Vietnam, viaggio nella Storia

Pubblicità

Il 30 aprile 1975 Saigon (Ho Chi Minh City) passava di mano. Il giorno della "caduta" per una parte, quello della "liberazione" per l'altra. Di certo la fine di una guerra sanguinosa che riconsegnava al mondo un paese straordinario.

Il 30 aprile 1975

Dopo quarant'anni non ci sono più vincitori né vinti, non ci possono essere. E in effetti, da quel 30 aprile 1975, molte cose sono cambiate. A partire dai rapporti tra Vietnam e Stati Uniti. Le parole di Tiziano Terzani, al tempo inviato di guerra, sono tuttora preziose: «Quando vidi i primi carri armati entrare in città, poi la prima camionetta carica di ribelli, di vietcong, venire giù per rue Catinat, per me era la Storia. Allora piansi. Non soltanto all'idea che la guerra fosse finita, ma perché sentivo la Storia». Quel giorno le truppe nordvietnamite conquistavano Saigon al grido Giai Phong - liberazione - e gli ultimi americani, insieme ai vietnamiti compromessi con il governo del sud, evacuavano in elicottero dal tetto dell'ambasciata. Di fatto terminava una guerra sanguinosa e tragica durata almeno 15 anni. Ecco allora cinque tappe lungo un paese che oggi è meta battutissima (e con ogni ragione) dai viaggiatori di tutto il mondo. Un itinerario lungo alcuni dei luoghi del conflitto, oggi fatalmente diversi, che però riescono ancora a offrire testimonianza di un tempo tragico di battaglie e dolore.

1. Ho Chi Minh City

Poco dopo quel 30 aprile, Saigon divenne Ho Chi Minh City (dal nome del rivoluzionario, primo ministro e presidente vietnamita). Oggi l'ex capitale del sud rappresenta il Vietnam nel suo aspetto più vorticoso: una città sfrenata che non conosce pace, vitale e ricca, capace di guidare l'intero paese verso lo sviluppo. Tre giorni sono sufficienti per farsi un'idea dei suoi siti principali, ma l'atmosfera aperta e ospitale di cui è pervasa induce molti viaggiatori a soggiorni decisamente più lunghi. Che tu sia in cerca degli hotel più prestigiosi o delle guesthouse più economiche, dei ristoranti più ricercati o delle più modeste bancarelle di strada (a proposito, sai che il cibo vietnamita è uno dei gioielli d'Asia meglio nascosti?), Ho Chi Minh City saprà accontentarti. Il nostro percorso sulle tracce della storia parte però da un museo. È il museo dei Residuati Bellici, in assoluto il più frequentato dai visitatori occidentali. Poche strutture del genere riescono a far capire in modo tanto efficace quanto la guerra sia brutale e quante vittime provochi tra la popolazione civile. Le mostre sono presentate nella prospettiva vietnamita e potrebbero essere considerate propagandistiche; c'è però da dire che molte delle fotografie esposte, comprese quelle del famigerato massacro di My Lay, provengono da fonti americane. Al piano superiore vale la pena di dare un'occhiata alla Requiem Exhibition. Curata dal celebre fotoreporter di guerra Tim Page, questa collezione di immagini documenta il lavoro dei fotografi di entrambi i fronti che rimasero uccisi nel conflitto (ci sono anche gli scatti di Larry Burrows e Robert Capa).

2. Gallerie di Cu Chi

Cu Chi oggi è un distretto dell'area metropolitana di Ho Chi Minh City e conta circa 350mila abitanti. Durante la guerra i residenti erano invece solo 80mila e divennero il simbolo della tenacia dei vietnamiti. A un primo sguardo non sembra siano rimaste molte testimonianze dei violenti bombardamenti che si abbatterono su questa zona durante la guerra. Per capire ciò che accadde bisogna scavare più a fondo: anzi, scendere proprio sotto terra. La rete di tunnel di Cu Chi divenne leggendaria negli anni '60 per aver facilitato ai vietcong il controllo di un'ampia zona rurale a soli 30 chilometri da Saigon (Ho Chi Minh City). Al culmine della loro operatività, le gallerie andavano dalla capitale sudvietnamita fino al confine con la Cambogia e si sviluppavano su diversi livelli con ambienti abitabili, magazzini, fabbriche di armi, ospedali da campo, centrali operative e cucine.

