Possiamo fare qualcosa contro l'overtourism?

Acqua alta a Venezia. ©nullplus/Getty Images

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L’acqua alta era così alta che il concierge dell’hotel, dopo la colazione,  ha dato un paio di stivali a ciascun ospite. Protetti dall’acqua che arrivava alle caviglie ci siamo fatti strada sul pavimento allagato dall’hotel fino al primo ponte e da qui siamo riusciti a raggiungere una porzione di terra asciutta.

Al di là dell’acqua, che straripa dai canali di Venezia quando l’alta marea coincide con un forte scirocco in arrivo dal Mediterraneo, i problemi nel visitare La Serenissima a novembre sono numerosi: le giornate sono brevi, fredde e nebbiose e questo spiega siano così poche le persone che la visitano fuori stagione.

Ma la ricompensa va ben oltre qualche disagio: abbiamo potuto ammirare con calma la basilica di San Marco e il Palazzo Ducale senza essere schiacciati come sardine; il traffico pedonale sul Ponte di Rialto era minimo; era semplice trovare un posto per sedersi sui vaporetti e le chiese, i musei e le gallerie mantenevano la promessa fatta dal soprannome della città, essendo effettivamente sereni rifugi dal freddo.

Amare da morire

La Laguna Blu a Grindavik, vicino a Reykjavik, è uno dei luoghi più turistici dell'Islanda. ©Patricia Hofmeester/Shutterstock

Anche se è difficile da immaginare durante una lunga giornata novembrina, Venezia è nel cuore del dibattito sull’ovetourism. Più di 25 milioni di persone la visitano ogni anno, la maggior parte dei quali arriva tra maggio e settembre, quando l’alta marea umana travolge le infrastrutture della città: ed è questa la vera inondazione che mette a rischio il futuro di Venezia.

Ovviamente Venezia non è l’unica vittima del proprio successo. Da siti come Machu Picchu a città come Barcellona e nazioni come l’Islanda, sono numerose le destinazioni nel mondo che combattono con la necessità di crescere in modo sostenibile, raccogliendo i frutti della crescita economica senza vendere l’anima.

Londra sta sperimentando con la gamification per risolvere il problema dell'overtourism. ©IR Stone/Shutterstock

Alla fine dello scorso anno il World Travel and Tourism Council (WTTC) ha rilasciato un report che definiva cinque modi chiave di affrontare la questione: uniformare il numero di turisti nell’arco dell’anno, distribuirli su un’area più vasta, bilanciare domanda e offerta modificando i prezzi, risistemare le strutture alberghiere e, nei casi più estremi, limitare o addirittura bandire attività legate al turismo.

I siti turistici stanno sperimentando diversi approcci innovativi per superare questa sfida. Londra, per esempio, sta cercando di disperdere i viaggiatori sul territorio proponendo un’app gratuita che rende la visita un gioco, spingendo i turisti a visitare attrazioni anche al di fuori del centro e premiando queste scelte.

Problema o soluzione?

Il fascino di Piazza San Marco fuori stagione, Venezia. ©Inigo Cia/Getty Images

Dal momento che nessuna destinazione è uguale ad un’altra anche il report del WTTC pone l’accento sulla necessità di variare l’approccio da luogo a luogo. E mentre le istituzioni lavorano sulla strategia migliore per loro, i turisti volenterosi che volessero essere parte della soluzione invece di essere un problema, possono fare la differenza a livello individuale a partire da subito.

Scegliere di viaggiare fuori stagione è il modo più diretto, così come scegliere destinazioni meno scontate. Certo, alcuni aspetti dell’esperienza verranno a meno (la sicurezza del bel tempo, una crocetta sulla lista dei monumenti più famosi da vedere). Ma oltre a sollevarvi la coscienza, la vostra scelta sarà sicuramente premiata in modo diverso, sia tangibile che intangibile.

Innanzitutto viaggiare in periodi e in luoghi meno popolari è più economico. Inoltre allontanarsi dalle mete più affollate vi regalerà un’esperienza più personale difficile da dimenticare. Sono tornato a Venezia in altri momenti dell’anno, ma non ho più ritrovato la magia di quel freddo e nebbioso weekend. E dubito che la ritroverò.