Palermo come un local

Pubblicità

La Palermo dei palermitani è fatta di vie del passeggio, mercati, locali dove è ancora viva la tradizione della musica live, grandi teatri e piccole fucine di cultura indipendente, mare e ottima cucina, ma è anche un affascinante intrico di vicoli e piazze che mette in discussione, insieme al vostro senso dell’orientamento, persino le leggi della logica: quelli che altrove sono opposti inconciliabili (miseria e nobiltà, luci e ombre, sacro e profano, tradizioni locali e multiculturalismo) nel cuore di Palermo si fondono in un tutt’uno armonico.

Mentre vi mischiate alla folla nei mercati o ballate sotto le stelle nelle piazze più incredibili e anarchiche della Sicilia, lasciatevi conquistare dai paradossi di questa città e provate a guardarla come la guardano i suoi abitanti: con amore. Un amore un po’ borbottante ma intenso, che ha consentito a Palermo di cambiare e di lasciarsi alle spalle le stragi mafiose degli anni ’90 per diventare Capitale della Cultura Italiana 2018. 

La vita nelle piazze e nei cortili: una casa senza pareti

Mercato della Vucciria. ©Andrew Montgomery/Lonely Planet

Ci sono angoli nel centro storico di Palermo in cui sembra di entrare in casa dei palermitani stessi. Non è solo per le tracce del quotidiano – i panni stesi sulle teste dei passanti, l’aroma di cibo che invade un vicolo o il chiacchiericcio fitto fitto di due dirimpettaie da un balcone all’altro: è che in alcuni quartieri la città è vissuta come un’estensione di casa. Non faticherete a percepire questa appropriazione dello spazio urbano nella Vucciria, in particolare di sera nel suo cuore vitale: Piazza Caracciolo, di giorno ombra sbiadita dei colori del mercato che Guttuso ha reso celebre in tutta Italia con il suo quadro, all’imbrunire invasa da ambulanti che cucinano sul momento, di tutto, dagli spiedini di interiora al pesce alla griglia  –  quando sarete avvolti dalla nube di fumo da carbonella saprete che è ora di mangiare, accampati alla bell’e meglio tra tavolini di plastica e marciapiedi. Nelle ore più tarde l’azione si sposta nella vicina Piazza Garraffello, epicentro della movida più anarchica: tra palazzi decadenti riportati a nuova vita da murales colorati, si accalca una folla di giovani e meno giovani che si ritrova a bere, giocare a calcetto e ballare. 

Queste piazze, però, non sono che l’aspetto più eclatante di un modo di vivere la città. Dove se non a Palermo un ragioniere in pensione avrebbe potuto trasferire la biblioteca privata di casa in uno spiazzo pubblico? Così è nata la ZTL – Zona Traffico Librario – di Pietro Tramonti (Piazza Monte Santa Rosalia), una biblioteca e libreria dell’usato che oggi conta migliaia di libri, grazie alle donazioni dei palermitani. In quest’angolo di lettura all’aperto si viene a comprare o consultare un volume e semplicemente a fare due chiacchiere con il gioviale bibliotecario.

E poi c’è una Palermo che vive all’aperto, ma con riserbo: è quella che si schermisce dagli sguardi indiscreti tra le mura di un cortile. Sbirciate qua e là, ovunque oltre a un portone aperto vi sembra di intravvedere colori e movimento: avrete belle sorprese. Potreste imbattervi nel Teatro Ditirammu (Via Torremuzza 6) oppure scovare il laboratorio artigianale Insula (Piazza sant’Anna), magari vi unirete ai palermitani hipster per un concerto indie rock nel cortile del Cafè Internazionale (Via Basilio) o semplicemente scoprirete bellissimi murales, come nel Cortile Ecce Homo.

Palermo tra mercati e street food

Il mercato di Ballarò ©Yulia Grigoryeva/Shutterstock

Non c’è posto migliore per trovarsi gomito a gomito con i palermitani dei caotici mercati cittadini. Immergetevi nel vortice di stimoli sensoriali, tra odori, colori e abbanniate (i richiami dei mercatari che promuovono le loro merci) e seguite la gente del posto mentre compra i cardi nella stagione fredda  ̶  voi potete assaggiarli dai banchi che li vendono già fritti  ̶  e i tenerumi (foglie di zucchina) in estate. Strada facendo potrebbe scapparci uno spuntino a base di pane e panelle e poi, se si è fatta ora di pranzo, magari si può mangiare un piatto di pesce prima di rientrare a casa. 

Il mercato che regala l’esperienza più intensa è Ballarò, il suq di Palermo – per una sosta nei suoi dintorni ci sono i pub di Via Nasi, i piatti di pesce a prezzi stracciati del Bersagliere (via San Nicolò all’Albergheria 38) e l’ambiente multiculturale e la cucina fusion di Moltivolti ( Via M. Puglia 21). 

