Burundi:

    Storia

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    Il 2004 ha visto concreti progressi nel processo di pace, ma la completa normalizzazione del Burundi è ancora di là da venire. In un quadro interno ancora molto critico, non mancano segnali di ripresa. Negli ultimi mesi la situazione è costantemente migliorata e per la prima volta dopo 10 anni il Burundi sembra seriamente avviato verso la fine del conflitto intestino. L’accordo di cessate-il-fuoco firmato dal governo di transizione e dal CNDD-FDD (Conseil National pour la Défense de la Démocratie - Forces pour la Défense de la Démocratie) è stato sino ad ora rispettato dalle parti in causa.



    Il passato del paese, anche quello più recente, è segnato da una lunga serie di violenze etniche. Il Burundi è una delle nazioni più densamente popolate del mondo: la popolazione di circa 6.700.000 abitanti è composta da una maggioranza di etnia hutu (85%), da una minoranza tutsi (14%) e da uno sparuto gruppo di twa (1%) . Fin dall'indipendenza, ottenuta nel 1962, la minoranza etnica tutsi ha sempre mantenuto il controllo delle istituzioni e dell’esercito. Il massacro avvenuto nel 1972, in cui 200.000 hutu persero la vita e altri 100.000 furono costretti a rifugiarsi nei paesi vicini, fu quasi ignorato dalla comunità internazionale. Verso la metà degli anni ’80, quando un possibile accordo tra i due gruppi etnici sembrava alle porte, la chiesa cattolica e altre organizzazioni interessate alla difesa degli hutu furono allontanate dal paese. Nel 1993, dopo il terribile massacro del 1988 (il numero delle vittime è stimato tra 4.000 e 24.000), le pressioni internazionale portarono alle elezioni multipartitiche e alla vittoria del maggiore partito hutu, il Fronte per la democrazia.



    Il sogno fu però di breve durata: il presidente eletto Ndadaye fu assassinato, scontri etnici su vasta scala mieterono più di 100.00 vittime e circa 400.000 persone cercarono rifugio nel vicino Ruanda. Nei due anni successivi più di 100.000 individui, per la maggior parte hutu, persero la vita per mano dell'esercito tutsi. Nel luglio del 1996, infine, dopo l'assassinio del nuovo presidente hutu Ntaryamira, vittima insieme al presidente del Ruanda di un attentato aereo, i militari tutsi ripresero il controllo del paese.



    Nel novembre del 2001, dopo otto anni di guerra civile e sporadici tentativi di pace, fu instaurato un governo di transizione, basato sulla compartecipazione al governo delle due etnie. L'accordo, dovuto anche alla mediazione dell’ex presidente sudafricano Nelson Mandela, prevedeva un’alternanza di governo: il paese sarebbe stato governato per un periodo di diciotto mesi dal capo delle forze armate e membro della minoranza tutsi Pierre Buyoya e quindi dal vice presidente Domitien Ndayizeye, capo dell’etnia Hutu. I ribelli hutu, decisi a rovesciare il governo di Buyoya, si rifiutarono di partecipare al processo di pace, con il risultato che, nell'aprile 2002, migliaia di persone dovettero lasciare la capitale Bujumbura. Per aver tentato di tornare in Burundi, 24 rifugiati di ritorno dalla Tanzania furono arsi sul rogo.



    Il recente accordo di Arusha ha stabilito che a fine ottobre 2004 finirà il periodo di transizione. Il processo di pace dovrebbe finalmente entrare nella fase delle elezioni libere e democratiche. La proposta del governo di transizione di rinviare le consultazioni a ottobre 2005 è stata respinta dai leader della regione dei Grandi Laghi, mentre a Bujumbura si continua a combattere e migliaia di sfollati restano senza assistenza.



    Anche se i crimini perpetrati dai tutsi sono venuti allo scoperto (si è parlato di circa 800.000 persone, in maggioranza hutu, confinate in campi controllati dai tutsi, e un gruppo di tutsi è stato accusato dell’assassinio del presidente hutu Ndadaye), la situazione nel paese resta difficile: l’esercito del Burundi è coinvolto nelle tensioni in Repubblica Democratica del Congo (Zaire) e più dell’80% dei letti d’ospedale è occupato da malati di AIDS. Purtroppo in questa nazione dell’Africa centrale la pace, la stabilità e la democrazia sono ancora lontane.



    Gli ex ribelli delle Forze per la difesa della democrazia (Fdd) hanno vinto le prime elezioni politiche in Burundi dopo dodici anni di guerra civile. Il partito hutu delle Fdd, che dovrebbe ottenere tra il 60 e l'80 per cento dei seggi in parlamento, sostituisce al potere un altro partito hutu, il Fronte per la democrazia in Burundi.



    Dal 2005 il Presidente della Repubblica è Pierre Nkurunziza.

    Negli ultimi anni, forse grazie all'intervento dell'ONU, il paese sembra avviarsi sulla via della stabilità e della pace.

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