Ritratto di un viaggiatore: il primo ministro canadese Justin Trudeau

La famiglia Trudeau al Carnaval de Québec, la festa invernale più famosa di Québec © Adam Scotti/PMO

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Giovane, carismatico, avventuroso: aggettivi che di rado si associano a politici di alto profilo, ma che spesso vengono usati per descrivere il primo ministro canadese Justin Trudeau.

Trudeau ha osato essere anticonvenzionale - ad esempio esibendosi in pubblico nella complicata posizione yoga del pavone o giocando a nascondino con suo figlio nella Camera dei Comuni canadese. Non sorprende quindi che il suo stile abbia catturato l’attenzione della gente: lo dimostra il suo numero di follower sui social media, dove documenta regolarmente i suoi viaggi in patria e all’estero.

Abbiamo incontrato il 23° primo ministro canadese per parlare del grande fascino del suo paese, farci dare qualche suggerimento utile ai visitatori e scoprire cosa significa per lui viaggiare, a partire dai tempi in cui esplorava il mondo da backpacker con una fida Lonely Planet in mano.

Il primo ministro Trudeau con la famiglia sulle Montagne Rocciose canadesi (British Columbia) © Adam Scotti/PMO

Lonely Planet ha scelto il Canada come miglior paese al mondo da visitare nel 2017. Come riassumerebbe in una frase il suo fascino?

Dalle corse sulle slitte con i cani nei Northwest Territories al surf a Tofino, dal centro storico di Québec alla vitalità multiculturale di Toronto, dai cieli spettacolari sulle praterie sconfinate alla calorosa accoglienza nei locali di George St a St John’s, dal brivido di una discesa sugli sci sulle Montagne Rocciose alla quiete di un’uscita in kayak tra gli alci dell’Algonquin Park: nessun altro posto al mondo offre la gamma di avventure che vi attendono in Canada.

Il primo ministro Trudeau in visita alla riserva indigena di Shoal Lake 40 (Manitoba) © Adam Scotti/PMO

Quali sorprese può riservare il Canada?

Il primo ministro canadese Mackenzie King disse una volta: “Mentre altri paesi hanno troppa storia, il Canada ha troppa geografia”. È vero, ma abbiamo anche un passato ricchissimo e vario. La vera storia del Canada non si può raccontare tutta in una volta, in una sola lingua o da un’unica prospettiva. Per questo mi auguro che i visitatori dedichino un po’ di tempo a conoscere la storia dei popoli nativi – First Nations, métis e inuit – che vivono qui da migliaia di anni.

Spero anche che i viaggiatori visitino i nostri siti storici nazionali per avere l’opportunità di conoscere le personalità e gli eventi che hanno contribuito a plasmare il Canada. Ce ne sono quasi un migliaio distribuiti in tutto il paese, nelle 10 province e nei tre territori (ed è disponibile anche la relativa app).

Il paese festeggia quest’anno il suo 150° anniversario. Che atmosfera ci si può attendere?

Cordiale, allegra e calorosa come sempre. Spero che veniate a festeggiare con noi e a scoprire tutto ciò che di bellissimo ha da offrire il Canada. 

Il primo ministro Trudeau con il figlio maggiore Xavier su una slitta trainata dai cani nei Northwest Territories © Adam Scotti/PMO

Cosa riserva di unico ai viaggiatori quest’anno?

Nell’ambito dei festeggiamenti per il 150° anniversario, offriamo l’ingresso gratuito a tutti i parchi nazionali, alle aree marine protette e ai siti storici nazionali fper tutto il 2017. Inoltre, grazie ai Pan-Canadian Signature Projects, ci saranno occasioni inedite per approfondire la conoscenza dei popoli nativi e per scoprire il ricco patrimonio storico e la diversità culturale del Canada. E non dimentichiamo che il 1° luglio, Canada Day, sarà un evento unico con celebrazioni da una costa all’altra del paese.

Ha qualche consiglio o segreto da condividere con i potenziali visitatori?

Le cartine non riescono a dare l’idea della vera estensione del Canada e i viaggi aerei non gli rendono giustizia. Per questo invito i visitatori a esplorare il nostro paese partendo da un viaggio via terra. Camminate intorno ai laghi turchesi alimentati dai ghiacciai nel Banff National Park, pedalate lungo i dirupi scoscesi del Cabot Trail, uscite in kayak sugli spettacolari corsi d’acqua delle Haida Gwaii. Questi sono solo alcuni dei tanti modi in cui si può apprezzare la geografia del Canada e incontrare le persone che ne amano la vastità e la bellezza.

