Mediterraneo, un mondo da scoprire

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Un mare certo, ma  anche mille altre cose insieme. Civiltà in continuo contatto e mutamento, uno stile di vita nato sulle sue coste e nell'interno dei paesi che ad esso fanno riferimento. Il Mediterraneo è un luogo fisico che va oltre le acque:  è fatto di deserti e ulivi, palme, Parchi Nazionali e immense grotte, villaggi fantasma e grandi laghi. Un intero mondo che ci appartiene da sempre e che è tutto da scoprire con la nostra guida.

Cos'è Mediterraneo

Cos'è Mediterraneo? La risposta più semplice è: "un mare, il nostro mare". Con paesaggi definiti, un certo tipo di clima, una cucina comune, una specifica attitudine alla vita. Ma se si guarda al passato, a ciò che da questo mare è nato e a ciò che attraverso questo mare è transitato, o al presente - con gli sconvolgimenti e le storie che ancora è capace di generare - ci accorgiamo che la risposta più semplice non è sufficiente. Si escluderebbero infatti territori, culture, mondi interi che al Mediterraneo hanno fatto in qualche modo riferimento e che senza quelle acque non sarebbero mai venuti alla luce o non avrebbero potuto sopravvivere. Per dirla con Fernando Braudel: "Mediterraneo è l'insieme di tantissime cose. Non un paesaggio, ma infiniti paesaggi. Non un mare, ma tanti mari che si susseguono. Non una civiltà, ma tante civiltà, accumulate una sull'altra". Ecco perché abbiamo realizzato una guida a 500 luoghi ed esperienze da non perdere nel Mediterraneo: per includere tutto ciò che pensando all'area mediterranea si sarebbe naturalmente inclini a non considerare. Così, accanto alle coste più celebri, alle spiaggie più frequentate, alle attrazioni più classiche, troverete autentiche sorprese: montagne innevate e ghiacciai, deserti e palme, villaggi fantasma abbarbicati su colline ricoperte di vegetazione fittissima. Pronti ad affrontare la voglia di partire?

Ghiacci e nevi perenni

I paesi del Mediterraneo nasconodono luoghi che vantano tesori fragilissimi e inattesi, fatti di ghiacci e nevi perenni. A guardarli nel loro massimo fulgore si rimane impressionati dall'imponenza che esprimono: sembrano immutabili, eppure il rischio che li minaccia è costante. Per questa ragione è quantomai nescesssario conoscerli e proteggerli. Pensate al Ghiacciaio del Calderone, in Abruzzo. Non esiste in Europa un ghiacciaio pù a sud di questo: con i suoi 42 gradi di latitudine è più vicino all'Equatore che al Polo Nord. In 200 anni ha dimezzato la propria area e ridotto a un decimo il suo volume, nel 2007 pareva addirittura spacciato. E invece, contro ogni previsione, in questi anni ha recuperato accumuli in inverno e resistito durante i mesi estivi, tanto che oggi un un cauto ottimismo è più che giustificato. Gli escursionisti possono quindi continuare ad avventurarsi verso il Corno Grande del Gran Sasso che con le sue quattro cime sfiora i 3000 m e disegna sul versante settentrionale un anfiteatro di roccia alla base del quale si estende il ghiacciaio. Ma viaggiare nell'area mediterranea è una fonte inesauribile di sorprese: come scoprire che in Marocco c'è la neve. Bisogna raggiungere la parte orientale dell'Alto Atlante, là dove un tempo c'era addirittura un piccolo ghiacciaio ad alimentare il fiume Todra, oggi modesto corso d'acqua che compare solo nella stagione delle piogge. Raggiungete il Toubkal, che con i suoi 4167m è la montagna più alta del Nord Africa e praticare sci alpinismo in Marocco diventerà una meravigliosa realtà. Spostandoci in Albania, ecco un'altra sorpresa del Mediterraneo: un nuovo ghiacciaio (proprio in un epoca in cui i ghiacciai scompaiono) a soli 2000 m di quota, sulle montagne "maledette" albanesi (Prokletije), alla stessa latitudine del Lazio. Sfuggiti persino a Google Earth per una combinazione di nevi semiperenni e coni d'ombra, i ghiacciai si trovano in una zona che fino a dieci anni fa era chiusa al mondo esterno, prima per la Guerra Fredda, poi per i conflitti balcanici.

