Islanda orientale: avventura ai confini del mondo

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Per trovare la vera essenza dell’Islanda dirigetevi a est, la zona meno conosciuta, ma autentica e suggestiva.

Nonostante si trovino su un’isola dispersa nel nord dell’Atlantico, abitata da pochissime persone e con vulcani attivi ovunque, la piccola Reykjavík e le bellezze naturali del Circolo d’Oro non sono un segreto per nessuno. L’Islanda orientale, invece, stretta tra gli inaccessibili altopiani interni e l’oceano, è esclusa da tutte le vie più battute dai viaggiatori. Qui troverete paesaggi spettacolari e villaggi insoliti da esplorare, mentre guidare lungo i fiordi frastagliati vale da sé il viaggio. La sensazione di serenità che vi avvolgerà soltanto per il fatto di trovarvi in questo angolo remoto di un’isola sperduta, intanto, è qualcosa di inebriante.

Mostri, saghe e la foresta più grande d'Islanda


Egilsstaðir è la prima tappa di molti viaggiatori, grazie al suo aeroporto. Più che affascinante è strategica, con numerose possibilità di alloggio e molte compagnie per il noleggio di automobili e l’organizzazione di tour. Appena fuori città, la situazione si fa più interessante. A sud si allarga il Lagarfljót, un lago lungo e stretto con scorci ameni e un mostro leggendario – si dice che l’enorme serpente Lagarfljótsormur abiti le sue acque placide fin dal tempo dei vichinghi, ed è la star di un video (piuttosto tremolante) del 2012. La costa orientale del lago custodisce la foresta più grande d’Islanda, la Hallormsstaðaskógur. Sebbene sia molto piccola per gli standard degli altri paesi, in termini islandesi costituisce una vera e propria oasi di alberi, dal momento che gli scarsi boschi del paese furono decimati dai vichinghi. Qui è anche possibile campeggiare e noleggiare un’imbarcazione. 


La strada per i Fiordi Orientali

Per continuare il viaggio in direzione est, una manciata di strade si snoda serpeggiando tra valli e crinali fino a raggiungere la costa e i Fiordi Orientali. Le renne che vedrete da queste parti sembrano essere di casa, ma in realtà furono introdotte dai norvegesi nel XVIII secolo. Il paesaggio diventa sempre più ipnotico mano a mano che si avvistano le insenature e i promontori del litorale, con l’oceano che si estende lontano, fino alla Norvegia e all’Artico.


Lo scenario è animato non solo da renne e avifauna (le grandi anatre marine – ededroni – indaffarate sul ciglio dei grandi fiordi sono particolarmente interessanti), ma anche da un ricco sfondo di miti e saghe. Molti fuorilegge islandesi fuggirono nelle lande inospitali degli altopiani interni, dando vita a storie su faide sanguinose sulle colline, mentre orchi, troll ed elfi competono per catturare la vostra attenzione nelle leggende che i vostri ospiti vi racconteranno con entusiasmo. Alcune sono considerate ben più che semplici favole, e tutte sottolineano che il mondo è un posto strano e pericoloso.

Cultura locale ed escursioni sulle colline di Seyðisfjörður

Egilsstaðir non è l’unico punto di ingresso internazionale per l’Islanda orientale: i traghetti della Symril Line collegano Seyðisfjörður con la Danimarca e i moli delle Isole Fær Øer. Questa simpatica cittadina, raggiungibile tramite la strada panoramica n. 93, fu un tempo un importante porto per il traffico di aringhe, e le sue inimitabili case in legno multicolore furono costruite dai commercianti. Di recente, è stata protagonista della popolare serie televisiva islandese thriller Trapped.

Gli artisti hanno adottato alcuni degli edifici trasformandoli in mete interessanti per ammirare arte e artigianato. La rassegna culturale prosegue nella Bláa Kirkjan (la chiesa blu), che ospita concerti ogni mercoledì sera d’estate. Gli escursionisti possono esplorare cascate e laghi ghiacciati sulle colline circostanti, con possibilità di giri in mountain bike e in kayak con Hlynur Oddsson.

Un'industria del pesce e yoga in cima alla collina

Guidando verso sud-est lungo la strada n. 92, attraverserete luoghi che mostrano quanto sia varia l’Islanda. A Reyðarfjörður è arrivato un relativo benessere grazie alla serie televisiva Fortitude (che ha anche disseminato le vie della città di surreali frontoni posticci e cartelli in lingua norvegese) e a una gigantesca fonderia di alluminio. Più avanti scendendo lungo la costa, il villaggio di Stöðvarfjörður è stato duramente colpito dai cambiamenti avvenuti nell’industria della pesca, ma alcuni abitanti del posto, intraprendenti e creativi, hanno rifatto il look alla Fish Factory, che appare ingannevolmente angusta ma comprende anche uno studio di registrazione (in costruzione).

