L'Italia sconosciuta: Laterza

Il paese di Laterza affacciato sulla gravina. ©chiavedivolta

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Nel 2019 Matera sarà la terza città italiana a diventare capitale europea della cultura, la prima nel Sud d’Italia. Il viaggiatore che si muove verso la città lucana ha l’occasione di scoprire che questa non è un’isola in mezzo a un deserto, ma che tutta l’area che la circonda presenta motivi d’interesse. Parte integrante del Parco naturale Terra delle Gravine, che comprende 14 comuni dell’area pugliese in continuità geografica con il materano, Laterza gode di una posizione strategica (appena una ventina di chilometri da Matera), di un clima piacevole e di numerose attrattive che meritano una visita.

La gravina - 200 metri di canyon

La prima è la sua gravina, una formazione carsica provocata dall’erosione dell’acqua fra le più belle di Puglia. Qui si vengono a creare dei veri e propri Canyon le cui pareti superano spesso i 100 metri, ma non a Laterza. Qui lo strapiombo arriva a più di 200 metri e prosegue per oltre 12 chilometri, rendendola la più grande di Puglia e la seconda d’Europa per estensione. Prendetevi almeno una mattinata per fermarvi al centro Lipu e farvi spiegare, dai preparatissimi addetti, le caratteristiche e i sentieri del posto. 

La straordinaria ricchezza del paesaggio costringe gli occhi a incunearsi tra le tante anse del suo percorso. Il fondo è percorso da un torrente naturale che scorre tutto l’anno.  Grotte, anfratti, aperture su vedute mozzafiato si susseguono nei sentieri che costeggiano la sommità di questa fenditura. Scendere giù non è facile e gli accessi al fiume sono limitati al solo periodo primaverile/estivo (che quindi è anche quello più consigliato). Per questo motivo la gravina non ha testimonianza di insediamenti umani che, nonostante la presenza del corso d’acqua, sarebbero stati impossibili. Solo i vecchi pastori ricordano di quando, decenni fa, sfidando la forza di gravità, scendevano giù fino al fiume con il bestiame e percorrevano la gravina dal mare fino alla città di Laterza. 

Il borgo a strapiombo

Laterza, composizione maiolicata a parete. ©chiavedivolta

Risalendo a Nord, si incontra, affacciato placido sullo strapiombo, il paese. Un’occhiata dalla Gravina permette di inquadrarlo nella sua originaria forma urbana, purtroppo difficilmente leggibile arrivando dalla strada interna, a causa di discutibili interventi degli anni Sessanta e Settanta. Una parte del paese antico è sospesa sulla gravina, creando un effetto simile ad altri caratteristici centri del Parco. Una parte invece si affaccia su una diramazione di questa, molto più dolce e solcata da un canale d’acqua che poi finisce nella gravina. È stata per secoli la chiave di volta della fortuna laertina, rendendo possibile l’attività di conceria e i terrazzamenti avevano una continua fornitura grazie a un sistema di vasi comunicanti. Il brutto rifacimento moderno di un antico ponte non riesce a rovinare la lettura e la piacevolezza del luogo, che preserva il camminamento lungo Via della Conceria e molti edifici d’epoca. 

A un capo della via c’è la sorgente naturale, dove si eleva il Santuario della Mater Domini, meta di pellegrinaggio dal Seicento per via di una madonna trecentesca in affresco del tipo Odigitria. Il cuore del luogo è la cripta/grotta puntellata nel Novecento da arcate con apprezzabili affreschi moderni di Giuseppe Ciotti (fratello del celebre Sandro), qui in confino come antifascista. Qui si conserva anche un prezioso affresco bizantino dedicato a Santa Ciriaca. Fate un salto in sacrestia dove si può ammirare una composizione maiolicata a parete, fra le poche sopravvissute in situ. 

Laterza, fontana medievale detta anche dei mascheroni. © chiavedivolta

L’altro capo della via è chiuso dalla fontana medievale, detta anche dei mascheroni, forse il più bel monumento artistico di Laterza. I mascheroni fungono da nasoni per l’acqua che si distribuisce limpidissima in una vasca scandita dagli stalli per l’attaccatura del bestiame. 

Infine, una serie di arcate chiudono in alto il canale vero e proprio che si muove verso la gravina fra i terrazzamenti. Qui inizia il paese antico, con le case bianchissime, interrotte da qualche chiesa barocca (notevole quella del Purgatorio). L’abitato da Via della Conceria si distende verso lo strapiombo della gravina. Punto di snodo fra i due affacci, la Chiesa Madre (1408 – 1414) dedicata a San Lorenzo.

Le ricchezze di Laterza

Laterza, la Cantina Spagnola del 1664. ©chiavedivolta

Più in alto, a dominare su tutto, troviamo il palazzo Marchesale con le tipiche forme da dimora/castello pugliese. È stato per secoli il cuore del potere laertino, facendosi teatro dell’epoca d’oro del paese: Il Seicento. In quel secolo prima i D'Azzia e poi i nobili spagnoli Perez Navarrete, ne fecero una dimora elegante e lussuosa.  Rampollo di quest’ultima casata, Nicolò abbellì il palazzo con un particolare romantico, un affresco nel cortile interno raffigurante Sant'Anna, in omaggio a sua moglie, Anna Capece. Oggi, la Proloco La Marchesana organizza danze e serate, soprattutto d’estate, che rievocano quei fasti in costumi d’epoca. Gli abiti sono stati ricostruiti con cura e tessuti dai sarti locali (fra cui il famoso Angelo Inglese di Ginosa, fornitore del Principe di Galles). 

Alcune di queste belle creazioni sono esposte nelle nobili sale dal palazzo Marchesale, sede del MUMA, il museo della maiolica, istituto nel 2011 che preserva quella che fu per due secoli (il XVI e il XVII) una delle esperienze artistiche più importanti della Puglia.

Sperando che, a breve, possano anche portarvi alla Cantina Spagnola, vero gioiellino nascosto vicino Via della Conceria. Un antro (una ‘lama’) dove nel 1664 da don Francesco Perez Navarrete fece dipingere alcune scene che ancora oggi sono di non facile lettura. La Natività e la Cacciata dei Progenitori, nel primo ambiente, sono seguite da una sfilata di dame e cavalieri in costume e da quella che pare parodia di una parata di sacerdoti in abito liturgico. Piccole testine tufacee abbozzate, che sporgono dal tetto, aumentano il mistero. Qual era la funzione di questo spazio? Perché questa strana scelta iconografica? Resta la magia di un luogo dove la particolarità delle figure si unisce alla testimonianza di un’epoca, quella del Seicento spagnolo in Italia, qui restituita con estrema cura. Attualmente è inopinatamente chiusa, proprietari e amministrazione ne stanno decidendo la musealizzazione, ci auguriamo facciano in fretta.