01 giugno 2012

Parigi, rotta su Belleville © Fotografia di Alessia Razzi
Forse ricorderemo la Belleville di oggi con la stessa nostalgia con cui pensiamo alla Montmartre di ieri.
Basta guardare una foto della Belleville di inizio Novecento per innamorarsi. Questo era il quartiere operaio e pulsante di vita della Belle Époque. Anche se oggi non ci sono più i tram di quei vecchi scatti e nemmeno le mademoiselle in crinolina, qualcosa degli anni ruggenti sopravvive sul selciato delle strade, lungo i marciapiedi stretti punteggiati di negozietti e di botteghe, pardon, di boutique.
L'emozione sale alle stelle e vola nel cielo di Parigi se si pensa che qui, nel 1915, nacque il più canoro tra i pettirossi di Francia, la cantante Édith Piaf - nell'argot della Grande Ville "piaf" significa appunto "pettirosso".
Un'altra cosa bella di questo quartiere è che, come tutti i miti che si rispettino, continua a trasformarsi e a catalizzare energie. Dopo gli esistenzialisti e i blouson noir della Rive Gauche, sono arrivati migliaia di immigranti a dar linfa e sostanza, soprattutto nordafricani e cinesi, come ci ha insegnato Daniel Pennac nelle pagine dei suoi romanzi dedicati a Monsieur Malaussène - il "capro espiatorio" campione di vendite vive da queste parti.
Il modo perfetto per coronare l'esperienza e rendere omaggio alla grande figlia di questo quartiere è passeggiare lungo Boulevard de Belleville in un pomeriggio di maggio, farsi ispirare da Boulevard de Ménilmontant e finire dritto dritto al Cimetière du Père-Lachaise. Il pettirosso di Parigi riposa qui.