Comore:

    Storia

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    Si pensa che i primi abitanti delle isole provenissero dall'Indonesia-Polinesia, ma le tracce di questa originaria cultura asiatica si sono amalgamate sino a non distinguersi più con successive ondate di africani, arabi e persiani. I clan reali arabi provenienti da Shiraz giunsero nelle Comore tra il XV e il XVI secolo e restarono nelle isole per costruire moschee, istituire una casa regnante e introdurre l'architettura e la falegnameria.

    Nel 1529 giunsero in visita nelle Comore i fratelli francesi Parmentier, ma i primi europei a produrre resoconti affidabili di questo angolo di mondo furono gli esploratori portoghesi Diego Dias e Ferdinand Soares. Tuttavia, i portoghesi non volsero a loro vantaggio il fatto di essere arrivati sulle isole per primi e per i due secoli successivi utilizzarono le Comore solo come punto di rifornimento durante i viaggi effettuati lungo la costa africana orientale. In effetti, fino alla metà del XIX secolo a causare i fastidi più grossi non furono gli esploratori europei ma i pirati del Madagascar. Il numero dei sultanati era intanto cresciuto con una rapidità allarmante e a un certo punto vi furono non meno di 12 sultani sulla sola isola di Gran Comore, ossia un sultano ogni 100 kmq, l'equivalente di tre sultani litigiosi nella sola New York City, che in qualsiasi lingua vale a dire due sultani di troppo.

    I sultanati andarono d'amore e d'accordo dal XV secolo fino a metà del XIX secolo, quando i francesi iniziarono a interessarsi alle Comore. Per conquistare le isole i francesi misero in atto una serie di astute strategie, compresa la politica di dividere per governare e l'utilizzo a proprio vantaggio di una fortuita relazione tra una sultana e un commerciante francese. Tra alti e bassi, i francesi riuscirono a tenere le isole sotto stretto controllo soffocando il malcontento tra i contadini e le occasionali insurrezioni.

    L'indipendenza per le Comore arrivò gradualmente. A metà del XX secolo i francesi iniziarono ad aderire con riluttanza alle richieste delle Comore, che nel 1947 ottennero l'autonomia amministrativa. Nel 1961 seguì l'autonomia di governo e sette anni dopo le Comore avevano ormai rotto ogni legame con la Francia e dato vita a una repubblica indipendente. L'indipendenza fu proclamata unilateralmente il 6 luglio 1975. Sin dall'inizio Mayotte si rifiutò di entrare a far parte della nuova repubblica e si legò sempre più saldamente alla Francia. I francesi si ritirarono, portandosi via le infrastrutture e le risorse finanziarie, e rimasero a guardare mentre il castello di carte crollava. Il primo presidente delle Comore, Ahmed Abdallah Abderemane, rimase in carica per un breve tempo e fu deposto con il colpo di stato da Ali Solih, un ateo con un background islamico.

    Solih diede vita a un governo dai solidi ideali socialisti che si proponeva di conseguire benessere e uguaglianza sociale. Le proprietà private furono nazionalizzate, le donne si tolsero il velo e i costosi grand mariages e le tradizionali cerimonie funebri furono abolite. Purtroppo Solih divenne oltremodo zelante e il socialismo si trasformò in dittatura, che a sua volta determinò una flessione dell'economia. La risposta di Solih alla crisi fu quella di sviluppare una vera e propria fissazione messianica, che non giovò per nulla. La situazione era già caotica e cupa quando il tutto prese una piega sinistra, quasi fosse la trama di un'opera di Frederick Forsythe. Dopo aver lavorato sotto copertura in Nigeria, Angola, Yemen e Zaire, un mercenario francese di nome Bob Dénard giunse nelle Comore all'alba del 13 maggio 1978 (assieme al suo braccio destro, Mad Mike, e qualche altro collaboratore) e liberò l'intero paese entro l'ora della prima colazione. Solih fu colpito a morte mentre pare stesse 'tentando di scappare', Abdallah riprese il suo incarico, ai mercenari furono assegnati ruoli chiave all'interno del ministero e vi fu un sincero tentativo di ripulire il paese dallo sfacelo lasciato dal governo di Solih.

    Le cose, tuttavia, non furono per nulla semplici per Abdallah. Tra il 1985 e il 1989 vi furono ben cinque colpi di stato, tutti, tranne uno, sedati dai mercenari. L'ultimo finì con l'assassinio di Abdallah da parte delle sue guardie del corpo e non si escluse che lo stesso Dénard potesse essere implicato nell'attentato. Nel 1990 Saïd Mohamed Djohar divenne il primo presidente delle Comore eletto liberamente, ma alla sua elezione fece seguito un'altra ondata di colpi di stato e controffensive; nella mischia si gettarono tutti: mercenari, ribelli e truppe governative.

