È ora di tornare nelle Marche?

Panorama da Montefalcone @ Giacomo Bassi

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Le notti del 24 agosto, del 26 e del 30 ottobre 2016, il centro Italia è stato colpito da tre forti terremoti. Tra le regioni coinvolte, le Marche sono quelle che hanno subito le maggiori conseguenze, e oggi, a sette mesi dall'ultimo terremoto, sono pronte ad accogliere i viaggiatori che vogliano tornare a visitarle. Ma cosa trova chi vuole raggiungere queste zone? E qual è la situazione in termini di sicurezza, trasporti e accoglienza? Per capirlo, siamo tornati a visitare le aree più compromesse.

Un quadro d'insieme

La facciata della Collegiata La Pieve di San Ginesio © Giacomo Bassi

Dopo le scosse di ottobre sembrava impensabile un ritorno alla normalità in tempi così brevi, eppure i marchigiani si sono subito rimboccati le maniche e hanno cominciato a la-vorare per ridare speranza e futuro alla loro terra.

Escludendo le aree più vicine agli epicentri (la Valle del Tronto in provincia di Ascoli Piceno per il terremoto di agosto e Visso, nel Maceratese, per quello di ottobre), dove alcuni comuni sono stati rasi al suolo e la ricostruzione - se ci sarà - sarà molto lunga, ad oggi la situazione è assolutamente tranquilla.

Quasi ovunque gli edifici pericolanti sono stati messi in sicurezza, le strutture ricettive hanno riaperto, le strade sono percorribili, molti musei lesionati dalle scosse sono già fruibili e le più importanti opere d'arte ospitate in edifici inagibili hanno trovato una collocazione e sono nuovamente esposte, o lo saranno nei prossimi mesi.

Zona di Ascoli Piceno

Piazza del Popolo sotto la pioggia. @ Giacomo Bassi

Nonostante il capoluogo regionale sia Ancona, probabilmente è Ascoli la città più marchigiana delle Marche: fareste perciò bene a partire da qui nel caso in cui vogliate andare alla scoperta di questa terra così ricca di meraviglie da lasciarvi a bocca aperta.

Ciò che dovete sapere, prima di tutto, è che qui il sisma del 24 agosto è stato violentissimo: di Arquata del Tronto, un borgo che sorgeva sul cucuzzolo di una collina tra i boschi della Valle del Tronto, non resta più nulla, perciò considerato che l'unica cosa che è rimasta in piedi è il torrione della rocca duecentesca, evitate di salire fin quassù e disturbare i lavori di ricostruzione. Se siete interessati a vedere la copia della Sacra Sindone che era custodita nella Chiesa di San Francesco, dirigetevi piuttosto verso Ascoli: da qualche mese è esposta nella Cattedrale di Sant'Emidio.

Anche Ascoli è stata investita dal sisma, ma tutti i luoghi simbolo della città sono aperti, così come anche hotel e ristoranti. E passeggiando lungo le rue (le strette stradine del centro storico), affacciandovi nella sontuosa Piazza Arringo o fermandovi per un aperitivo al Caffè Meletti in Piazza del Popolo, farete fatica a ricordarvi che la città è stata squassata dal sisma. E lo stesso vale per Offida, famoso per la lavorazione dei merletti a tombolo, per Monsampolo del Tronto, Acquaviva Picena, Ripatransone e per gli altri comuni della provincia: è tutto aperto e fruibile.

La situazione resta più complicata ai piedi dei Sibillini. Le strade (escluse quelle che portano alla Piana di Castelluccio) sono generalmente percorribili e in buone condizioni, ma a Montegallo è chiuso il Museo della Sibilla e a Montemonaco la Chiesa di San Lorenzo in Vallegrascia (del XI secolo).

Per avere le ultime informazioni sulla situazione nel Piceno, potete contattare lo IAT di Ascoli (0736 25 30 45; Piazza Arringo 7; 9-19 lun-dom).

Zona di Fermo

La spettacolare Pieve di Sant'Angelo in Montespino © Giacomo Bassi

La maggior parte dei comuni del Fermano colpiti dai terremoti (al plurale: qui si sono sentite tutte le scosse) è visitabile senza problemi: borghi come Montefalcone Appennino, Smerillo, Montappone, Servigliano e Massa Fermana sono già tornati a pieno regime.

A Fermo dopo il sisma di ottobre è stato invece chiuso il Palazzo dei Priori, che ospita la pinacoteca e alcune sale storiche della biblioteca, e la Cattedrale è off–limits, ma i lavori di consolidamento sono a buon punto. Nel caso in cui queste chiusure dovessero scoraggiarvi, ricordate che dal Piazzale del Girfalco (un grande giardino che incorona la città) godrete di uno dei più bei panorami delle Marche, che spazia dal mare ai Sibillini.