Più grande ma meno esotico è il Mercato del Capo: prima di perdervi nella teoria di bancarelle che vendono di tutto, dagli articoli per la casa alle verdure in pastella, garantitevi la vostra dose di street food con lo sfincione di Mario e Luigi, su Via Maqueda all’angolo con Via Sant’Agostino. Dietro ai banchi traboccanti di frutti e verdure cercate la scenografia di marmi intarsiati nascosta all’interno della Chiesa dell’Immacolata Concezione. Quando avrete finito di curiosare ovunque nel mercato, potreste restate nel quartiere del Capo per unirvi a tavola ai tifosi di calcio nella Trattoria Rosa Nero, una vecchia trattoria che prende nome dai colori della maglia del Palermo. 

Gli appassionati di vintage si ritrovano invece la domenica mattina nell’incantevole Piazza Marina, nella Kalsa, dove si tiene un mercatino delle pulci. Frugate nella baraonda di oggetti, un mix di qualche pezzo d’arte e tanto kitsch divertente, poi coronate lo shopping con lo street food di Nni Franco u’ Vastiddaru.

Arte, artigianato e intrattenimenti in zona Kalsa

Dei quattro rioni storici del centro, la Kalsa è sicuramente il più vivace, cuore della movida, delle arti e della cultura non solo istituzionale. La riqualificazione ha riportato allo splendore originale i palazzi nobiliari, mentre si deve all’intraprendenza dei palermitani, incoraggiata da alcune politiche comunali, il fiorire di laboratori e locali per tutti i gusti. I palermitani estrosi passeggiano in Via A. Paternostro, dove entrano ed escono da boutique e laboratori artigianali, prendono l’aperitivo alle Botteghe Colletti, tra lampadari in vetro stile liberty e radio d’epoca, o si schierano sotto la stella rossa del Bar Garibaldi, per bere un cocktail preparato ad arte. Via Paternostro termina in Piazza Aragona che, insieme a Piazza Rivoluzione e Piazza Sant’Anna, forma un triangolo fitto di locali. 

La Kalsa non è però solo shopping e locali, ma è anche il quartiere che ha visto rinascere il Teatro Garibaldi, hub della biennale d’arte Manifesta nel 2018, ed è sede di tre teatri indipendenti: il Ditirammu, dedito al folk e alla tradizione dei cuntastorie, l’underground Atlante e lo storico Teatro Libero, da sempre incline all’innovazione. A coronare l’offerta artistica e culturale c’è un piccolo gioiello, la Chiesa di Santa Maria dello Spasimo, un edificio unico che sublima l’assenza in bellezza, trasformando il soffitto mancante, crollato nel Settecento, nella più suggestiva delle volte che si possano immaginare: il cielo blu di Palermo. Lo Spasimo è cornice di festival ed eventi che richiamano un folto pubblico. 

Oggi più che mai la Kalsa è tornata a essere  “l’Eletta”– questo è il significato del suo nome che viene dall’arabo. 

Un tuffo al mare

Veduta panoramica della spiaggia di Mondello, Palermo ©Aleksandar Todorovic/Shutterstock

La spiaggia dei palermitani è la bella Mondello, chilometri di sabbia chiara fiancheggiati da strutture balneari e da un lungomare punteggiato di palme. È qui che si trascorrono le giornate libere nella bella stagione, nel blu dell’acqua tra bagnanti e pedalò a forma di cigno oppure in totale relax sulla sdraio, a prendere il sole, a giocare a carte con i vicini di cabina (o ‘capanna’) e ovviamente a mangiare: forse oggi sotto gli ombrelloni le teglie di pasta al forno sono meno comuni, ma la pollanca (la pannocchia bollita) va ancora forte, in spietata competizione con il cocco fresco. Le cantilene degli ambulanti vi informeranno su quanto va di moda mangiare in spiaggia – e non temete, se non vi siete armati di teglie di parmigiana per un pranzo autentico, troverete bar ben forniti in ogni stabilimento, ristorantini sul marciapiede opposto del lungomare e il ristorante dell’Antico Stabilimento Balneare di Mondello, la splendida struttura art nouveau che si protende verso il mare dominando questo tratto di costa. 

Cercate spiagge meno affollate? Proseguite oltre Mondello, dove vi attendono i fondali di Capo Gallo e il litorale misto di sabbia e scogli di Isola delle Femmine, oppure fermatevi prima, negli stabilimenti balneari dell’Addaura, frequentati dai palermitani amanti degli scogli.   

Viva Palermo e Santa Rosalia!

C’è chi vi partecipa per portare avanti una tradizione familiare, chi perché crede fermamente nel miracolo compiuto dalla ‘Santuzza’, che liberò Palermo dalla peste, e chi più prosaicamente considera il Festino una sorta di calamità ineludibile che si abbatte su Palermo una volta l’anno, nella notte tra il 14 e il 15 luglio. Fatto sta che la processione porta nelle strade del centro un grossa fetta di abitanti (300.000 spettatori nel 2017), credenti e non, attratti dall’unione di sacro e profano che rende tanto spettacolare l’evento. Il Festino, infatti, non è solo la processione che porta il carro trionfale con l’icona di santa Rosalia dalla Cattedrale al mare, ma anche tutto il corollario di iniziative che includono ardite esibizioni di attori, acrobati, musicisti e ballerini nei punti topici del centro (come i Quattro Canti), spettacoli pirotecnici a chiudere il tutto e, immancabili, tantissime bancarelle di street food a garantire che tutti i golosi partecipino con gioia all’evento.