Villaggi fantasma

Catastrofi, guerre e devastazioni, talvolta un'inspiegabile svolta negli eventi storici: nell'area del mediterraneo borghi e paesi abbandonati rappresentano una geografia della memoria quando la memoria si dissolve nel tempo. Ai fondatori di Craco, in Basilicata, la posizione del villaggio dovette sembrare felice, arroccata com'era in cima a un rilievo argilloso facilmente difendibile e al riparo dalla malaria che imperversava nelle pianure. Con il passare dei secoli, però, il terreno si rivelò sempre più soggetto a erosione, tanto che negli anni '80 Craco era ormai abbandonata: le frane sembravano inarrestabili, e il terremoto nella vicina Irpinia scoraggiò anche i più determinati. Oggi Craco si presenta con le sue case addossate una sull'altra, ai piedi di un torrione che domina l'abitato e la campagna intorno, solcata dai calanchi. Il percorso guidato conduce su per le stradine e le scalinate, tra le abitazioni abbandonate e i palazzi vuoti, affascinante e un po' sinistro. E se il paese vi sembrasse curiosamente familiare, con ogni probabilità l'avrete visto al cinema: ha infatti ospitato il set di alcuni film di successo, da Cristo si è fermato a Eboli a La passione di Cristo e Basilicata Coast to Coast.  Spostandoci  a ovest troviamo un altro celebre villaggio fantasma. Nel 1936 la Spagna entrò nel vortice di una terribile guerra civile che vide scontrarsi repubblicani da una parte e nazionalisti franchisti dall'altra. Belchite, nella comunità autonoma dell'Aragona, fu uno dei più sanguinosi campi di battaglia di quel conflitto. Qui le truppe di Franco non vinsero ma opposero una tenace resistenza che consentì loro di frenare l'avanzata nemica verso Saragozza. Successivamente alla sua distruzione, la città venne insignita dal dittatore della più alta onorificenza militare spagnola, la Cruz Laureada de San Fernando, ma non fu mai rasa al suolo né tantomeno ricostruita. Divenne un monito perenne alla memoria di quie terribili eventi. Oggi le pareti fatiscenti delle case ancora in piedi, i ruderi dei monasteri e il campanile della chiesa rimasto miracolosamente intatto tra le macerie sono diventati meta molto popolare tra i visitatori. Belchite è diventata infatti una delle più celebri ghost town d'Europa e visitarla può riv elarsi un'esperienza davvero coinvolgente.

Nel cuore della terra

Quando si affacciano sul mare, sono rifugi di foche e ciclopi. Quando si aprono sui fianchi delle montagne sono il reame di nani, draghi e stalattiti. In ogni caso, le grotte sono luoghi ricchi di mistero e di tesori. Prendete le Grotte di Postumia, in Slovenia. Si tratta di uno dei simboli, forse il più famoso, del paese. L'ingresso non troppo sorprendente può trarre in inganno ma a mano a mano che si scende nelle viscere della terra (il tragitto, lungo circa 24 km, si percorre con un trenino elettrico) ci si rende conto delle incredibili dimensioni del sito. Gallerie, cunicoli, sale, la stupefacente diversità dei fenomeni carsici e il facile accesso attirano ogni anno migliaia di viaggiatori entusiasti. Profondamente diverse invece sono le grotte francesi di Font De Gaume. Se la macchina del tempo esiste, è in Dordogna e vi si accede attraverso una spaccatura in una falesia, scoperta per caso nel 1901. In una grotta stretta e altissima i nostri progenitori preistorici lasciarono disegnate sulle pareti le immagini della loro quotidianità. A differenza di quasi tutti gli altri siti di arte rupestre qui è possibile accostarsi alle pitture originali. Le oltre 200 figure dipinte, 25 delle quali visibili da vicino, sembrano vive e pulsanti, e non è un modo di dire: gli artisti preistorici, che a quanto si presume usavano queste grotte per cerimonie rituali, sfruttarono le asperità e le gobbe delle pareti per simulare il volume degli animali raffigurati, e il risultato lascia sbigottiti. Bisonti, cavalli orsi, lupi, che per gli uomini dell'epoca rappresentavano insieme fonti di cibo e minaccia mortale, balzano fuori dalla pietra, paiono muoversi, corrono e si corteggiano nei contorni e nelle sfumature policrome di 15.000 anni fa: un autentico spettacolo.