Il primo ministro Trudeau mentre fa jogging all’Avana a Cuba © Adam Scotti/PMO

Noi crediamo fermamente nel valore dei viaggi responsabili. Ha avuto modo di osservare la realizzazione pratica di questo principio da quando è in carica?

Ho sempre considerato i viaggi come uno dei modi migliori per comprendere le persone, inclusi sé stessi. Viaggiare ci allontana dal nostro solito ambiente, e quello spazio al di fuori della nostra routine quotidiana ci aiuta a riflettere e ad adattarci a nuove situazioni. Viaggiare ci porta anche in contatto con un’incredibile molteplicità: incontriamo persone nuove, ascoltiamo le loro storie, conosciamo nuove idee e scopriamo di avere dei punti in comune. Prendiamo confidenza con le nostre differenze e ci rendiamo conto di quanti siano invece i valori e le aspirazioni che ci uniscono. 

Se da un lato tutto ciò è un valore positivo, quando viaggiamo possiamo determinare involontariamente conseguenze negative. È importante essere consapevoli del nostro impatto sull’ambiente e sulla cultura dei luoghi che visitiamo. Quando viaggio, aderisco sempre a programmi di compensazione delle emissioni di CO2, e questo è solo un piccolo esempio di ciò che possiamo fare.

Ha viaggiato molto da giovane?

Ho avuto straordinarie opportunità di esplorare il Canada e molti posti in tutto il mondo, sia da bambino viaggiando con mio padre sia da ragazzo dopo l’università.

Qual è stata la sua esperienza di viaggio che l'ha più segnata?

A vent’anni ho viaggiato da backpacker per 10 mesi in tutto il mondo con alcuni amici. Prima in Venezuela e Colombia, poi nell’Europa occidentale, attraverso l’Africa settentrionale e occidentale in camion, quindi il Natale a Helsinki, Capodanno sulla Transiberiana, per settimane in Cina e a Hong Kong, in Vietnam per il Tet e infine in Thailandia concludendo il viaggio su una spiaggia. La mia unica, costante compagna di viaggio? Lonely Planet.

Come genitore, ci dica cosa ha imparato sui viaggi in famiglia: le cose belle, ma anche (siamo sinceri) quelle meno belle. Ci sono dei posti in cui preferisce andare con i suoi bambini, in Canada o all’estero?

Molte città hanno splendidi musei e centri scientifici rivolti ai bambini, e secondo me sono ottimi strumenti, non solo per aiutare i bambini a scoprire dove ci troviamo, ma anche per fare in modo che associno l’idea del viaggio con l’opportunità di imparare cose nuove. Science North, a Sudbury, in Ontario, è uno dei posti preferiti della nostra famiglia.

Il primo ministro Trudeau a Parigi con il figlio più piccolo, Hadrien © Adam Scotti/PMO

Qual è il viaggio che più sogna di realizzare?

Non vedo l’ora che i miei figli siano abbastanza grandi da potersi lanciare in viaggi avventurosi lontano dagli itinerari più battuti. Scendere in canoa lungo il Rio delle Amazzoni, fare trekking sulle pendici dell’Himalaya, dormire in tenda sui monti Torngat, nel Labrador settentrionale, andare a cavallo in Patagonia, tanto per fare qualche esempio.

Quando viaggia segue qualche routine in particolare o c’è qualcosa che deve assolutamente avere con sé?

Non viaggio mai senza un multiuso Leatherman e un paio di libri tascabili. 

Esperienze horror? Le sono mai capitate situazioni in cui tutto è andato storto?

No. Naturalmente ci sono stati molti momenti difficili, noiosi, frustranti o preoccupanti, ma tutti sono stati occasioni per mettersi alla prova e maturare come persona. E poi, una volta tornati a casa, assicurano racconti molto più interessanti.

Dopo tutti i posti che ha visto e le persone che ha incontrato, cosa significa per lei viaggiare?

La libertà di essere spontaneo, la sfida di adattarsi al mondo invece di aspettarsi che il mondo si adatti a te, l’opportunità di scoprire meglio te stesso incontrando persone che vivono vite ed esperienze completamente diverse e trovando allo stesso tempo dei punti in comune con loro.