Fotografia estrema: l'emozione

Himalaya, palestra di roccia e fotografia © Fotografia di Andrea Spaccatini

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Fotografare i paesaggi e la natura, meglio se nella loro manifestazione più estrema, è uno degli aspetti più affascinanti del viaggio. Abbiamo chiesto a Fabiano Ventura, fotografo professionista specializzato nel settore della montagna e dell'outdoor, di raccontare la sua esperienza, dando anche consigli pratici a chi volesse (con tutta la prudenza del caso) seguire le sue orme.

Fotografare in alta quota non è un'impresa semplice, ma può regalare grandi emozioni. Spesso si scatta su pareti di roccia o ghiaccio, assicurati a una corda, senza guanti e con temperature proibitive. Le spedizioni alpinistiche in Himalaya durano mesi e si dorme (quando non si è in parete) al campo base, a 5000 metri, rigorosamente in tenda. Conosco molto bene questa realtà, perché da anni fotografo alpinisti e paesaggi in condizioni estreme.

Vi racconterò la mia esperienza, cercando di trasmettere la mia passione per la natura e il paesaggio, nei confronti dei quali nutro profondo rispetto.

AL SEGUITO DI GRANDI ALPINISTI

Seguire come fotografo le spedizioni dei grandi alpinisti nelle loro imprese estreme, alla conquista di vette inviolate, richiede un enorme sforzo e allenamento fisico, capacità tecniche ed alpinistiche e soprattutto una forte motivazione.

Ho scattato foto con la macchina panoramica Linhof a 7000 metri sul K2, dove l'atmosfera è rarefatta, ho seguito Hans Kammerlander e i suoi compagni di cordata su una vetta inviolata di oltre 7000 metri in Nepal, sono stato appeso nel vuoto a una sola corda giornate intere per fotografare i famosi alpinisti Stephan Siegrist e Ines Papert mentre arrampicavano in Spagna su una difficile parete a strapiombo alta 200 metri. E ancora, appeso solamente con delle corde alla struttura di un ponte, ho fotografato Stephan che attraversava le gole di El Chorro in Spagna, camminando sospeso nel vuoto su una fettuccia larga pochi centimetri tesa fra le due pareti delle gole!

Per fotografare questi sport è indispensabile praticarli personalmente allenandosi con continuità, altrimenti è impossibile seguire gli atleti nelle loro imprese, caricarsi sulle spalle tutto il materiale fotografico e avere ancora l'energia sufficiente per scattare le foto.

UNA CONDIZIONE IMPRESCINDIBILE: LA LUCE GIUSTA

In alcuni casi la preparazione fisica non basta, ma serve anche molta pazienza. Come quella volta in Argentina...

Suona la sveglia... Sono le 4.00 di mattina, dormo in tenda nei parchi della Patagonia. Da giorni cerco di fotografare il monte Fitz Roy all'alba, mi sveglio tutte le mattine a quest'ora, ma il tempo è sempre brutto.

Mi affaccio dall'oblò della tenda, stavolta il cielo è sereno! Infreddolito mi preparo un tè e poi via velocemente, su per il pendio. Raggiungo il lago de Los Tres prima dell'alba, dopo un'ora di cammino. Preparo il cavalletto, lo fisso bene a terra per contrastare le forti raffiche di vento, monto la macchina e aspetto intorpidito il primo raggio di sole.

La luce giusta, limpida e cristallina, è fondamentale. Talvolta è necessario aspettare anche ore nello stesso posto, per riuscire a scattare la foto desiderata, ma i risultati ricompenseranno le vostre fatiche.