Tony Wheeler: un'intervista 'fuori rotta'

In Congo davanti al Vulcano Nyiragongo © Tony Wheeler

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Per l'uscita del suo nuovo libro, Fuori rotta. Otto viaggi oltre la linea d'ombra, abbiamo intervistato Tony Wheeler, co-fondatore di Lonely Planet. Ecco dalle sue parole i motivi che l'hanno spinto a scrivere, le esperienze più entusiasmanti e una riflessione su che cosa significhi oggi viaggiare fuori dalle strade più facili e battute.

1. Tony, come hai scelto gli otto paesi di cui parli?

Ero già stato nei paesi dell'Asse del Male (Iran, Iraq, Corea del Nord) e in altri paesi 'canaglia' per scrivere Bad Lands. Così, per Fuori rotta ho semplicemente scelto luoghi problematici, oscuri e instabili che per molti motivi si trovano oltre la linea d'ombra. Il Congo ha avuto problemi in tutte le sue 'incarnazioni': come colonia privata di Re Leopoldo, come Congo Belga, Zaire e ora come Repubblica Democratica del Congo. Nauru è stata una nazione molto ricca, ma poi ha fatto bancarotta. Haiti ha avuto difficoltà a ogni livello, prima con Papa Doc e poi con Baby Doc. Israele e Palestina: un solo paese? Due paesi? Nessuno lo sa. Questi erano tutti posti con dei problemi!

2. Qual è l'esperienza che ti ha lasciato più a bocca aperta?

Sono rimasto a bocca aperta molte volte, ma ricordo con più piacere le circostanze positive, non quelle paurose o inquietanti (e ce ne sono state). Per esempio, incontrare i gorilla nel Virunga National Park in Repubblica Democratica del Congo; o guardare in fondo al cratere del Vulcano Nyiragongo, ancora in Congo - una visione molto vicina all'immagine che un bambino potrebbe avere di un vulcano, con lava fumante e lapilli ovunque.

3. Nella tua introduzione paragoni il viaggio in questi otto paesi al superamento di una linea d'ombra: che insegnamento ne hai tratto?

Sono sempre convinto che i posti siano meno malvagi di come i mass media vorrebbero farci credere. Le persone restano sempre persone; ovunque sono stato ho incontrato esseri umani buoni, gentili e amichevoli.

Proprio le persone che è piacevole incontrare quando si viaggia in posti difficili.

4. Oggi le strade del viaggio si sono moltiplicate e 'popolarizzate'. Ha ancora senso parlare di viaggiatori indipendenti?

Credo che chiunque voglia andare 'fuori rotta' si renderà conto molto in fretta che è ancora possibile farlo e che i viaggi più appaganti siano proprio quelli vissuti con questo spirito. Più riesci a essere 'fuori rotta', meglio è.

5. Consiglieresti a un amico un viaggio 'Fuori rotta'? È un'avventura possibile per ogni viaggiatore?

Non per tutti i viaggiatori. Conosco molte persone, anche ottimi amici, che sarebbero molto infelici 'fuori rotta'. Però ho anche amici che si entusiasmano proprio quando si trovano su strade 'difficili'. Quindi, sceglierò con cura le persone a cui consigliare questo tipo di viaggio.

6. In alcune pagine del libro si avverte una sorta di disperazione. Siamo solo noi occidentali benestanti a pensare che prima o poi questi Paesi possano 'star bene'?

Sì, in molti posti ho provato sconforto. E mi sono reso conto che le persone più ottimiste spesso vivono nei paesi più travagliati. Credo che quando le cose vanno male si possa solo sperare che migliorino. Invece, quando stai bene hai sempre paura che la tua prosperità possa finire.

7. Proviamo a fare un gioco: tre parole che definiscono il viaggio negli anni 70 e tre parole chiave per definire il viaggio di oggi. Quali sceglieresti?

Anni 70: pionieristico, inesplorato, eccitante. Oggi: stabile, familiare, eccitante.