    Quando le acque finalmente si calmarono, verso la fine del 1992, Djohar fu rieletto presidente, ma nel 1995 fu ucciso in un colpo di stato questa volta sicuramente a opera di Dénard. Intervennero le truppe francesi e Dénard si arrese. Nel 1996 venne eletto Mohammed Abdukarim Taki, che estese i poteri del presidente ed introdusse la legge islamica. Nel 1997, dopo aver tentato senza successo di ricongiungersi alla Francia, le due isole minori, Anjouan e Mohéli, scelsero la via della secessione di fatto dalla Repubblica Federale delle Comore. Quando Taki morì nel novembre 1998, il vuoto politico attirò una serie di individui assai scaltri, compreso il presidente ad interim Tadijdine Ben Said Massonde. Le elezioni del febbraio 1999, che confermarono Massonde alla presidenza, ebbero luogo soltanto a Gran Comore e Mohéli, poiché Anjouan non faceva più parte della nazione. L'Organizzazione dell'Unità Africana (OUA) cercò di mediare affinché le Comore firmassero un accordo per ricostituire la federazione perduta. L'accordo, che avrebbe accresciuto l'autonomia delle due isole minori, fu sottoscritto dalla delegazione di Mohéli, mentre quella di Anjouan lo respinse delegando la scelta ad una consultazione popolare. In seguito agli scontri a fuoco tra i secessionisti e l'esercito di Gran Comore, con la scusa di ristabilire l'ordine, il 30 aprile 1999 i militari insediarono il colonnello Azaly Assoumani con un colpo di stato senza spargimento di sangue, abrogarono la costituzione e nel luglio 1999 riaprirono le trattative con l'OUA. I secessionisti accettarono con riluttanza di partecipare, ma un'epidemia di colera interruppe i negoziati. Nel gennaio 2000 con un referendum gli abitanti di Anjouan respinsero a grande maggioranza la riunificazione.

    Eventi drammatici si sono verificati anche negli ultimi due anni. Nell'agosto del 2001 un governo militare ha preso il potere ad Anjouan, pianificando la riunificazione con le Comore. I piani tuttavia sono stati vanificati da un successivo colpo di stato nel giro di tre mesi. I risultati della consultazione popolare del dicembre 2001 indicavano la via dell'unificazione, pur auspicando una maggior autonomia. Le elezioni presidenziali del 14 aprile 2002, sebbene in un primo tempo invalidate, hanno riconfermato il presidente uscente Azali Assoumani. Il presidente di Anjouan è Mohamed Bacar mentre Mohamed Said Fazul è il presidente di Mohéli.

    In un incontro con la stampa, il 21 novembre 2002, il ministro degli Esteri delle Comore Souef Mohamed El-Amine ha dichiarato che Mayotte è parte integrante delle Comore ed è volontà del governo favorire la sua integrazione. Il primo passo è la riconciliazione nazionale tra Gran Comore, Anjouan e Mohéli, dopodiché si discuterà di Mayotte.

    Il 9 febbraio 2003 è fallito l’ennesimo tentativo di colpo di stato, nel quale sarebbero state coinvolte tutte le forze di sicurezza del presidente di Gran Comore, Abdou Soule Elbak. Dodici gendarmi, che sono stati arrestati grazie alla segnalazione di uno dei leader del tentato golpe, avrebbero voluto rapire i ministri e intimare al presidente Azali Assoumani di lasciare il paese.

    Il proseguimento della protesta contro il governo, iniziata in aprile, rischia di infiacchire ulteriormente la già fragile economia delle Comore. I commercianti di Gran Comore sono scesi in piazza per protestare contro la doppia tassazione poiché sia le autorità dell’isola sia il governo dell’Unione delle Comore chiedono loro di pagare le tasse ed essi non sanno a chi ubbidire. Da quando, nel 2002, ciascuna isola ha insediato il proprio presidente si è aggravata la tensione a causa della mancata definizione di quali poteri siano di competenza dei presidenti locali e quali siano invece esclusivi del presidente dell’Unione. L’incertezza su quale dei due governi abbia l’autorità di esigere le imposte non grava soltanto sui commercianti ma su tutti i settori economici principali dell’arcipelago. E finché il problema della separazione dei poteri non verrà risolta, il Fondo Monetario Internazionale non predisporrà un piano di aiuti.

    Il quadro politico delle Comore è quanto mai incerto. Le isole stanno entrando in una nuova fase di transizione verso un sistema federale. Il passaggio, che è in fase di attuazione, da Repubblica islamica delle Comore a Unione delle Isole Comore è certamente rilevante, ma questo cammino rimane legato alla volontà dei governi delle tre isole.

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