Trekking in Marocco, tra villaggi berberi e valli di rose

la vista su Tizourgane, un villaggio fortificato sulla strada per Tafraoute. ©Simon Urwin/Lonely Planet

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Il Marocco è vasto e ricco di bellezze naturali ancora sconosciute. Questo lo rende il luogo ideale per trekking che attraversano drammatiche valli, villaggi berberi, rigogliosi palmeti. Con un po’ di organizzazione e senso di avventura potrete vivere uno di quei viaggi difficili da dimenticare.

Affascinanti nomadi del deserto, valli piene di rose, kasbah di due colori: anche sulla carta la Valle del Dadès supera ogni immaginazione. Dalle maestose vette dell’Alto Atlante che si ergono a nord fino alla tormentata catena del Jebel Saghro a sud, questa valle è costellata di oasi e suggestivi palazzi in mattoni crudi, dai quali la regione ha tratto il suo fiabesco soprannome di Valle delle Mille Kasbah. I paesaggi più belli si ammirano solo percorrendola a piedi, lungo i passaggi nascosti che si insinuano tra le Gole del Dadès e del Todra e lungo gli itinerari utilizzati dai nomadi che si inoltrano nel Jebel Saghro.

Trekking del Jebel Saghro

Ksar Ait Ben Haddou è un antico villaggio beduino, centrale punto di incrocio per le carovane in viaggio nel deserto del Sahara. ©kasto80/Getty Images

Pochi viaggiatori si avventurano alla scoperta dell’aspra e bellissima catena montuosa del Jebel Saghro (conosciuta anche con i nomi di Jebel Sarhro e di Djebel Sahro), poiché la maggior parte delle montagne dalla sommità piatta, dei pinnacoli vulcanici e delle profonde gole costellate di palmeti può essere raggiunta solo a piedi. 

Questo territorio arido e isolato è abitato dalla tribù seminomade degli aït atta, i leggendari guerrieri divenuti famosi per essersi battuti contro i francesi nel 1933 sul Jebel Bou Gafer.

Le località d’accesso del trekking, dotate di servizi, sono tre: Kelaâ M’Gouna e Boumalne du Dadès sul versante settentrionale della catena, e il villaggio meridionale di N’Kob. Gli itinerari più spettacolari attraversano il cuore della catena, tra Igli e Bab n’Ali. 

Tra palmeti e rose

La Palmeraie di Skoura, bene dell'UNESCO, Marocco ©Marko Razpotnik Sest/Shutterstock

Durante il trekking avrete occasione di conoscere villaggi molto lontani dal turismo di massa e potrete vivere l’atmosfera magica del deserto quotidiano, vivendo in un tempo sospeso tra passato e presente.

Skoura, la rotta delle carovane

Quando le carovane cariche di oro e di spezie raggiungevano Skoura, i cammelli dovevano essere sicuramente esausti. Dopo un viaggio di due mesi nel Sahara, i mercanti tuareg dalle vesti blu scaricavano le merci a Skoura e i montanari dell’Alto Atlante le caricavano sui muli e partivano alla volta di Fès. Ouarzazate, 39 km più a ovest, è oggi il principale centro dei commerci della regione, tuttavia gli storici castelli in mattoni crudi di Skoura sono ancora al loro posto e i mercanti del deserto continuano ad affollare i souq del lunedì e del giovedì, nei quali è possibile trovare un vasto assortimento di tipici prodotti del deserto. Quando i giorni di mercato finiscono e le ombre delle palme si allungano sulla strada, nessuno sembra mai avere troppa fretta di andarsene.

L’oasi dalle mille palme

Gli elementi più caratteristici di Skoura sono tuttora le kasbah in mattoni crudi e i vasti palmeti tutelati dall’UNESCO, che sono valsi alla cittadina il soprannome di ‘Oasi dalle mille palme’. Sotto questa verde volta, un mosaico di curatissimi campi coltivati che si estende su una lunghezza di oltre 24 km viene irrigato tramite il khettara, un ingegnoso sistema di chiuse, leve e canali utilizzato da secoli. Tra gli alberi vive oltre un centinaio di specie di uccelli. Per apprezzare fino in fondo gli splendori di Skoura, trascorrete la notte in una guesthouse con pareti in pisé ed esplorate la palmeraie a piedi o in bicicletta.

Kelaâ M’Gouna 

Nonostante prenda il nome dal vicino M’Goun, la piccola cittadina di Kelaâ M’Gouna è famosa soprattutto per le rose e per i pugnali. A circa 50 km da Skoura, si iniziano a vedere cespugli di questi fiori rosa fare capolino tra le fitte siepi lungo la strada e non bisogna assolutamente perdersi le bottiglie di acqua di rose in vendita in città. 

Nel mese di maggio, durante la raccolta, in zona si vedono ghirlande di rose pressoché ovunque, soprattutto durante l’apposita festa a loro dedicata nel primo weekend di maggio, che rappresenta uno degli eventi più importanti del calendario cittadino. Al souq del mercoledì potrete fare scorta di rose essiccate commestibili.