E a proposito di Sibillini, non perdetevi la meraviglia di Montefortino, un borgo trecentesco in pietra: qui attorno il terremoto ha fatto disastri (i musei di Palazzo Leopardi sono chiusi, così come il Santuario della Madonna dell'Ambro, e ancora non è chiaro quando riapriranno), però la spettacolare Pieve di Sant'Angelo in Montespino (X secolo) sembra non essersi accorta del sisma, e se salirete fin quassù potrete far suonare la sua pesante campana (non è facile, quindi preparatevi).

Zona di Macerata

Il borgo di Elcito, frazione di San severino Marche. © Giacomo Bassi

Le conseguenze dei terremoti di ottobre nel Maceratese sono state impressionanti, e probabilmente avete nella memoria quelle immagini di distruzione. Il centro storico di Camerino, che era animato da migliaia di universitari, oggi appare spettrale, e lo stesso succede a Visso, Ussita e Castelsantangelo sul Nera, villaggi di montagna intrisi di storia, cultura e leggenda, il cui futuro è difficile da immaginare, anche per gli stessi residenti, che pure sperano di poter tornare presto a casa. 

E lo stesso destino ha rischiato di investire anche San Severino Marche (in cui circa la metà dei luoghi di interesse è aperta), Treia, Amandola e Tolentino: nella città di San Nicola è stato subito riaperto il Castello della Rancia mentre a breve dovrebbe essere di nuovo agibile la Basilica di San Nicola con lo spettacolare Cappellone affrescato nel Trecento. A maggio, nel frattempo, dopo un decennio di abbandono è stato reinaugurato il cine-teatro Politeama, che ha segnato un momento importante nella rinascita di Tolentino.

Nei comuni più lontani dall'epicentro, i disagi sono stati pochi. Come a Macerata, in cui lo Sferisterio e i musei sono agibili (compreso Palazzo Ricci, che dal 2015 era sottoposto a lavori di restauro). A fine maggio erano invece ancora chiusi tutti i luoghi di culto cittadini, a eccezione della microscopica Chiesa della Madonna della Misericordia, disegnata dall’architetto Luigi Vanvitelli. Allo IAT (0733 23 48 07; Corso della Repubblica 32; 9-13 e 15-18 lun-sab) e all'Infopoint Macerata Musei (0733 27 17 09; Piazza Mazzini 1; 9-13 e 15-19 mar-dom) sapranno darvi notizie aggiornate in tempo reale e aiutarvi nel caso in cui abbiate bisogno di assistenza per programmare i vostri itinerari maceratesi.

I trekking

Foce Montemonaco , Monti Sibillini. © Giacomo Bassi

C'è un ultimo aspetto fondamentale quando si parla delle Marche, ed è quello relativo ai trekking: i Monti Sibillini sono una meta molto apprezzata dagli appassionati di escursioni e mountain bike, e anche se il terremoto ha colpito con violenza proprio quest'area, la maggior parte della rete di sentieri è fruibile, così come è percorribile il Grande Anello dei Sibillini, un itinerario di 124 km che si effettua in 9/10 giorni, e tutti i percorsi intorno a Pievebovigliana.

Sono invece chiusi il sentiero che da Foce di Montemonaco porta al Lago di Pilato e quello della Gola dell'Infernaccio, mentre altri (come quello delle Lame Rosse) sono considerati pericolosi e la loro percorrenza è sconsigliata.

Sul sito del Parco Nazionale dei Monti Sibillini è possibile trovare la mappa di tutti i sentieri con eventuali chiusure e criticità, oltre alla lista dei rifugi che hanno subito danni e che al momento sono inagibili.

È il momento di tornare nelle Marche?

Fermo, panorama. © Giacomo Bassi

Insomma, è giunto il momento di tornare nelle Marche? Certamente sì, anche se non tutto è come prima: il lavoro di ricostruzione è ancora lungo e gli abitanti della regione hanno bisogno di molto aiuto, in primo luogo quello che possono dare i viaggiatori. Nelle zone terremotate resistono con caparbietà bar, ristoranti, negozi e piccole aziende che i viaggiatori potranno contattare con facilità, andandoli a trovare e premiando così il loro sforzo di resistenza.

Certo, chi si avventurerà da queste parti dovrà avere più pazienza del solito e forse troverà qualche museo, chiesa o attività chiusi, però potrà contare su prezzi degli hotel più bassi del solito e sarà ricompensato da una natura selvaggia e rigogliosa, da sentieri e strade senza traffico, da panorami incantevoli e da borghi indimenticabili. E potrà godere, tra sapori, colori e profumi impareggiabili, della compagnia dei marchigiani, persone di una generosità e di uno spirito fuori dal comune.

Giacomo Bassi è un autore Lonely Planet. Ha firmato la seconda edizione della guida Marche (giugno 2016).