Cosa vedere a Ivrea: scoprire la città industriale patrimonio dell'Unesco

Fotografie di Maurizio Gjivovich © Fondazione Guelpa tratte dal Dossier di Candidatura di  "Ivrea Città Industriale del XX secolo" nella WHL UNESCO - www.ivreacittaindustriale.it

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Raccolta ed elegante Ivrea è una cittadina piacevole e animata, legata a doppio filo con la storia dell’Olivetti. Una storia da sempre all’avanguardia, che ne ha modificato l’impianto sia urbano sia sociale e ora l’ha portata a essere Patrimonio dell’Umanità per l’Unesco. Come scoprire tale patrimonio? Basta sapere cosa vedere.

Ivrea e l'Olivetti

Laboratorio-Museo Tecnologic@mente

Per farsi un’idea del genio degli Olivetti non c’è luogo migliore di questo istruttivo museo-laboratorio. Vi sono esposte le macchine per scrivere (dalla leggendaria Lettera 22 alla Valentine), i calcolatori e i personal computer con cui è stata (letteralmente) scritta la storia dell’azienda. I fanatici del design industriale e di tecnologia se ne innamoreranno perdutamente. 

Talponia (un condominio semi-interrato). Fotografie di Maurizio Gjivovich © Fondazione Guelpa tratte dal Dossier di Candidatura di "Ivrea Città Industriale del XX secolo" nella WHL UNESCO - www.ivreacittaindustriale.it

Giardini Giusiana

Il polmone verde di Ivrea è l’ombroso giardino pubblico che si sviluppa a sud-est del centro. Oltre a essere il luogo ideale per far sfogare i più piccoli, merita una visita per la robusta Torre di Santo Stefano che svetta oltre le cime degli alberi. Costruita nel 1041, faceva parte di un monastero demolito nel Cinquecento.

Ex Hotel La Serra

Progettato sul finire degli anni ’60, questo futuristico edificio che ospitava l’Hotel La Serra è una delle costruzioni più rappresentative dell’utopia urbanistica olivettiana: ha la forma di una grande macchina per scrivere e ospitava 55 microabitazioni, una piscina, due gallerie commerciali e un centro congressi. 

MaAM – Museo a Cielo Aperto dell’Architettura Moderna

La sperimentazione architettonica di cui Ivrea fu capofila negli anni dell’epopea olivettiana fa bella mostra di sé in questo ‘museo’ che si snoda su un percorso di due chilometri nei dintorni di Via Jervis, dove sorgeva il quartier generale dell’azienda. I pannelli informativi lungo il tracciato del MaAM vi aiuteranno a districarvi in un affascinante panorama fatto di vetro, acciaio e cemento armato. 

L’Ufficio del Turismo offre un servizio prenotazione di visite guidate, ma, se vorrete scoprire da voi le Officine, la Mensa, Talponia (un condominio semi-interrato) e gli altri edifici, vi fornirà un’utile cartina del percorso. 

I Cinque Laghi e le terre ballerine

Fotografie di Maurizio Gjivovich © Fondazione Guelpa tratte dal Dossier di Candidatura di "Ivrea Città Industriale del XX secolo" nella WHL UNESCO - www.ivreacittaindustriale.it

A dieci minuti d’auto da Ivrea si sviluppa un’area boscosa frequentata quando il tempo è bello: quella dei Cinque Laghi. Il più noto è senz’altro il Lago Sirio, balneabile, circondato da spiaggette su cui si affacciano gustosi ristoranti. Una fitta rete di sentieri (ciascuno indicato da un colore) lo collega agli altri specchi d’acqua, come il Lago Nero, il Lago Campagna o il Lago San Michele. 

Tuttavia, se viaggiate con i bambini, non potete perdervi il Lago Pistono, perché nelle vicinanze si trovano le cosiddette Terre Ballerine: camminandoci sopra sembra di essere su un materasso e la pressione dei passi fa tremare gli arbusti che vi crescono.