Verso i confini del Marocco, sull'Anti Atlante

Escursionisti sulla strada tra Tafraoute e Tagdicht. ©Simon Urwin/Lonely Planet

La Valle del Souss disegna una sorta di linea di confine nel Marocco: a sud di questa fertile vallata, nei villaggi di montagna e ai margini del deserto, il ritmo delle giornate è deliziosamente lento. Il senso dell’ignoto e della scoperta permea la regione come un vento primaverile, non resta che assaporarlo: sorseggiate un tè ammirando l’oceano nelle eleganti località sulla costa e attraversate le frastagliate pendici dell’Anti Atlante (dove le capre si arrampicano sui bassi alberi di argan) con un trekking, in mountain bike o in auto, fermandovi ogni tanto ad apprezzare lo straordinario silenzio.

La gente del posto, dai berberi chleuh che popolano il Souss ai saharawi che vivono nel Sahara occidentale, sembra quasi essere parte del paesaggio: gli abiti svolazzano sotto i cieli del deserto, mentre le greggi punteggiano i versanti delle alture. Più a sud, Dakhla è nota a livello mondiale per il kitesurf e sta emergendo come località dove organizzare escursioni nel deserto e attività all’aperto.

Trekking sull'Anti Atlante

La moschea rossa nel villaggio di Adai, nei dintorni di Tafraoute. ©Simon Urwin/Lonely Planet

Le ultime vette significative prima di entrare nella vastità del Sahara sono quelle dell’Anti Atlante, aride e di color rosa e ocra. Pur non essendo molto frequentate dagli escursionisti, offrono però alcune incantevoli opportunità di dedicarsi ai trekking. Taliouine è tra le località ideali come base per un trekking e Tafraoute si trova al centro di questa regione. 

ll massiccio di quarzo del Jebel L’Kest (2359 m), la ‘montagna di ametista’, si innalza circa 10 km a nord di Tafraoute, mentre i picchi gemelli dell’Adrar Mqorn (2344 m) si trovano 10 km a sud-est. Al di sotto di queste vette frastagliate si estendono rigogliose valli irrigate e una successione di oasi.

All’estremità orientale dell’Anti Atlante, nelle vicinanze di Taliouine, poco più a sud del Jebel Toubkal, la desolata massa del Jebel Siroua (3305 m) si erge sul paesaggio. Questo scenografico vulcano è una tipica meta di diversi trekking di più giorni.

Dintorni di Tafraoute

Il Marocco offre agli appassionati di trekking una straordinaria varietà di scelte e pertanto non sorprende che una regione con il potenziale di Tafraoute non sia stata ancora pienamente sfruttata. 

In conseguenza dello spopolamento dovuto al trasferimento degli abitanti nelle città e del minor impiego di muli nell’agricoltura, molti sentieri sono stati in parte abbandonati e la natura ha preso il sopravvento. Ciò dà modo agli escursionisti di imbattersi in una ricca vegetazione e in una varia fauna selvatica che comprende, tra gli altri animali, gazzelle di Cuvier, cinghiali e capre berbere.

Si tratta di una regione molto più impegnativa rispetto a quella del Massiccio del M’Goun o a quella dell’Altopiano di Tichka, e gli escursionisti dovranno scendere a patti con la scarsità di servizi e il clima ostile. Siamo molto vicini al Sahara, il che comporta estati torride e inverni piuttosto freddi, con occasionali nevicate in corrispondenza delle vette e dei passi a quote più elevate: la fine di febbraio è il momento ideale. Le temperature diurne possono arrivare intorno ai 20°C, ma la notte scendono notevolmente, fino allo zero e oltre. 

Valle di Ameln

Nella Valle di Ameln, che corre lungo il versante meridionale del Jebel L’Kest, ci sono almeno 26 villaggi che costituiscono la meta di alcune splendide camminate. Occorrerebbero settimane per completare il circuito, ma da Oumesnate parte un itinerario di cinque giorni che attraversa luoghi di una bellezza straordinaria: il percorso tocca numerosi villaggi, sale fino a Tagdichte e raggiunge la vetta del Jebel L’Kest. 

Jebel Aklim

Il Jebel Aklim (2531 m) si trova in un’area più isolata rispetto a quella del Jebel L’Kest, ma è ancora circondato da villaggi berberi sorvegliati da antiche kasbah. Dalla vetta lo sguardo spazia dall’Alto Atlante fino al Jebel Siroua. Il Jebel Aklim è un punto di riferimento ideale per un trekking di quattro o cinque giorni con partenza da Igherm, che si trova a distanza pressoché equivalente da Tafraoute (a sud-ovest), Taroudannt, Taliouine e Tata. 

Jebel Siroua

A sud dell’Alto Atlante, all’estremità orientale dell’Anti Atlante, l’isolata vetta di origine vulcanica del Jebel Siroua offre opportunità escursionistiche davvero uniche. Villaggi isolati, gole impressionanti, una salita finale a sorpresa e ambienti decisamente scenografici fanno di questa zona un luogo eccellente per gli amanti del trekking alla ricerca di solitudine,  stupefacente bellezza e percorsi impegnativi.

La salita al Jebel Siroua è il percorso più ovvio, anche se, come sempre accade in Marocco, sono molte le aree della regione che regaleranno ricordi indelebili ai viaggiatori: lo splendore delle valli di un verde rigoglioso, l’ospitalità delle case berbere, i giochi di luce sulle rocce e la vicinanza al Sahara sono caratteristiche uniche di queste zone. Se non avete intenzione di scalare la vetta del vulcano, il percorso ad anello tra le montagne sarà comunque un trekking indimenticabile, grazie al paesaggio sempre vario, ai villaggi in cui si praticano ancora le attività tradizionali e alle magnifiche e curatissime coltivazioni a terrazza.