Eritrea:

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    Nafka

    Situata 220 km a nord di Asmara, Nafka che a prima vista può sembrare un ammasso di baracche in lamiera ondulata lontano da ogni centro abitato, ha in realtà segnato profondamente la vita degli eritrei. Durante la lotta per l’indipendenza, questa cittadina montana servì per lungo tempo da quartier generale ai resistenti eritrei e fu uno dei siti più bombardati dagli etiopi dell’intera Eritrea. Per gli eritrei questa città è il simbolo della loro dura battaglia per l’indipendenza e questo è il motivo per il quale Nafka è stata scelta per dare il nome alla moneta del paese. La strada per Nafka non è delle migliori e un viaggio fino a questa cittadina può rivelarsi arduo, ma interessante perché vi porterà nel cuore dell’autodeterminazione del popolo eritreo e vi aiuterà a capire ciò che successe sui campi di battaglia.

    Durante la guerra, i soldati eritrei scavarono città sotterranee dove si fabbricavano armi, si stampavano volantini di propaganda per l’indipendenza e si curavano i feriti senza esporsi al pericolo di essere scoperti dai militari etiopi. Questi rifugi sotterranei sono tuttora accessibili. Nei pressi di Nafka sorgono i due picchi di Den Den, un monte dove fu installato il trasmettitore radio che servì ai ribelli durante la guerra e da cui si gode di una magnifica vista della regione e si vedono le numerose testimonianze lasciate dalla guerra. L’unico edificio che si è salvato dai più violenti bombardamenti degli etiopi è la Moschea di Nafka, sulla cui cupola si vede ancora oggi lo squarcio provocato da una bomba.

    Arcipelago Dahlak

    Al largo delle coste dell’Eritrea affiorano le oltre 350 isole dell’Arcipelago Dahlak, che in verità non sono altro che aridi e sterili lembi di terra. Se ne visitano più di una ventina, partendo dal porto di Massaua. Se le isole in sé non hanno alcun fascino, il mare che le circonda è semplicemente meraviglioso. Le acque incontaminate e poco sfruttate – a causa della guerra l’industria della pesca è stata totalmente sospesa – sono un ecosistema raro in cui vivono indisturbati pesci e coralli. I siti d’immersione, ricchi di formazioni coralline e di relitti, richiamano i sub di ogni parte del mondo.

    Dahlak Kebir è l’isola più grande dell’arcipelago e accoglie nove villaggi etnici e un gran numero di rovine archeologiche di notevole importanza di origine locale e araba. Sull’isola, la quale potrebbe entrare a far parte del patrimonio dell’umanità tutelato dall’UNESCO, sorge (purtroppo, dicono alcuni) un vasto complesso turistico, con albergo e casinò. L’isola di Nokra servì da penitenziario italiano e più tardi diventò una base militare russa. Può valere la pena di chiedere all’ufficio marittimo di Massaua se una visita è possibile. Il miglior momento dell’anno per fare immersioni nell’arcipelago è da luglio ad agosto, periodo in cui la visibilità sott’acqua non è ostacolata dalle alghe o limitata da altri problemi di origine naturale.

    Metera

    L’Eritrea ha avuto un ruolo molto importante per le antiche popolazioni aksumite vissute circa 2000 anni fa e in particolare la zona che circonda il villaggio di Metera, situata 20 km a sud di Qohaito, dove in quel tempo abitava la classe media, costituita dai borghesi dell’alta società. Il sito, molto vasto, è il terzo per importanza della civiltà aksumita del paese. Alcune delle rovine, scoperte da un francese verso il 1860, sembra risalgano al V secolo a.C., data precedente all’espansione di Aksum. Moltissimi oggetti di varie dimensioni sono già stati riportati alla luce dal sottosuolo di Metera, ma la maggior parte del sito è ancora in attesa di lavori di scavo. Questo sito non colpisce a prima vista, ed è consigliabile visitarlo con una guida esperta.
    La Stele di Metera (una enigmatica tavola in pietra in posizione verticale sulla quale sono visibili delle iscrizioni) è il ritrovamento più importante degli scavi locali: alta 2,5 m, la stele era infissa ai piedi della collina di Amba Saim. È sicuramente di origine pre-cristiana, poiché sul lato orientale, in alto, vi è scolpito il simbolo pagano del sole sopra la luna crescente. Tra le altre scoperte archeologiche di Metera vi sono un palazzo reale, o villa, una camera funeraria (che quando fu trovata era stranamente vuota) e i resti di una galleria sotterranea che, secondo le leggende locali, un tempo correva per diverse centinaia di chilometri e sbucava a sud di Aksum.

    Adulis

    Le rovine della civiltà aksumita di Adulis giacciono a circa 60 km da Massaua, verso sud, in una località remota a settentrione dell’inospitale deserto vulcanico conosciuto con il nome di Dancalia. Il primo insediamento, risalente al VI secolo a.C., è il più antico sito della civiltà eritrea. Fu il più grande porto degli aksumiti, dal quale transitavano merci che dal Mediterraneo giungevano fino al subcontinente indiano. Ma malgrado la sua importanza storica, una visita al sito di Adulis può lasciare perplessi poiché il 98% delle rovine è ancora in attesa di essere riportato alla luce. Con molta pazienza, una buona dose di immaginazione e una guida locale esperta che sappia spiegarvi esattamente cosa sono le pietre che si ergono dal suolo e cosa si può trovare sotto, la visita può avere un certo fascino.

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