Solitudine in viaggio: 10 idee per vincerla - 2° parte

Verso il prossimo incontro - fotografia di Fabio Pierin

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Altri cinque consigli per trasformare una partenza in solitudine nell'occasione per piacevoli incontri. Segui i consigli del nostro autore e ti accorgerai che viaggiare è il modo migliore per fare amicizia. Per leggere le altre cinque idee, clicca qui.

Solitudine in viaggio: 10 idee per vincerla - 2° parte

6. STUDIARE UNA LINGUA STRANIERA
Un'ottima idea per vincere la solitudine è andare all'estero per studiare una lingua straniera e poi usarla in tutte le situazioni, per allargare gli orizzonti in discoteca o per scoprire i segreti delle tapas a Città del Messico. L'America Latina è perfetta per rompere il ghiaccio con lo spagnolo al di là dei confini europei. Ho vissuto due settimane ospite di una famiglia del Guatemala e non vedo l'ora di far vivere un'esperienza simile a mia moglie e alla nostra figlia di un anno. Come dire, chi bene comincia...
Il nostro consiglio: con meno di 200 euro a settimana puoi trovare una sistemazione e un bravo insegnante in posti fantastici come Antigua, in Guatemala, una delle città più belle dell'America centrale.

7. UN PO' DI LAVORO ALL'ESTERO?
D'accordo, non sei in vacanza per lavorare, però fare qualche lavoretto quando si è viaggio è un modo intelligente per contenere i costi, contribuire all'economia locale (per esempio con il volontariato) e incontrare persone interessanti. Le domande da porsi all'inizio di questa sfida sono più o meno le stesse di ogni viaggio: dove andare, che cosa fare, come trovare i contatti, come superare le barriere linguistiche.
Il nostro consiglio: non esagerare, in fondo si tratta di una vacanza. Valuta i costi benefici dell'operazione e metti in valigia una robusta dose di ironia.

8. SE IL LIBRO È UN PRETESTO
Sei al ristorante da solo? Bene, hai due possibilità. Scegliere un tavolo vicino alla finestra e guardare fuori, verso il via vai dei passanti. Nessuno avrà da ridire: osservare i propri simili è uno dei passatempi più diffusi tra gli esseri umani. Difficilmente, però, in questo modo uscirai dal guscio. Il secondo trucco è più creativo e perfetto per vincere quel pizzico di imbarazzo (e di solitudine) che a volte ti prende tra una portata e l'altra. In che cosa consiste? Facile: sfodera un libro e inizia a leggere. Se è bella, esibisci la copertina. Di solito è un richiamo perfetto, non solo in libreria.
Il nostro consiglio: i più bravi riescono a trasformare la lettura in un pretesto per la conversazione. Parlare di un racconto di Dave Eggers o della Barcellona di Carlos Ruiz Zafón fa sempre colpo.

9. CHE BEL CONCERTO! CHE BRUTTA CERA!
Grandi vantaggi aspettano il viaggiatore solitario nella sala di un teatro o di un cinema: il posto libero in prima fila è tutto suo, mentre la coppietta languida e inseparabile deve ripiegare in ventesima posizione, là dove è rimasta una poltrona per due. Non è finita, perché quando si spengono le luci tutti gli spettatori sono uguali e il nodo del magone (se per caso ti fosse venuto) si scioglie sullo schermo o sulla scena.
Il nostro consiglio: approfitta degli intervalli per chattare... ehm, scambiare battute con i compagni di fila. Oppure, fai un salto nel foyer o al bar per commentare l'ultima stecca del grande violoncellista Dmitry Dmitrovich (!) o i disastri di un cerone mal riuscito sul viso di una star del cinema un po' appassita.

10. NON DIRE TROPPI "NO"
Non sempre essere disponibili significa andare incontro a fregature o esperienze spiacevoli. Se dirai troppi "no", resterai chiuso in te stesso e più che un viaggiatore sarai lo spettatore di un noioso documentario sugli animali. Così, se una simpatica famigliola francese ti invitasse a un picnic, non rifiutare. Barbablù è morto da un pezzo e non girava con figli al seguito. Nessuno, inoltre, conosce i segreti dei formaggi locali come chi li ha appena usati per farcire le baguette.
Il nostro consiglio: passare del tempo con la gente del posto è la mossa azzeccata. A Khabarovsk, in Russia, un uomo dai grandi baffi mi ha invitato a vedere le sue api. L'ho seguito e sono finito in una stupenda campagna lungo il fiume. Il miele era ottimo, ma scoprire dalla bocca di un contadino che Anton Cechov si innamorò di quel luogo nel suo viaggio in Siberia del 1890 è stata l'emozione più grande.