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Ravenna - Forlimpopoli

Madonna dell’Albero - San Pietro in Vincoli - San Pietro in Campiano


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Daniele - Lonely Planet bikeparty

Inviato il 28 giugno alle 10.08

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Al primo posto della penultima top five si colloca un irregolare pezzetto di vetro rotto, mentre al secondo - davvero di un nulla - si piazza l'ingegno umano. L'unione delle due cose ha prodotto qualcosa come otto patrimoni dell'Unesco raggrumati in pochissimi chilometri: i mosaici di Ravenna che costellano San Vitale, Sant'Apollinare nuovo, il mausoleo di Galla Placidia e altri capolavori che sarebbero in grado di sciogliere anche il vecchio Clint in "Per un pugno di dollari". Osservare il cielo stellato nel monumento funebre per l'imperatrice reggente Galla Placidia, o la scena del buon pastore posta sopra la porta d'ingresso, è un'esperienza in grado di zittire qualsiasi folla di turisti bercianti, almeno alle orecchie dell'osservatore. Il silenzio può calare dentro anche nelle condizioni più caotiche, se il viatico è quello giusto.

Sarebbe forse più corretto invertire la prima e la seconda posizione, dato che senza le capacità di allinearli probabilmente poco direbbero i tassellini vetrosi. Ma la stessa specie che è riuscita a disegnare ottanta tipi di uccelli in pochi muri mettendo in fila pietrine colorate è anche la stessa che ne ha massacrato la potenza drammatica giustapponendovi nei secoli discutibili pitture a trompe l'oeil o rumorosi absidi sepolti di puttini e foglie d'acanto. Mah.

La terza piazza, detto con un sorrisetto ironico, è per i due figli di San Vitale, Gervasio e Protasio, anch'essi elevati alla gloria celeste. Se a San Vitale osserverete con attenzione ogni anfratto dipinto o mosaicato, noterete che nella maestosa volta che separa l'altare dal resto della chiesa gli apostoli sono improvvisamente quattordici: gli ultimi due sono loro, imboscati in nome del giusto cognome. Ecco forse da dove è cominciata l'antipatica tradizione italica.

Al quarto posto, con un pizzico di rimpianto, mettiamo il breve percorso - breve, si fa per dire: a noi ormai quaranta chilometri sembrano un tiro di schioppo - che collega Ravenna e i suoi monumenti alla sorniona Forlimpopoli. Ben meno appariscente rispetto a quanto visto finora, offre però una lunghissima infilata di alberi da frutto e campi e orti, tutti con la loro casetta che ne contiene gli amorevoli gestori. Se come me avete poca dimestichezza con la vegetazione in tutte le sue forme, vale la pena osservare con attenzione albicocchi, kiwi, viti e quant'altro poi capita infine sulle nostre tavole. Si narra che oggi i bambini pensino che l'uva cresca nel retrobottega del supermercato: vale la pena pedalare da queste parti con loro e magari citofonare ai simpatici e generosi contadini che non attendono che di raccontarvi il loro decennale lavoro.

Chiudiamo, ma - confesso - solo per motivi cronologici, con il quinto posto a Casa Artusi e alle sue "Mariette", come vengono chiamate le Signore Cuoche (perché lo sono, delle signore cuoche) che uniscono didattica e dilettevole. Tengono corsi di cucina "for dummies", insegnando le cose semplici e per questo buonissime con perizia e soprattutto buon umore. Se ora anche un friulano, una pugliese, una toscana, qualche piemontese e svariati americani sapranno produrre una piadina più che commestibile sarà tutto merito loro.
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Paolo Giuseppe - Lonely Planet bikeparty

Inviato il 28 giugno alle 1.00

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Alla corte degli Ostrogoti e poi a quella dei Bizantini. La tappa di oggi inizia in modo insolito, con una visita guidata a Ravenna. Dopo una cena da Alexandra, un ex cinema trasformato con grande gusto (anche nella qualità dei cibi) in ristorante, e un sonno un po' ritardato all'hotel Diana, ci lasciamo accompagnare dalla signora Claudia Frassineti della Abaco Società Cooperativa in una suggestiva escursione nell'arte e nel tempo attraverso le strade e i monumenti UNESCO della città.

Scopriamo subito che Ravenna sposa al meglio lo spirito del bikeparty. Le sue attrattive sono infinite: Festival del Mosaico e Notte d'Oro in luglio, letture dantesche in settembre e un'emozionante affiorare di tesori artistici sono ciò che colpisce in modo indelebile l'immaginazione.