I borghi

Quando avrete finito di esplorare i boschi, ritagliatevi del tempo per visitare i borghi che sorgono nei dintorni: 

• Montalto Dora, con il solitario castello e il Parco Archeologico del Lago Pistono, con reperti delle prime popolazioni palafitticole che nel Neolitico abitarono l’area; 

• Chiaverano, che ha allestito la Bottega del Frer in una fucina del Settecento e in cui c’è la millenaria chiesa di Santo Stefano di Sessano; 

• Borgofranco d’Ivrea, pieno di balmetti, ossia grottarelle in cui si conservano vini e formaggi grazie a un flusso d’aria a temperatura costante che arriva dalla montagna.

Considerato che dopo questo tour de force serve una ricompensa, presentatevi alla Bottega del Canestrello, che produce i tipici biscotti del luogo (i canestrelli, appunto) con il metodo tradizionale, cuocendo l’impasto a base di farina tra due piastre di ferro. 

Anfiteatro morenico e Canavese

Fotografie di Igor Nicola © Fondazione Guelpa tratte dal Dossier di Candidatura di "Ivrea Città Industriale del XX secolo" nella WHL UNESCO - www.ivreacittaindustriale.it

Terra di castelli arroccati sulle colline, piccole chiese romaniche, fitti boschi, laghi e sfarzose architetture barocche, l’Anfiteatro morenico di Ivrea, scenario in cui si estende il territorio del Canavese, va dal confine con la Valle d’Aosta fin quasi alle porte di Torino, abbracciando un territorio dominato dalla forma rettilinea della Serra che, con i suoi venti chilometri, è la più grande formazione del genere in Europa.

Mettetevi comodi e non abbiate fretta: questa è un’area da scoprire palmo a palmo, con un viaggio lento alla scoperta di meraviglie che non avreste mai pensato di trovare da queste parti.

La storia dell'Olivetti e dell'inscindibile simbiosi con Ivrea

È una storia d’amore lunga e appassionata quella che lega Ivrea all’Olivetti. Fondata nel 1908 da Camillo Olivetti per produrre calcolatori, nel 1932 passa nelle mani del primo figlio dell’ingegnere, Adriano. Mente poliedrica e curiosa, antifascista e appassionato di arte e filosofia, Adriano è un imprenditore rivoluzionario, che all’attenzione per il profitto affianca quella per il benessere dei dipendenti. 

Sono gli anni ’50, l’Olivetti va a gonfie vele – grazie ad alcuni prodotti come la Divisumma, il primo calcolatore meccanico in grado di eseguire divisioni, e la Lettera 22, macchina per scrivere portatile, leggera e funzionale – e i guadagni vengono reinvestiti sul territorio: nascono palazzi per gli operai, case per i dirigenti, asili, mense, ospedali. 

A progettarli sono chiamati architetti come Luigi Figini e Gino Pollini, Carlo Scarpa, Marco Zanuso e Franco Albini (per citarne solo alcuni), mentre l’ufficio del capo del personale è occupato, fra gli altri, dallo scrittore Paolo Volponi. Altri intellettuali e letterati di rilievo vengono impiegati nei settori della pubblicità e delle comunicazioni. È grazie a costoro che Ivrea diventa un enorme laboratorio urbanistico e sociale. 

Nel 1960, quando Adriano muore, i dipendenti sono oltre 50mila, ma l’avvento dell’elettronica comincia a scalfire il primato olivettiano. C’è però tempo per un’altra invenzione: la Programma 101 (1965), considerata l’antesignano di tutti i personal computer. 

Dagli anni ’70 sono i nuovi azionisti entrati nella società a dettare la linea: marginalizzati gli Olivetti, l’azienda si trasforma, pian piano, in una compagnia di telecomunicazioni. Omnitel e Infostrada sono i marchi più noti di quel periodo, che culmina con la vendita dell’azienda alla Vodafone (2002). Chi fosse interessato a studiare questo impareggiabile esperimento industriale passi qualche ora nei locali dell’Archivio Storico Olivetti, che conserva documenti, foto, video, manifesti, pubblicità e migliaia di libri sulla storia dell’azienda.