Foto Safari: approccio al soggetto

Tigri della Manciuria © Fotografia di Luca Bracali

Tigri della Manciuria © Fotografia di Luca Bracali

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Fotografare gli animali è davvero una sfida, prima di tutto con noi stessi e contro il tempo. Bisogna avere pazienza, fiducia in ciò che facciamo ed essere sicuramente rapidi. Conoscere il comportamento dell'animale che vogliamo fotografare e l'habitat in cui vive può essere di grande aiuto.

Il leone ad esempio dorme per circa 19 ore al giorno e solo a tarda serata inizia la sua attività di pattugliamento del territorio. Il leopardo è difficilissimo da avvistare, fiuta la presenza umana a grandissima distanza ed anche lui adora muoversi di notte. Per realizzare immagini d'effetto in questi casi si utilizzeranno delle potenti torce spot per illuminare il soggetto settando la fotocamera su una sensibilità di 1600 iso e attivando preventivamente il filtro del rumore per rendere l'immagine meno granulosa possibile.

Il ghepardo invece è più diurno, ma poiché detiene il record mondiale di velocità fra i mammiferi terrestri bisogna essere abili nel seguirlo e sia pure con l'autofocus attivato in modalità "AI servo" non è cosa semplice mantenere il soggetto dentro il punto di messa a fuoco. Se poi pensiamo di fare un bel panning, creando l'effetto mosso allo sfondo e mantenendo a fuoco il soggetto principale, scattando con un tempo che andrà da 1/30 a 1/50 di secondo, le cose si complicano ulteriormente. E qui bisogna essere davvero bravi, soprattutto se si tratta di un volatile, perché è assai difficile prevedere la direzione o la virata. Ma poche altre soddisfazioni sono tanto intense come quelle che regala cogliere il battito d'ali di un'aquila mentre si getta in picchiata sulla preda.

Per scattare foto fuori dal comune bisogna purtroppo spesso esporsi a rischi fuori dall'ordinario. Uno dei momenti più belli è quando l'animale non è in posa statica, per cui dobbiamo riuscire a coglierlo quando mangia, quando si muove, quando attacca una preda o, meglio ancora (ma certamente non ve lo consiglio), quando si lancia contro il fotografo. Ci vuole freddezza, esperienza e un bel pizzico di fortuna. L'elefante, infatti, è molto permaloso e irritabile, come l'ippopotamo e il rinoceronte; quest'ultimo, inoltre, è timido e scontroso come il bufalo.

Per fare un po' di filosofia, nella giungla e nella foresta tutti i preconcetti si rovesciano: l'ippopotamo, per esempio, non è affatto buono e mite come si può pensare. E poi non bisogna dimenticare che un elefante di 5 tonnellate metterebbe in crisi anche miti della velocità dal calibro di Carl Lewis, capace com'è di correre in mezzo alle sterpaglie fino a 60 km/h, distruggendo tutto ciò che trova di fronte a sé. E quei famigerati 30 metri che mi separavano dalla jeep non dimenticherò mai quanto sono stati lunghi per le mie gambe...

Il pinguino è curioso quanto il grizzly, lo squalo velocissimo, le orche e le giraffe uniche per eleganza e quindi bellissime da fotografare da ogni angolazione. La tigre delle nevi sorprende per la ferocia che riesce a esprimere attraverso il suo sguardo fiero e ineffabile.

Ma cosa fare in caso di attacco? Ci sono diverse scuole di pensiero e di comportamento a seconda del tipo di animale; in alcuni parchi vengono addirittura consegnati dai ranger veri e propri vademecum in caso si verificasse questo spiacevole evento. L'elefante, il leone e l'orso bruno si lasciamo talvolta intimorire da gesti minacciosi, grida o rumori molesti come il frastuono delle trombe da stadio (sono infatti disponibili prodotti specifici in confezione spray). Con il grizzly bisogna invece giocare al morto, ovvero sdraiarsi a terra immobili, chiudere gli occhi e trattenere il respiro e, dopo qualche sniffata, sperare che il plantigrado si allontani. Contro la tigre e l'orso polare c'è solo la divina provvidenza...