paese dovette affrontare nei quarant'anni successivi, mentre la questione della libertà è ancora tutta da verificare. In tutta risposta, de Gaulle ritirò immediatamente dalla Guinea l'apparato amministrativo francese e i burocrati coloniali, prima di andarsene, pensarono bene di distruggere completamente gli archivi civili e le attrezzature militari, arrivando perfino a tagliare le linee telefoniche. I cittadini francesi scapparono portando con sé enormi capitali e l'economia del paese crollò.
Desiderando non avere più niente a che fare con i francesi e con la Francia, e poiché quest'ultima in ogni caso le aveva ormai voltato le spalle, Touré instaurò un'intesa con l'Unione Sovietica, introducendo una nuova moneta, il syli, ma il ménage à deux con l'URSS ebbe vita breve. Sebbene nel 1961 l'ambasciatore sovietico venisse cacciato dal paese con l'accusa di 'interferire negli affari interni della Guinea', il governo di Touré non abbandonò l'idea socialista, ma ne scelse un modello più confacente alla struttura del paese rivolgendosi a quello cinese e la Guinea nel 1967 ebbe persino la sua mini-rivoluzione culturale.
Furono create aziende agricole statali e istituite assemblee rivoluzionarie settimanali, ma la collettivizzazione si risolse in un disastro. Un milione di guineani fuggirono dal paese per cercare lavoro altrove, mentre gli agricoltori rimasti non riuscivano a far fruttare che un quarto del territorio coltivabile del paese. Per sopperire alle carestie gli Stati Uniti inviarono ingenti quantità di cibo, mentre Touré affidava al suo compagno Malinké la responsabilità di pressoché tutte le principali cariche governative e dava il via a una spietata repressione nei confronti dei suoi oppositori politici, in particolare di quelli di etnia fulani. Quasi un quarto della popolazione della Guinea - ancora una volta soprattutto fulani - fuggì in esilio e per diversi anni alla Guinea andò il dubbio onore di uno dei primi posti nella lista di Amnesty International dei maggiori trasgressori dei diritti umani nel mondo. Touré arrivò perfino a fare morire di fame in prigione uno dei suoi oppositori.
Nel 1970, in seguito a un fallito tentativo di invasione da parte di esponenti portoghesi, Touré fu preso da una grave forma di paranoia che lo portò a denunciare l'esistenza di 'un complotto permanente' ai danni del suo regime. Il punto di svolta si ebbe nel 1977 con l'episodio conosciuto come la 'rivolta delle donne del mercato', le quali, tradizionalmente annoverate tra i suoi più fedeli sostenitori, gli si rivolsero contro quando Touré decretò che tutti i prodotti agricoli avrebbero dovuto essere consegnati alle cooperative gestite dallo stato. La ribellione si diffuse velocemente in altri centri urbani e i governatori di Kindia, Faranah e Boké vennero uccisi. Touré, in uno sprazzo di lucidità, legalizzò il mercato al dettaglio e fece passi in favore di un riavvicinamento alla Francia. Giscard d'Estaing fu il primo presidente francese a visitare la Guinea dopo l'indipendenza e prima della morte di Touré, avvenuta nel 1984, s'imbarcò in un viaggio attraverso l'Africa Occidentale facendo ammenda delle malversazioni compiute in epoca coloniale.
Tre giorni dopo la morte di Touré per un attacco cardiaco, un gruppo di colonnelli capeggiato da Lansana Conté mise in scena un colpo di stato. Denunciando le malefatte di Touré i rivoltosi liberarono mille prigionieri politici promettendo la restaurazione di una società libera e il ritorno alle regole di mercato. Nel 1985, invocando la necessità di misure di austerità in seguito a un fallito colpo di stato, Conté chiese che il Fondo Monetario Internazionale intervenisse per stabilire le sue regole, con il risultato che i profitti di un numero ristretto di guineani schizzarono alle stelle, mentre quelli della maggioranza della popolazione rimasero invariati o persero del tutto il loro valore. Secondo l'indice della qualità della vita redatto dalle Nazioni Unite, dal 1990 a oggi la Guinea è sempre stata all'ultimo (o al penultimo) posto a livello mondiale. Lo standard di vita è miserevole in tutto il paese, mentre lo stato spende ancora cifre molto più ingenti per la difesa che non per la salute o l'istruzione dei suoi cittadini. In occasione delle elezioni presidenziali del 1993 si parlò di brogli elettorali, con tutta probabilità verificatisi realmente, e nel 1996 poco mancò che il governo venisse rovesciato da un tentato colpo di stato con relativo ammutinamento da parte dell'esercito a causa delle paghe troppo basse. Le elezioni del 2003 hanno visto ancora una volta la vittoria del presidente in carica Lansana Conté, in sella dal 1984.
La Guinea continua ad affrontare gravi conflitti con la vicina Liberia che, durante gli anni Novanta, è rimasta coinvolta in una guerra civile che spesso ha oltrepassato il confine approdando in Guinea. La Guinea ha preso posizione contro il leader della guerra civile Charles Taylor e si è schierato con le forze ECOMOG che sono intervenute in questa crisi. Fra il presidente Conté e Taylor non è mai corso buon sangue, neanche dopo che nel 1997 Taylor è stato eletto presidente della Liberia. Dal settembre 2000, inoltre, i conflitti nelle zone di confine con la Sierra Leone e con la Liberia si sono moltiplicati. L'esercito della Guinea ha combattuto contro innumervoli nemici, inclusi i ribelli guineani, quelli liberiani, e il RUF della Sierra Leone. Già gravata da inadeguate infrastrutture e da una economia debole, la Guinea è stata sommersa da 300.000 rifugiati in fuga dalla guerra civile della Sierra Leone.
Nel luglio 2002, truppe della Guinea hanno occupato la regione di Kambia, in Sierra Leone, facendo base a Koindu; secondo lo stato maggiore della Guinea quella regione apparterrebbe al popolo guineiano.
Continua a essere zona di guerra il confine tra Liberia e Guinea. L'11 dicembre 2002 l'esercito governativo della Liberia ha riconquistato la città di Zorzor, in mano ai ribelli del LURD (Liberiani Uniti per la Riconciliazione e la Democrazia), che la usavano come postazione da cui far partire gli attacchi a luoghi strategici di collegamento tra il centro ed il nord della Liberia. Taylor ha accusato la Guinea di ospitare i campi di addestramento del LURD e di finanziare altri ribelli mentre, in un gioco propagandistico, la Guinea ha ricambiato accusando Taylor di appoggiare i dissidenti guineani e il RUF (Revolutionary United Front) della Sierra Leone, sotto il comando di Foday Sankoh, autore di numerose incursioni nel territorio della Guinea.
Nel 2008, alla morte del presidente Lansana Conté,è salito al potere con un golpe un governo militare, che sta seminando terrore nel paese. Il 28 settembre 2009, le forze armate e di polizia hanno represso con violenza una manifestazione non autorizzata, causando oltre 100 morti e 1000 feriti fra la popolazione. La situazione nel paese è piuttosto preoccupante.
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