Ciò che resta impresso di questa città è un'attenzione sorprendente per chi viaggia, vive o arriva in bicicletta. Per le vie del centro, per esempio, il lastricato in due colori e due materiali indica l'ideale pista ciclabile dedicata ai pedalatori ravennati e ai visitatori di ogni dove.

Si tratta di qualcosa di più di un "piccolo cenno al viver bene", per usare le risentite parole di Padre Dante (contro Firenze, certo), che è sepolto qui e del quale visitiamo la tomba settecentesca. Ospite dei Da Polenta, il sommo esule visse a Ravenna gli ultimi cinque anni e in città morì di malaria nel settembre del 1321.

Il consiglio è di seguire il nostro esempio e di iniziare la visita di buon mattino da Sant'Apollinare Nuovo, il fiore all'occhiello dell'imperatore Teodorico, che tenne Ravenna per 33 anni, sottraendola agli ultimi imbelli cesari di Roma. Abbiamo detto mattino, perché questa è l'ora migliore per apprezzare la lucentezza delle tessere che compongono la straordinaria teoria di vergini e santi martiri dell'interno. Osservando i mosaici che decorano la navata centrale, si notano alcune particolarità che invitano a riflettere sulla caducità delle cose terrene. Alcune porzioni dell'opera musiva presentano, infatti, il segno di un rifacimento e di una censura: quelle inferte da Teodorico e dagli ariani da lui difesi nella scena della Vergine in trono, quella voluta da Giustiniano nella raffigurazione del Palazzo di Teodorico.

Di qui si può proseguire con agio, perché tutto è a portata di mano, verso il Battistero Neoniano, compatta struttura dagli interni ancora una volta a mosaico il cui complesso affonda con lenta ma inesorabile progressione a causa della subsidenza - una forma di bradisismo dovuta al terreno molle sul quale Ravenna è costruita. Davvero da non perdere è però il Mausoleo di Galla Placidia, figlia di Teodosio e imperatrice a Ravenna dopo la morte del fratellastro Onorio. La volta paleocristiana del Mausoleo è introdotta dal celebre mosaico che raffigura il Cristo Buon Pastore e ha ispirato, con il suo decoro di cielo e stelle, il grande Cole Porter. Il musicista americano scrisse Night and Day dopo aver visitato Ravenna in luna di miele.

Prima di salire in sella, salutiamo la città con la visita al monumento forse più notevole. Parliamo della chiesa di San Vitale, di pianta ottagonale, che conserva i mosaici bizantini più antichi del mondo. Difficile stringere in poche righe la sensazione di solennità, sfarzo ed eleganza che si prova entrando qui. Da non perdere e da osservare con la dovuta attenzione, in questa specie di grande summa dell'arte musiva bizantina, sono i mosaici dedicati a Giustiniano e Teodora, la sua chiacchierata consorte. Le figure sono statiche, ieratiche e trasmettono un'emozionante sensazione di solennità. Lo sguardo di Giustiniano, per esempio, è più severo di quello del suo ritratto incontrato in Sant'Apollinare Nuovo. Ancora una curiosità: in una delle arcate che salgono verso la volta è ritratta una summa tardoantica dell'avifauna locale. Il consiglio, se si vuole vivere un'esperienza a metà tra naturalismo e archeologia, è di imitare i viaggiatori inglesi che passano ore a studiare le specie di uccelli muniti di binocolo, proprio come se si trovassero nella campagna circostante.

Abbiamo detto campagna non a caso, perché è questo che si incontra nei 45 km che da Ravenna ci portano a Forlimpopoli, la città natale di Pellegrino Artusi, il padre riconosciuto della critica gastronomica italiana. Qui il bikeparty tocca il vertice assoluto della sua ricognizione enogastronomica con una visita guidata a Casa Artusi, il museo creato intorno alla figura del grande gastronomo, con una dimostrazione con ghiotto assaggio di come si prepara la piadina, ma soprattuto con una cena in perfetto stile artusiano. Di questo menu delicato, raffinato e composto mettiamo al primo posto le pappardelle al modo romagnolo e il sangiovese superiore vinificato alla perfezione. L'impressione finale, prima di perderci nella notte di Romagna, è di aver fatto un'altra piacevole scoperta.

Scritto da Paolo Giuseppe Alessio
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