Attraverso numerose botole nascoste, i vietcong lanciavano sanguinosi attacchi a sorpresa contro gli americani, scomparendo poi senza lasciare alcuna traccia. Oggi due sezioni di questo straordinario sistema di tunnel sono aperte al pubblico: una si trova vicino al villaggio di Be Dinh e l'altra a 15 chilometri più avanti, a Ben Duoc. La visita inizia con un video di propaganda politica estremamente datato, alla fine del quale alcune guide in divisa militare conducono piccoli gruppi attraverso brevi tratti della rete. Anche per chi preferisce restare in superficie, il giro risulta comunque molto interessante. Una curiosità? Entrambi i siti sono provvisti di poligoni di tiro dove si può sparare con autentici AK47 e mitragliatrici. Attenzione però a non lasciarci una fortuna: si paga a proiettile e un'arma da fuoco automatica è in grado di spararne molti in pochissimi secondi.

3. La cittadella di Hué

Palazzi e pagode, tombe e templi, cultura e gastronomia, storia e dolori: i binomi per descrivere Hué non mancano di certo. Dichiarata Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO, la capitale degli imperatori Nguyen rievoca ancora i fasti del Vietnam imperiale, anche se molti dei suoi edifici più belli (come la Città Purpurea Proibita) sono andati distrutti durante la guerra con gli Stati Uniti. Qui, nei primi mesi del 1968, si registrò una battaglia casa per casa, una delle più feroci dell'intera guerra. La città fu quasi rasa al suolo dall'esercito americano che la conquistò dopo tre settimane di occupazione dei Vietcong. Oggi Hué è soprattutto un insieme di vecchio e nuovo, con eleganti grattacieli moderni che dominano le mura secolari e cadenti della Cittadella. Hué deve parte del suo fascino alla posizione lungo il Fiume dei Profumi, corso d'acqua singolare e ricco di atmosfera. Concediti una gita in barca, quasi tutti gli alberghi e i caffè frequentati dai viaggiatori propongono tour che, proprio risalendo il corso del fiume, permettono di visitare molti siti dei dintorni della città: la Pagoda di Thien Mu, ad esempio, oltre a numerose tombe imperiali. Quasi tutte le attrazioni principali di Hué (oltre che una fetta consistente della sua popolazione) sono racchiuse all'interno dei fossati che delimitano la Cittadella. Il Recinto imperiale ospitava la residenza dell'imperatore ed è una di queste. Dei 148 edifici originali però, dopo i bombardamenti Usa, ne rimasero poco meno di 20.

4. Il villaggio di My Lay

Sembra impossibile ma questo tranquillo angolo di campagna fu teatro di uno dei crimini più atroci commessi durante la guerra del Vietnam e offrì al mondo alcune delle immagini simbolo del conflitto. Il 16 marzo del 1968 le truppe americane rasero al suolo quattro villaggi della zona, uccidendo 504 persone. Il toccante monumento commemorativo di Son My fu eretto proprio per ricordare quelle vittime e certamente vale la visita. Al centro della struttura, una scultura in pietra raffigura una donna anziana, con un bambino morto tra le braccia, che leva il pugno in gesto di sfida. I tragici fatti di My Lay costituirono uno dei momenti cruciali del conflitto e orientarono definitivamente l'opinione pubblica americana e del resto del mondo. La celebre rivista statunitense Life scrisse: "il popolo americano reagisce al massacro di My Lay con orrore, vergogna e shock, ma anche con incredulità".

5. Danang e China Beach

Danang è una fra le città con il ritmo di crescita più alto dell'intero Vietnam. Passeggiando lungo il fiume Han vedrai spuntare ovunque nuovi ed eleganti alberghi moderni, appartamenti e ristoranti. Lo stesso fiume è attraversato da spettacolari ponti di nuova costruzione e appena fuori dal centro cittadino, verso nord, c'è la nuova D-City, destinata a diventare un simbolo della zona. Detto questo, Danang non offre molti siti turistici tradizionali e perciò la maggior parte dei viaggiatori vi trascorrerà un giorno o due al massimo. Ma certo questa città si presta bene al ruolo di base per brevi escursioni verso nord (c'è la Monkey Mountain) e sud ovest, dove si estende China Beach. Questa splendida fascia di sabbia bianca di 30 chilometri entra nel nostro itinerario perché per anni fu il luogo in cui i soldati americani venivano mandati a rilassarsi dalle basi dislocate in tutto il paese. 

Oggi China Beach, specie la sua zona centrale, è suddivisa tra le grandi catene alberghiere internazionali, altri hotel e resort a cinque stelle sono ancora in costruzione. Il periodo migliore per godere dell mare vietnamita è quello che va da aprile a giugno, quando le acque sono calme. Numerosi sono i surfisti in cerca di onde da queste parti: per loro il periodo giusto va invece da metà settembre a dicembre.