Benin:

    Cultura

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    Il Benin ha una ricca storia culturale e per più di un secolo la sua produzione artistica tradizionale ha attirato l'attenzione di tutto il mondo. La cultura tradizionale prevedeva che l'arte fosse tesa a uno scopo spirituale, ma durante il periodo dei re fon gli artigiani furono incoraggiati a creare opere che evocassero l'eroismo ed esaltassero il prestigio dei sovrani. La storia di questo periodo veniva narrata su coloratissimi arazzi di cui è facile trovare ancora esempi moderni. Le lavorazioni in bronzo del Benin sono universalmente note tra i collezionisti anche se la loro qualità non è più quella di un tempo. Si racconta che l'arte di fondere il bronzo venne ostacolata da un capo ife che si infuriò per via di una statua, di bronzo appunto, del suo predecessore e decretò la pena di morte contro chi impiegava questo materiale. Diversi secoli dopo pare che il decreto sia ancora in vigore. I bassorilievi del palazzo di Abomey sono stati dichiarati patrimonio dell'umanità dall'UNESCO.

    In Benin esistono diversi tipi di danze popolari, alcune religiose altre no. Ve ne sono con coreografie di gruppo ma la maggior parte sono individuali e incredibilmente espressive. Si danza durante feste specifiche come La Gani, in cui si festeggia la cultura e l'identità, ma anche in forme spontanee di celebrazione. Vale la pena di vedere i danzatori perché le loro cerimonie di esaltazione della vita sono una delle cose più affascinanti del paese.

    La caratteristica culturale del Benin che più di altre ha attratto l'interesse di tutto il mondo è il vudù, una religione animistica, seguita da circa il 70% della popolazione, che crede nei rapporti tra il mondo umano e quello degli spiriti: in breve, crede che gli spiriti siano presenti in tutte le cose.

    L'aspetto culturale più oscuro del Benin è la gran diffusione della mutilazione genitale femminile, nota comunemente come 'circoncisione femminile'. Nonostante sia stata duramente condannata dalla comunità medica internazionale, l'usanza resta molto diffusa, soprattutto nel Benin settentrionale dove si ritiene che sia stata praticata al 50% delle donne. Gli sforzi del governo per porre fine alla mutilazione sono finora falliti, probabilmente per via dei 6000 anni di radicata tradizione dell'usanza, per le difficoltà sociali a cui vanno incontro le donne che la rifiutano e per i guadagni delle donne anziane che praticano l'operazione.

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