Nella pacifica Breiðdalsvík, invece, ha sede Tinna Adventure, che offre la possibilità agli aspiranti esploratori di immergersi ancora di più nel profondo est. Gli itinerari prevedono uscite sulle colline per ammirare le cascate e al largo per osservare la pulcinella di mare e pescare. Potete perfino dedicarvi a una sessione di yoga nella natura selvaggia: esercitarsi respirando l’aria pungente tra le meravigliose colline intorno al villaggio è un’esperienza all’inizio strana, ma a lungo andare di grande sollievo.

Slow travel a Djúpivogur

Continuando ancora verso sud, vi ritroverete intorno alla baia profonda che ospita il porto islandese più vicino all’Europa. Djúpivogur non è sempre stato un villaggio tranquillo – tra i visitatori ha visto sbarcare i commercianti di lana tedeschi e i pirati nordafricani. Il suo pregio oggi è che le cose sono più pacifiche che mai, tanto da essersi guadagnata di recente lo status di Cittaslow e da aver scelto di non esporre cartelli pubblicitari per strada. È una base serena, con un ristorante di classe (all’interno dell’Hotel Framtid) e un negozio originale, Arfleifð, che vende abiti e accessori fatti con materie prime locali, come la pelle di merluzzo, il cuoio di agnello e la pelliccia di renna.

Fuori città le attrazioni più interessanti sono le vaste spiagge di sabbia nera che si estendono lungo la costa e i viaggi in barca all’isola di Papey, durante i quali incontrerete pulcinelle, foche, elfi e un faro.

Verso gli altopiani interni

Prendere un volo da Reykjavík per l’Islanda orientale dà una prospettiva a volo d’uccello sugli altopiani interni, un’immensa distesa di brulle colline, paludi, brughiere, monti e fiumi ghiacciati che occupa completamente l’interno del paese.

Da est una strada vi si addentra. Guidando sulla strada n. 931 partendo da Egilsstaðir, dopo Lagarfljót affiancherete la seconda cascata più alta d’Islanda, Hengifoss, che si staglia contro il cielo. Attraversare le valli per raggiungere il vasto plateau significa andare a esplorare una delle ultime grandi regioni selvagge del pianeta. Si può visitare in estate nell’ambito di un tour guidato, con gli autobus o con un mezzo proprio (ma avrete bisogno di un fuoristrada a trazione integrale e di una buona preparazione). In alternativa, il Wilderness Center è un’ottima base aperta tutto l’anno, con camere accoglienti e un dormitorio ricostruito secondo lo stile di una tipica abitazione islandese del XIX secolo. Qui si organizzano escursioni a cavallo e a piedi, c’è una funivia che conduce a una fattoria abbandonata e una simpatica esposizione racconta con ambizione gli altopiani.

Come spesso succede in Islanda, il divertimento maggiore non è dato dalle attività, ma dai momenti in cui l’incanto del panorama vi prende di sorpresa: lo splendore delle stelle che squarcia la notte, le cime innevate sull’orizzonte infinito, e il vostro respiro, caldo e forte in mezzo al gelo.

Informazioni utili

Vi costerà più o meno otto ore il viaggio in auto da Reykjavík fino a est. Molti viaggiatori vi giungono nell’ambito del classico itinerario anulare Hringvegur, che prevede il giro dell’Islanda nel corso di una decina di giorni. Il volo da Reykjavík a Egilsstaðir dura circa un’ora ed è attivo tutto l’anno. In estate gli autobus raggiungono praticamente tutti i villaggi, anche se la frequenza non è molto alta.

C’è qualche possibilità di alloggio in quasi tutte le città, anche se in estate si raggiunge in fretta il tutto esaurito. Tra le buone opzioni c’è l’Egilsstaðir Guesthouse, sulle rive del Lagarfljót, che propone un ottimo menu a base di ingredienti locali. L’Hótel Aldan è una base suggestiva a Seyðisfjörður, mentre il Berunes Hostel, sul fiordo di Djúpivogur, ha delle vedute mozzafiato. Il Wilderness Center è una buona base per chi desidera esplorare gli altopiani.


Il vostro viaggio alla scoperta dell’Islanda orientale si ferma qui: da queste cittadine potete proseguire verso nord, a Borgarfjörður Eystri, che offre ottime escursioni, o verso sud, alla celebre laguna Jökulsárlón.